COME È FATTA LA PARETE VAGINALE

Quando si parla di salute vaginale, l’attenzione si concentra quasi sempre sulla mucosa: il suo grado di idratazione, il pH, il microbiota o l’eventuale presenza di irritazioni e infiammazioni. La parete vaginale, però, è una struttura molto più complessa. Il rivestimento superficiale rappresenta soltanto il primo di diversi strati che lavorano insieme e che permettono alla vagina di essere, allo stesso tempo, resistente, elastica, sensibile e capace di adattarsi a sollecitazioni anche molto importanti.

Queste proprietà dipendono dall’equilibrio tra cellule, fibre, molecole che trattengono acqua, vasi sanguigni, nervi e muscolatura. Comprendere come è organizzata la parete vaginale aiuta quindi a capire da cosa dipendono la sua elasticità e idratazione, e perché condizioni come la menopausa, il parto, l’invecchiamento o alcune patologie del pavimento pelvico possano modificarne l’aspetto, ma anche la consistenza e la funzionalità.

La struttura a strati della parete vaginale

L’epitelio vaginale, cioè la struttura a diretto contatto con l’esterno, è formato da più strati di cellule sovrapposte. Non contiene ghiandole proprie e la sua struttura varia in risposta agli ormoni sessuali, in particolare agli estrogeni. Durante l’età fertile l’epitelio è più spesso e le sue cellule superficiali accumulano glicogeno, una sostanza che nutre i lattobacilli e quindi contribuisce a mantenere la naturale acidità vaginale.

Sotto l’epitelio si trova la lamina propria, un tessuto connettivo attraversato da vasi sanguigni, terminazioni nervose e cellule immunitarie. È qui che si trova una parte importante dell’impalcatura che conferisce sostegno alla mucosa. La lamina propria non è un materiale inerte: viene continuamente rinnovata e adattata alle esigenze del tessuto.

Più in profondità è presente uno strato muscolare, costituito sia dai muscoli volontari del pavimento pelvico sia da muscoli lisci che si contraggono in modo autonomo, contribuendo al tono vaginale e partecipando ai riflessi dell’orgasmo. Ancor più in profondità, uno strato connettivale collega la vagina alle strutture circostanti. I confini tra questi compartimenti non devono essere immaginati come pareti rigide e perfettamente separate. Si tratta, piuttosto, di strati in continuità tra loro, capaci di trasmettere forze, segnali e molecole.

Questa organizzazione permette alla vagina di modificare la propria forma senza perdere integrità. Durante i rapporti sessuali, il parto o anche le normali variazioni di pressione all’interno dell’addome, la parete deve potersi distendere e successivamente recuperare, almeno in parte, la propria configurazione.

Il tessuto connettivo: l’impalcatura viva della parete vaginale

Il tessuto connettivo viene spesso descritto come una semplice struttura di sostegno, ma questa definizione è riduttiva. Al suo interno infatti, immerse nella matrice extracellulare — una rete tridimensionale formata da fibre e da una sostanza gelatinosa che riempie gli spazi tra le cellule — ci sono cellule vive che si occupano della continua manutenzione del tessuto: i fibroblasti.

La matrice extracellulare determina buona parte delle proprietà meccaniche della parete vaginale. La sua composizione influenza quanto il tessuto possa resistere allo stiramento, deformarsi, assorbire le sollecitazioni e tornare alla forma iniziale.

I fibroblasti sono incaricati di produrre e rinnovare questa matrice. Sono loro a sintetizzare collagene, elastina, proteoglicani e numerose altre molecole strutturali, ma anche gli enzimi che permettono di eliminare e sostituire i componenti danneggiati.

La matrice extracellulare, inoltre, comunica continuamente con le cellule. Una variazione della sua rigidità o della sua composizione può modificare il comportamento dei fibroblasti, mentre l’attività dei fibroblasti può a sua volta cambiare le caratteristiche della matrice. Si crea così un rapporto dinamico, fondamentale per la capacità del tessuto di adattarsi nel corso della vita.

parete vaginale

I principali componenti della matrice extracellulare sono:

  • Collagene di tipo I, formato da fibre robuste che offrono un’elevata resistenza alla trazione. Permette alla parete vaginale e alle strutture del pavimento pelvico di mantenere la propria forma senza lacerarsi e rappresenta quindi una componente fondamentale della loro forza e stabilità.
  • Collagene di tipo III, più flessibile e deformabile, conferisce ai tessuti plasticità, cioè la capacità di cambiare forma. È infatti particolarmente importante nei tessuti che devono adattarsi a frequenti stiramenti, e nelle prime fasi della riparazione di una lesione. Deve però essere presente in equilibrio con il collagene di tipi I, altrimenti un suo eccesso renderebbe il tessuto troppo lasso.
  • Elastina, che contribuisce alla capacità del tessuto di recuperare la propria forma dopo una deformazione. Le fibre elastiche accompagnano l’allungamento della parete vaginale e la richiamano verso la posizione iniziale. La loro efficacia non dipende soltanto dalla quantità presente, ma anche dalla corretta organizzazione della rete: fibre frammentate o disordinate possono perdere funzionalità anche quando l’elastina non è drasticamente ridotta.
  • Glicosaminoglicani e proteoglicani, che costituiscono una parte importante della sostanza fondamentale gelatinosa presente tra le fibre. Tra i glicosaminoglicani più conosciuti vi è l’acido ialuronico, capace di legare grandi quantità di acqua. Queste molecole contribuiscono al turgore e alla viscoelasticità del tessuto, permettono la diffusione di nutrienti e ormoni dai vasi sanguigni alle cellule e partecipano all’organizzazione delle fibre di collagene: alcuni proteoglicani, come decorina e fibromodulina, regolano infatti il modo in cui queste fibre vengono assemblate.

Le proprietà meccaniche del connettivo, cioè come risponde alle forze esterne, dipendono dall’equilibrio tra i diversi componenti, dalla loro organizzazione e dalla capacità dei fibroblasti di rinnovarli.

Idratazione, umidità e lubrificazione

Nel linguaggio comune, idratazione e lubrificazione vaginali vengono spesso utilizzate come sinonimi, ma in realtà indicano fenomeni differenti.

L’idratazione indica quanta acqua è presente nella matrice extracellulare e, esattamente come per la pelle, si traduce nel turgore del tessuto, non nella sua umidità. Dipende quindi soprattutto dalla composizione del connettivo e dalla presenza di acido ialuronico e proteoglicani.

L’umidità della superficie vaginale dipende invece in larga parte dalla trasudazione di liquidi attraverso la parete, cioè dal passaggio di una parte del plasma dai vasi sanguigni verso la superficie. Contribuiscono inoltre le secrezioni provenienti dalla cervice e dalle ghiandole presenti nella regione vulvare.

La lubrificazione associata all’eccitazione sessuale è un fenomeno ancora diverso, legato all’aumento del flusso sanguigno e della trasudazione, oltre che alle secrezioni delle ghiandole vestibolari.

Il tessuto connettivo e i fibroblasti contribuiscono quindi all’idratazione e alla qualità della parete vaginale in profondità, mentre l’umidità e la lubrificazione riguardano principalmente la superficie vaginale e dipendono anche dalla vascolarizzazione, dalle secrezioni e dalla risposta sessuale.

Come cambia la parete vaginale nel corso della vita

La parete vaginale non mantiene caratteristiche identiche dall’adolescenza alla menopausa. Gli ormoni, le gravidanze, i parti, l’attività sessuale, l’invecchiamento e le sollecitazioni meccaniche contribuiscono a modificarla.

Dopo la menopausa, la riduzione degli estrogeni interessa sia l’epitelio sia gli strati più profondi. L’epitelio tende ad assottigliarsi, la vascolarizzazione può ridursi e il metabolismo della matrice extracellulare cambia. Anche il tessuto connettivo può perdere parte della propria capacità di rinnovarsi, trattenere acqua e mantenere una corretta organizzazione delle fibre.

Il parto sottopone invece la parete vaginale a uno stiramento eccezionale. Nella maggior parte dei casi il tessuto attiva processi di riparazione e rimodellamento, ma l’esito — e quindi quanto la vagina riesca a ritornare alle condizioni precedenti — può variare in base all’entità dello stress meccanico, alle caratteristiche individuali del connettivo, all’età e allo stato ormonale.

Anche condizioni come il prolasso degli organi pelvici e l’incontinenza urinaria da sforzo sono associate ad alterazioni dei sistemi di sostegno, sebbene non possano essere attribuite all’alterazione di un singolo tessuto. Sono patologie multifattoriali, nelle quali muscoli, nervi, fascia, legamenti e parete vaginale interagiscono tra loro.

La vagina, in definitiva, non è un semplice canale rivestito da una mucosa. È un organo dinamico, costruito per resistere, deformarsi, recuperare e ripararsi. La sua funzionalità dipende dall’equilibrio tra una superficie epiteliale sana e un connettivo profondo capace di mantenere nel tempo la propria struttura.

Comprendere questa organizzazione permette anche di comprendere più a fondo sintomi come secchezza, fragilità o perdita di elasticità: non sempre indicano soltanto un problema superficiale, ma possono riflettere cambiamenti che interessano l’intera parete vaginale.

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