PROLASSO E INCONTINENZA, COSA’HANNO IN COMUNE?

Il prolasso degli organi pelvici e l’incontinenza urinaria da sforzo vengono spesso associati alla debolezza dei muscoli del pavimento pelvico. La muscolatura ha certamente un ruolo importante, ma da sola non basta a spiegare né il sostegno degli organi né la capacità dell’uretra di rimanere chiusa quando aumenta la pressione all’interno dell’addome.

Intorno alla vagina, alla vescica e all’uretra esiste infatti una rete di tessuti connettivi, fasce e legamenti che collabora con i muscoli per mantenere gli organi nella loro posizione e distribuire le forze. Quando questa rete perde parte della propria resistenza o non riesce più ad adattarsi correttamente alle sollecitazioni, possono comparire condizioni come il prolasso e l’incontinenza da sforzo.

Si tratta di due disturbi differenti, che possono presentarsi separatamente o coesistere, ma che hanno alcune caratteristiche che li accomunano.

Come vengono sostenuti gli organi pelvici

Vescica, utero e retto non sono semplicemente appoggiati sui muscoli del pavimento pelvico. Sono mantenuti in posizione da un sistema nel quale diverse strutture lavorano insieme.

I muscoli offrono un sostegno attivo: possono contrarsi, rilassarsi e rispondere rapidamente a un aumento della pressione addominale. Il tessuto connettivo svolge invece soprattutto un sostegno passivo, ma non per questo meno importante. Fasce, legamenti e parete vaginale formano una rete continua che collega gli organi alle pareti del bacino e limita gli spostamenti eccessivi.

Questa rete deve possedere caratteristiche apparentemente opposte. Deve essere da un lato abbastanza resistente da sostenere il peso degli organi, dall’altro sufficientemente flessibile da accompagnare i movimenti, le normali variazioni di pressione all’interno dell’addome, ma anche la gravidanza e il parto.

La sua funzionalità dipende soprattutto dalla matrice extracellulare prodotta dai fibroblasti. Il collagene di tipo I offre resistenza, il collagene di tipo III permette una maggiore deformabilità, mentre l’elastina aiuta il tessuto a recuperare la propria forma dopo uno stiramento. La quantità di queste fibre, però, non è l’unico elemento rilevante: conta anche il modo in cui sono orientate, stabilizzate e rinnovate, sempre ad opera dei fibroblasti.

Che cos’è il prolasso degli organi pelvici

Il prolasso si verifica quando un organo pelvico (vescica, utero oppure retto) scende dalla sua posizione normale e spinge verso il canale vaginale. La sensazione può essere quella di un peso verso il basso, di un corpo estraneo o di una pressione vaginale, soprattutto dopo molte ore in piedi o in seguito a uno sforzo. Nei casi più importanti può comparire una sporgenza visibile all’ingresso vaginale, ma intensità del prolasso e gravità dei sintomi non sempre coincidono perfettamente.

La discesa di un organo non dipende quasi mai dal cedimento di una sola struttura. Possono contribuire una lesione dei muscoli del pavimento pelvico, un’alterazione dei nervi, l’eccessivo allungamento dei legamenti e una ridotta capacità del connettivo di sopportare le forze.

Il parto vaginale è uno dei principali fattori di rischio perché sottopone l’intero sistema a uno stiramento eccezionale. Questo non significa che ogni parto provochi un prolasso: il tessuto possiede una notevole capacità di riparazione e rimodellamento. L’esito dipende dall’entità delle sollecitazioni, dalle caratteristiche individuali, dal numero dei parti, dall’età e dalla qualità della guarigione.

Con il tempo possono aggiungersi altri fattori, come la menopausa, l’invecchiamento, una predisposizione genetica ad avere tessuti più lassi, condizioni di stitichezza oppure di tosse persistente e alcuni lavori fisicamente impegnativi.

prolasso e incontinenza

Che cosa cambia nel tessuto connettivo

Nelle donne con prolasso sono state osservate alterazioni del metabolismo della matrice extracellulare. In molti studi il tessuto mostra una riduzione del collagene di tipo I e un aumento relativo del collagene di tipo III, insieme a una maggiore attività degli enzimi che degradano la matrice.

Questo indica che il tessuto connettivo perde densità e diventa più morbido e deformabile, il che favorisce il cedimento. Una volta iniziato il prolasso, poi, il peso degli organi provoca uno stiramento continuo che può modificare ulteriormente il comportamento dei fibroblasti e l’organizzazione della matrice, creando un circolo vizioso che alimenta la progressione della patologia.

I fibroblasti sono infatti in grado di percepire e reagire alle forze meccaniche. In condizioni normali uno stiramento moderato può stimolarli a rinforzare il tessuto, ma nelle donne con prolasso a volte queste cellule diventano più sensibili e anche carichi moderati possono danneggiarle, provocando come conseguenza uno stato infiammatorio o addirittura la morte cellulare. La capacità di riparare il connettivo può quindi diminuire proprio mentre il carico da sostenere aumenta.

L’incontinenza urinaria da sforzo

Nell’incontinenza urinaria da sforzo si verifica una perdita involontaria di urina quando aumenta la pressione nell’addome, per esempio durante un colpo di tosse, uno starnuto, una risata, una corsa o il sollevamento di un peso.

In condizioni normali l’aumento della pressione addominale provoca di riflesso una contrazione dei muscoli del pavimento pelvico; inoltre l’uretra viene compressa contro il tessuto connettivo che la sostiene, ed entrambi questi meccanismi aiutano a chiuderla in modo da non far uscire l’urina. Ma se le strutture connettive di sostegno perdono stabilità, l’uretra può muoversi eccessivamente e la pressione non viene più trasmessa in modo efficace. Può inoltre essere presente una ridotta capacità dello sfintere uretrale (che è una fascia muscolare) di chiudere il canale.

Anche in questo caso, dunque, la causa non è necessariamente un singolo muscolo debole, ma un’alterazione del sistema nel suo complesso. Gli studi sull’incontinenza da sforzo indicano in effetti che – oltre alla muscolatura pelvica, allo sfintere uretrale e ai nervi – può essere coinvolta anche la matrice extracellulare, che mostra alterazioni simili a quelle che abbiamo descritto per il prolasso.

Un equilibrio tra forza e capacità di adattamento

Il pavimento pelvico non deve essere semplicemente forte. Tessuti troppo cedevoli possono non sostenere adeguatamente gli organi, certo; ma tessuti eccessivamente rigidi possono non essere in grado di assorbire le deformazioni e diventare più vulnerabili alle lesioni. La funzionalità dipende dall’equilibrio tra muscolatura, innervazione e attività dei fibroblasti, che definisce le proprietà meccaniche del tessuto connettivo pelvico.

Prolasso e incontinenza da sforzo sono quindi condizioni multifattoriali. Il parto, la menopausa o l’invecchiamento possono aumentare il rischio, ma non agiscono in modo isolato e non producono lo stesso effetto in tutte le donne.

Considerare anche il tessuto connettivo permette di comprendere perché il pavimento pelvico non possa essere descritto come un semplice insieme di muscoli da rinforzare. È un sistema complesso, nel quale ogni componente sostiene le altre e la qualità del movimento dipende anche dalla qualità dei tessuti che lo rendono possibile.

Fonti scientifiche

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Wu, H., Zhang, L., He, L., Lin, W., Yu, B., Yu, X., & Lin, Y. (2024). Roles and mechanisms of biomechanical-biochemical coupling in pelvic organ prolapse. Frontiers in Medicine, 11, 1303044. https://doi.org/10.3389/fmed.2024.1303044

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