FIBROBLASTI VAGINALI: LE CELLULE CHE SI PRENDONO CURA DEI TESSUTI

Nella parete vaginale sono presenti cellule che lavorano continuamente per conservare la resistenza, l’elasticità e la capacità di adattamento del tessuto: sono i fibroblasti vaginali. Queste cellule producono le fibre del tessuto connettivo, sostituiscono quelle danneggiate, partecipano alla guarigione delle lesioni e modificano la propria attività in risposta agli ormoni, all’infiammazione e alle forze meccaniche. Sono insomma veri regolatori dell’equilibrio del tessuto.

I fibroblasti si trovano soprattutto nella lamina propria, lo strato connettivo situato immediatamente sotto l’epitelio vaginale. Sono immersi nella matrice extracellulare, insieme a fibre di collagene ed elastina, vasi sanguigni, terminazioni nervose e cellule immunitarie. Quando non sono richiesti interventi particolari, mantengono un livello di attività relativamente basso; in presenza di una lesione o di uno stimolo meccanico possono invece proliferare, migrare nell’area in cui è richiesto i loro intervento e aumentare la produzione di matrice.

Vediamo allora quali sono le loro funzioni e perché sono essenziali per la salute vaginale.

Produzione e rinnovamento della matrice extracellulare

La funzione più conosciuta dei fibroblasti vaginali è la produzione della matrice extracellulare, cioè l’impalcatura che circonda le cellule e determina buona parte delle proprietà meccaniche del tessuto. Questa è costituita da fibre di diverso tipo, che le conferiscono differenti proprietà: ad esempio il collagene di tipo I dà robustezza, il collagene di tipo III plasticità, l’elastina elasticità.

Gli spazi tra le fibre sono riempiti da una “sostanza fondamentale” dalla consistenza gelatinosa, formata prevalentemente da glicosaminoglicani come l’acido ialuronico, che trattengono molta acqua, contribuendo al turgore del tessuto.

I fibroblasti non si limitano però a produrre nuove sostanze. Il connettivo viene continuamente sottoposto a piccoli danni e deve eliminare le molecole ormai usurate. A questo scopo i fibroblasti producono anche enzimi, detti metalloproteinasi, che hanno la funzione specifica di degradare i componenti della matrice; ed enzimi che controllano l’azione delle metalloproteinasi, inibendole.

L’equilibrio tra queste due classi di enzimi è cruciale affinché  la matrice danneggiata venga rimossa senza distruggere quella ancora funzionale. Se la degradazione prevale sulla sintesi, il tessuto può indebolirsi; se invece la matrice viene prodotta in eccesso e non viene rimodellata correttamente, può diventare rigida e fibrotica. La funzione dei fibroblasti consiste quindi nel mantenere un equilibrio tra costruzione, eliminazione e riorganizzazione.

Il ruolo dei fibroblasti nella guarigione delle ferite

Quando la parete vaginale subisce una lesione, per esempio durante il parto o dopo un intervento chirurgico, il tessuto danneggiato o distrutto deve essere ricostruito. Ecco allora che i fibroblasti migrano verso la zona danneggiata e cominciano a produrre una matrice provvisoria, formata soprattutto da collagene di tipo III e quindi più morbida del normale, nella quale le cellule possono muoversi e organizzarsi.

Successivamente la matrice viene rimodellata. Una parte del collagene di tipo III viene sostituita da collagene di tipo I, più resistente, mentre le fibre vengono orientate in modo da sopportare meglio le sollecitazioni. L’obiettivo è quello di far tornare il tessuto come prima della lesione.

Durante la riparazione alcuni fibroblasti si trasformano in miofibroblasti, cellule capaci non soltanto di produrre matrice, ma anche di contrarsi, in modo simile alle cellule muscolari. Questa contrazione avvicina i margini della ferita e contribuisce alla sua chiusura. L’attivazione dei miofibroblasti deve però essere temporanea. Una volta terminata la riparazione, la loro attività dovrebbe ridursi. Se continuano a contrarsi e produrre matrice, può formarsi una cicatrice rigida, dando origine a fibrosi.

La differenza tra una guarigione corretta e una riparazione patologica dipende quindi soprattutto dalla capacità del tessuto di attivare i fibroblasti quando servono e di interrompere la risposta al momento opportuno.

fibroblasti vaginali

Fibroblasti e infiammazione

I fibroblasti sono stati a lungo considerati cellule esclusivamente strutturali; oggi sappiamo invece che partecipano anche alla regolazione della risposta immunitaria.

Questa loro funzione è particolarmente evidente nella primissima fase di riparazione di una ferita, la fase infiammatoria. Qui i fibroblasti producono molecole che richiamano neutrofili, macrofagi e altre cellule immunitarie verso la zona interessata. Queste cellule eliminano microrganismi, residui cellulari e frammenti di matrice, preparando il terreno per la riparazione.

La comunicazione avviene in entrambe le direzioni. Da un lato le cellule immunitarie comunicano con i fibroblasti, rilasciando segnali che li stimolano a proliferare, migrare o produrre collagene; dall’altro i fibroblasti possono favorire oppure limitare l’infiammazione.

Una risposta infiammatoria breve e controllata è necessaria per una corretta guarigione. Se invece persiste troppo a lungo può alterare il metabolismo dei fibroblasti e della matrice extracellulare, favorendo una degradazione eccessiva del connettivo o al contrario una produzione disordinata di tessuto cicatriziale.

Come rispondono alle forze meccaniche

Una delle caratteristiche più sorprendenti dei fibroblasti è quella di sentire e rispondere alle deformazioni meccaniche del tessuto connettivo. La parete vaginale è sottoposta continuamente a pressione, stiramento e deformazione: i fibroblasti vaginali devono quindi essere in grado di percepire non soltanto i segnali chimici, ma anche le forze meccaniche che investono il tessuto. Questo processo si chiama tecnicamente meccanotrasduzione: la cellula rileva uno stimolo meccanico e la trasforma in un segnale biologico.

Ma in che modo i fibroblasti “sentono” quando il tessuto viene allungato o compresso? Il segreto sta nelle integrine, proteine situate sulla superficie della cellula le quali si agganciano alle fibre della matrice cellulare. In questo modo, quando la matrice viene stirata o cambia rigidità, il segnale viene trasmesso alla cellula e ne modifica l’attività.

Un carico moderato può stimolare la produzione e l’organizzazione del collagene, contribuendo a rinforzare il tessuto per far fronte al carico stesso. Uno stiramento eccessivo può invece provocare stress cellulare, infiammazione e, nei casi più gravi, la morte dei fibroblasti.

Il ruolo degli estrogeni

I fibroblasti dei tessuti vaginali e pelvici sono sensibili agli ormoni estrogeni, che contribuiscono a regolare la loro proliferazione, la sintesi di collagene ed elastina e l’equilibrio tra produzione e degradazione della matrice. Con la menopausa, la riduzione degli estrogeni non interessa quindi soltanto l’epitelio: anche il connettivo può perdere parte della propria capacità di rinnovarsi, mantenere una corretta organizzazione delle fibre e trattenere acqua.

Questo non significa che tutti i cambiamenti della parete vaginale dipendano esclusivamente dai fibroblasti. Epitelio, vasi sanguigni, muscolatura, cellule immunitarie e ormoni partecipano allo stesso sistema. I fibroblasti occupano però una posizione centrale, perché ricevono molti di questi segnali e li traducono in modificazioni concrete della matrice extracellulare.

In sintesi

I fibroblasti hanno un ruolo centrale per l’equilibrio dei tessuti vaginali. Non devono essere semplicemente molto attivi: devono lavorare nella misura corretta. Un’attività insufficiente può ridurre la produzione e il rinnovamento della matrice, rendendo il tessuto meno resistente e meno capace di ripararsi. Un’attivazione eccessiva o prolungata può invece produrre una matrice rigida, contratta e fibrotica.

La salute del connettivo dipende quindi dalla capacità dei fibroblasti di adattarsi alle necessità del momento: mantenere il tessuto in condizioni normali, attivarsi quando si verifica una lesione e tornare a uno stato di equilibrio quando la riparazione è terminata.

È questa regolazione continua che permette alla parete vaginale di conservare nel tempo resistenza, elasticità e capacità di adattamento.

Fonti scientifiche

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Wu, H., Zhang, L., He, L., Lin, W., Yu, B., Yu, X., & Lin, Y. (2024). Roles and mechanisms of biomechanical-biochemical coupling in pelvic organ prolapse. Frontiers in Medicine, 11, 1303044. https://doi.org/10.3389/fmed.2024.1303044

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