Durante l’allattamento possono molto spesso comparire secchezza vaginale e altri disturbi intimi. Perché? E come affrontarli? Ne parliamo in questo articolo.
Diventare madre è un’esperienza unica, fatta di molte emozioni ma anche di una stanchezza profonda che sembra assorbire ogni energia. In questi affannati primi mesi dopo il parto, molte donne che allattano avvertono un fastidio di cui difficilmente parlano con qualcuno: la secchezza vaginale.
Spesso questo disturbo viene archiviato come una naturale conseguenza della fatica, dello stress del nuovo ruolo o di un calo psicologico del desiderio. Tuttavia dietro a questo disagio non c’è solo lo stress, bensì precise motivazioni ormonali. Tant’è che i medici gli hanno dato un nome preciso, anche se ancora poco conosciuto e utilizzato: sindrome genitourinaria dell’allattamento. Riconoscerla significa smettere di colpevolizzarsi e iniziare a prendersi cura di sé con gli strumenti giusti.
Secchezza vaginale in allattamento: un problema sottovalutato
La secchezza vaginale durante l’allattamento è un fenomeno estremamente diffuso, molto più di quanto si pensi. Gli studi indicano che oltre la metà delle donne che allattano ne soffre, e in alcune indagini la percentuale di chi riferisce questo sintomo arriva addirittura al 100%. Nonostante questi numeri, esiste una preoccupante disattenzione da parte dei sanitari: la maggior parte delle neomamme riferisce che, durante le visite di controllo, il proprio medico non ha mai rivolto domande specifiche sulla salute genitale o urinaria.
Questa mancanza di comunicazione porta molte donne a pensare che il fastidio o il dolore siano un prezzo inevitabile da pagare per la maternità. È importante invece capire che la secchezza vaginale in allattamento ha basi biologiche precise e trattamenti efficaci che non interferiscono con la salute del neonato.
Secchezza vaginale in allattamento: perché compare
Per capire cosa accade nel corpo di una neomamma, dobbiamo guardare al delicato equilibrio tra due ormoni: la prolattina e gli estrogeni.
Quando il neonato succhia il capezzolo, invia al cervello della madre il segnale di produrre prolattina, l’ormone fondamentale per la lattazione. La prolattina agisce anche come un potente interruttore che spegne temporaneamente l’attività delle ovaie: questo è il motivo per cui, finché l’allattamento è esclusivo e frequente, il ciclo mestruale non riprende (amenorrea da allattamento). Si tratta di una protezione naturale che il corpo mette in atto per evitare una nuova gravidanza troppo ravvicinata, ma porta con sé una conseguenza laterale: un drastico calo dei livelli di estrogeni e di testosterone (quest’ultimo, pur essendo spesso considerato un ormone maschile, in realtà ha ruoli importantissimi anche nella donna, specialmente in relazione alla sessualità).
Quando estrogeni e testosterone scarseggiano, la mucosa vaginale subisce profonde trasformazioni:
- Assottigliamento. Gli estrogeni sono, per i tessuti vaginali, ciò che l’acqua è per una pianta. Senza di loro le pareti vaginali diventano più sottili e fragili, un fenomeno chiamato atrofia.
- Mancata lubrificazione. Estrogeni e testosterone presiedono al naturale processo di lubrificazione durante l’eccitazione: gli estrogeni mantengono le mucose umide perché favoriscono la trasudazione di liquidi, il testosterone aumenta la vascolarizzazione. Quest’ultimo, inoltre, è strettamente legato al desiderio sessuale, e la sua carenza può manifestarsi anche con un drastico calo del desiderio.
- Variazioni del pH e del microbiota. In condizioni normali, la vagina è un ambiente acido che protegge dalle infezioni. Senza estrogeni, il pH tende ad aumentare (cioè diventare meno acido) e la flora locale può andare incontro a disbiosi rendendo la zona più vulnerabile a infezioni e irritazioni.
In pratica, durante l’allattamento il corpo della donna vive una sorta di pausa ormonale simile alla menopausa, sebbene sia del tutto temporanea e destinata a risolversi una volta terminato o ridotto l’allattamento. In genere, infatti, quando il ciclo mestruale torna ad essere regolare, nel giro di poche settimane anche la secchezza vaginale scompare. Anche se in alcuni casi, specialmente in caso di allattamento prolungato, la carenza di lubrificazione e il disagio intimo possono protrarsi fino a oltre un anno dal parto.
Non solo secchezza: gli altri sintomi della sindrome genitourinaria dell’allattamento
La secchezza vaginale non è l’unico sintomo della sindrome genitourinaria dell’allattamento. Questo stato di carenza ormonale può manifestarsi con una serie di altri disturbi che impattano sulla qualità della vita:
- Dispareunia (dolore durante i rapporti). È spesso il sintomo più stressante. La fragilità dei tessuti e la mancanza di lubrificazione possono causare micro-lesioni e un dolore acuto all’ingresso della vagina, rendendo l’intimità un momento di tensione anziché di piacere. Importante notare che ne soffrono anche moltissime donne che non allattano, a causa di lacerazioni o episiotomie subite durante il parto ma anche della stanchezza e dell’attenzione che è comprensibilmente assorbita dal neonato. Riprendere i rapporti dopo il parto è un passaggio delicato per tutte.
- Bruciore o prurito intimo, direttamente collegati all’atrofia.
- Sintomi urinari. La carenza di estrogeni colpisce anche l’uretra e la vescica, provocando un aumento dello stimolo a urinare (urgenza), incontinenza, o una maggiore predisposizione alle infezioni urinarie (cistiti).
- Difficoltà di guarigione. Per le donne che hanno subito piccole lacerazioni o episiotomie durante il parto, la carenza di estrogeni può rallentare la corretta riparazione dei tessuti, rendendo le cicatrici più sensibili o dolorose.
Rimedi per la secchezza vaginale in allattamento
La buona notizia è che non è necessario aspettare la fine dell’allattamento per stare meglio. Esistono strategie che possiamo mettere in atto subito per migliorare il nostro benessere.
Prima linea: idratanti e lubrificanti non ormonali
Questi prodotti rappresentano il primo passo e sono totalmente compatibili con l’allattamento.
I lubrificanti si utilizzano al bisogno, durante i rapporti sessuali. Eliminano l’attrito e il dolore immediato. Sono da preferire prodotti delicati, che non irritino le mucose già sensibili, come FITOINTIMO GEL.
A differenza dei lubrificanti, gli idratanti si applicano regolarmente, indipendentemente dai rapporti. Agiscono trattenendo l’acqua nei tessuti, nutrendoli, migliorando l’elasticità e l’idratazione profonda nel tempo.
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Questi componenti attivi esercitano un’importante azione antiossidante e contribuiscono al mantenimento della fase lipidica della barriera cutanea, migliorando l’idratazione funzionale, la morbidezza e l’elasticità cutanea. Grazie all’azione emolliente con effetto condizionante e levigante, contribuiscono a ridurre attrito, secchezza e supportano il comfort.
MODALITA’ D’USO: applicare mattina e sera sulle parti intime e ripetere l’applicazione al bisogno.
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Seconda linea: estrogeni locali
Se i trattamenti non ormonali non bastano, il medico può prescrivere una terapia estrogenica locale. Si tratta di creme, ovuli o compresse vaginali che rilasciano dosi bassissime di ormoni, come l’estriolo o l’estradiolo, direttamente dove servono.
Piccole quantità di questi ormoni potrebbero essere assorbite e influenzare la produzione di latte, motivo per cui si preferisce utilizzarli dopo le prime 6 settimane post-partum, quando l’allattamento è ormai ben stabilizzato.
Un alleato prezioso: la fisioterapia del pavimento pelvico
A volte il dolore persistente porta i muscoli che circondano la vagina a contrarsi involontariamente come forma di difesa: si instaura cioè un ipertono del pavimento pelvico. In questi casi, anche la migliore crema potrebbe non bastare. La fisioterapia pelvica può aiutare a rilassare questi muscoli e a trattare eventuali cicatrici dolorose, completando l’azione delle terapie ormonali o idratanti.
Conclusione: parlarne è il primo passo
La secchezza vaginale in allattamento è una condizione medica legata a una fase specifica della vita riproduttiva, e non dovrebbe essere tabù. Nonostante la fatica del post-partum possa far passare i propri bisogni in secondo piano, prendersi cura della propria salute genitourinaria è fondamentale per vivere serenamente la maternità e il rapporto di coppia.
Se avverti questi sintomi, non esitare a parlarne con il tuo ginecologo o la tua ostetrica. Chiedere aiuto non significa togliere nulla al tuo bambino, ma aggiungere benessere a te stessa.
Domande frequenti sulla secchezza vaginale in allattamento
La secchezza vaginale in allattamento è normale?
Sì, è molto comune. Durante l’allattamento aumentano i livelli di prolattina e si riduce temporaneamente la produzione di estrogeni. Questo può rendere la mucosa vaginale più sottile, meno lubrificata e più sensibile.
Quanto dura la secchezza vaginale dopo il parto?
La durata varia da donna a donna. In molti casi migliora quando l’allattamento si riduce o quando torna il ciclo mestruale, ma in caso di allattamento prolungato il fastidio può persistere più a lungo.
Si possono usare lubrificanti durante l’allattamento?
Sì. I lubrificanti e gli idratanti vaginali sono compatibili con l’allattamento. Aiutano a ridurre il fastidio durante i rapporti e a nutrire e idratare le mucose.
La secchezza vaginale può causare dolore nei rapporti dopo il parto?
Sì. La ridotta lubrificazione e la maggiore fragilità dei tessuti possono rendere i rapporti dolorosi. In questi casi è importante non forzare e parlarne con il ginecologo o l’ostetrica.
Fonti scientifiche
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