LE VIRTÙ DEL LAPACHO

Lapacho, o pau d’arco, è il nome comune utilizzato per diverse specie di alberi del genere Tabebuia, che vengono impiegate in modo intercambiabile nelle medicine tradizionali; la specie maggiormente utilizzata è il Tabebuia impetiginosa. Si tratta di alberi ad alto fusto, con una stupenda fioritura, originari delle aree tropicali dell’America, sfruttati principalmente per il legname e per scopi ornamentali.

Il tè di lapacho, fatto con la corteccia dell’albero, è stato utilizzato come medicina dalle popolazioni indigene dell’America Latina per migliaia di anni, forse già da prima dell’avvento degli Inca. Veniva impiegato per ogni sorta di problematiche, dalle patologie infettive (il nome “impetiginosa” della specie botanica deriva proprio dall’utilizzo tradizionale contro l’impetigine, un’infezione cutanea da stafilococco) al cancro. Le sue proprietà vengono descritte in un trattato di medicina del 1873 con queste parole: “prescritto per ridurre la febbre; la corteccia è utilizzata contro le ulcere; utilizzato anche per le malattie veneree e reumatiche e particolarmente utile nei disordini cutanei, specialmente eczema, herpes e scabbia”. Come vedremo, tutti questi utilizzi tradizionali sono stati in qualche grado confermati dalla scienza moderna.

Il lapacho diventa famoso nel 1967, quando in Brasile e Argentina alcuni medici cominciano ad utilizzarlo per la cura del cancro e la stampa descrive casi di “guarigioni miracolose”.
Secondo le descrizioni il decotto di lapacho era in grado di eliminare i dolori dovuti alla patologia e, in alcuni casi, anche di far scomparire il tumore. Queste notizie restano aneddotiche, tuttavia (parallelamente) un programma del National Cancer Institute statunitense, volto a scoprire composti botanici per la cura del cancro, identifica nel lapacho una sostanza dalle proprietà antitumorali che viene denominata lapacholo. Dopo che parecchi studi di base hanno dimostrato la potente azione del lapacholo verso diversi tipi di cellule tumorali, comincia un primo studio clinico, che viene però interrotto negli anni ’70 per inefficacia e tossicità. In seguito la ricerca si focalizza sul beta-lapachone, un composto simile al lapacholo che mostra promettenti proprietà antitumorali negli studi in provetta ed è tuttora oggetto di ricerca.

Lapacholo e beta-lapachone sono le due sostanze più caratteristiche del lapacho; i numerosi studi effettuati hanno dimostrato che questi composti, oltre alla già citata attività antitumorale, presentano anche proprietà antinfiammatorie, antibatteriche, antimicotiche, antivirali e antiparassitarie. La famiglia chimica a cui appartengono, quella dei naftochinoni, costituisce il gruppo di principi attivi predominante nel lapacho, a cui viene attribuito il grosso della sua attività biologica. Si tratta di sostanze potenti ma, se prese singolarmente, dotate anche di elevata tossicità; nell’estratto completo di lapacho però la tossicità scompare grazie alla presenza di numerose altre sostanze che bilanciano i possibili effetti negativi dei naftochinoni. La composizione del lapacho è infatti particolarmente complessa: ad oggi sono state identificate diverse decine di composti chimici, molti dei quali hanno provate proprietà antinfiammatorie e antiossidanti.

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La medicina moderna comincia a dare un fondamento a molti degli utilizzi tradizionali del lapacho.
Studi di base hanno dimostrato un’attività antibatterica verso diversi patogeni – ma non verso i benefici lattobacilli e bifidobatteri, il che rende il lapacho un rimedio interessante per riequilibrare il microbiota intestinale.
Sempre dalla ricerca di base emerge una potente azione antimicotica a largo spettro, in particolare verso molte specie di candida. Studi su animali hanno ampiamente dimostrato che il lapacho ha proprietà antinfiammatorie e antidolorifiche che potrebbero essere sfruttate nel trattamento dell’artrite e delle malattie infiammatorie intestinali come il morbo di Crohn – ma anche semplicemente per alleviare i sintomi delle infezioni più comuni.
Sempre da studi su animali emerge che questa pianta, grazie alla sua capacità di proteggere la mucosa dello stomaco, è in grado sia di prevenire che di curare le ulcere, aiutando anche nell’eradicazione di Helicobacter pylori. Da studi preliminari emerge una potenziale utilità del lapacho nel trattamento della depressione, dell’obesità, della psoriasi, della trombosi, dell’aterosclerosi. Una tale varietà di pregi e di utilizzi stupisce chi, come noi, è abituato ad assumere uno specifico farmaco per ogni specifico disturbo; ma è normale quando si parla di rimedi erboristici, poiché questi – al contrario dei farmaci, che consistono in genere di un singolo principio attivo – contengono moltissime diverse sostanze, ognuna con le proprie virtù e che lavorano di concerto le une con le altre.

A fronte delle evidenze scientifiche e dell’esperienza d’uso millenaria, la Food and Drug Administration statunitense ha approvato l’uso del lapacho per alleviare i sintomi del cancro; nella farmacopea tedesca viene raccomandato come rimedio immunostimolante; mentre il nostro Ministero della Salute ne riconosce l’utilizzo per mantenere la naturale funzionalità del sistema immunitario, delle prime vie respiratorie, dell’apparato cardiovascolare, per regolare la sudorazione e supportare le funzioni depurative dell’organismo.

Il lapacho è ben tollerato e non provoca di norma effetti collaterali; se assunto a un dosaggio molto elevato potrebbe creare disturbi gastrointestinali.
Sconsigliata l’assunzione durante la gravidanza e l’allattamento.

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