NON SOLO IPERTENSIONE. TUTTE LE CONSEGUENZE DEL SALE SULLA SALUTE

Sappiamo tutti che il sale aumenta la pressione sanguigna e che, per prevenire l’ipertensione, la prima regola da seguire è mangiare poco sale (anche se in realtà la questione è un po’ più complicata: ne abbiamo trattato in maniera approfondita in questo articolo). Ma una dieta eccessivamente ricca di sale può creare problemi anche allo stomaco, all’intestino, alle ossa e persino al sistema immunitario… Vediamo tutti gli effetti meno noti che il sale può avere sul nostro organismo.

Stomaco
Gli studi scientifici hanno stabilito che un elevato consumo di sale aumenta il rischio di sviluppare cancro allo stomaco. Perché questo accade? A livello gastrico il sale ha una triplice azione. Da un lato facilita l’infezione da Helicobacter pylori (che è uno dei maggiori fattori di rischio per sviluppare tumore allo stomaco) e ne peggiora le conseguenze. In secondo luogo un’elevata concentrazione di sale infiamma e danneggia la mucosa gastrica. Infine il sale modifica la viscosità dello strato di muco che riveste lo stomaco, diminuendo la sua capacità protettiva nei confronti di qualsiasi fattore dannoso e in particolare delle sostanze potenzialmente cancerogene che possono venire introdotte con l’alimentazione.

Intestino e microbiota intestinale
Scendiamo dallo stomaco all’intestino: anche qui il sale esercita un’azione infiammatoria. Studi su animali hanno dimostrato che una dieta ricca di sale è in grado sia di esacerbare una colite già esistente sia di scatenarla ex novo, aumentando anche la permeabilità intestinale. E può anche modificare il microbiota, diminuendone la varietà (che è una misura della sua salute), e riducendo il numero di lattobacilli e la produzione di importanti sostanze antinfiammatorie, gli acidi grassi a corta catena. Tutti questi effetti, studiati in laboratorio sugli animali, non sono però ancora stati confermati negli esseri umani.

Osteoporosi
Un elevato consumo di sodio fa aumentare la quantità di calcio che l’organismo perde con le urine, questo i medici lo sanno da tempo. Il punto è: da dove arriva il calcio che viene eliminato? Considerando che il grande serbatoio di calcio del nostro organismo sono le ossa, inizialmente si pensava che il sodio causasse una perdita di densità ossea e quindi mettesse a rischio di osteoporosi. È stato poi scoperto, però, che l’organismo possiede un meccanismo compensatorio per cui, quando l’escrezione urinaria di calcio aumenta, aumenta anche il suo assorbimento dagli alimenti, in modo da non intaccare le ossa. La relazione tra sale e osteoporosi diventa quindi meno diretta. A complicare ulteriormente le cose, però, il meccanismo di compensazione non funziona in tutti allo stesso modo e in particolare sembra meno efficiente nelle donne in menopausa.

Cosa possiamo concludere? Probabilmente che una dieta ricca di sale può causare perdita di calcio dalle ossa in alcune persone; le donne in menopausa, che sono la categoria maggiormente a rischio di osteoporosi, sembrerebbero anche le più sensibili a questo effetto dannoso del sale.

Obesità
Sembra che una dieta ad alto contenuto di sale protratta nel tempo sia collegata allo sviluppo di obesità. Anche se di per sé il sale non apporta calorie, infatti, studi sui topi hanno dimostrato che è in grado di stimolare l’appetito inducendo una condizione definita leptino-resistenza. La leptina è l’ormone che ci fa sentire sazi quando abbiamo ingerito cibo a sufficienza: nei soggetti leptino-resistenti il cervello non riconosce il messaggio portato dalla leptina e quindi non spegne mai lo stimolo dell’appetito. I topi alimentati con una dieta ad alto contenuto di sale mangiano più del normale e di conseguenza cominciano ad ingrassare e a manifestare tutte le problematiche tipicamente associate all’obesità: insulino-resistenza, fegato grasso e sindrome metabolica.

Patologie autoimmuni
Studi su colture cellulari e su animali hanno dimostrato che il sale influenza il sistema immunitario, aumentando il livello di infiammazione generalizzata dell’organismo. Questo potrebbe incrementare il rischio di sviluppare patologie autoimmuni, oppure esacerbarne la severità quando già presenti. I dati sugli esseri umani sono però contraddittori. Da un lato, uno studio su pazienti affetti da sclerosi multipla mostra che quelli che consumano più sale sperimentano un maggior numero di crisi. In contrasto le popolazioni asiatiche, che la cui dieta è tipicamente più ricca di sale rispetto alla nostra, hanno una bassissima incidenza di sclerosi multipla. È evidente che i fattori che concorrono alla comparsa di una patologia autoimmune sono svariati: non si può ridurre tutto al sale, ma nemmeno negarne completamente l’azione.

Il messaggio da portare a casa
Riassumendo: oltre all’aumento della pressione sanguigna nelle persone sensibili, stando ai dati scientifici l’effetto più accertato di una dieta eccessivamente ricca di sale è un aumento del rischio di cancro allo stomaco. È poi plausibile che il sale giochi un ruolo nello sviluppo di infiammazione e disbiosi intestinale, obesità, osteoporosi, e patologie autoimmuni.

Quello che dobbiamo sempre ricordare, però, è che tutte le problematiche di cui stiamo parlando sono multifattoriali: non hanno cioè un’unica causa, ma un lungo elenco di fattori che, insieme, contribuiscono alla loro insorgenza. Per questo non dobbiamo demonizzare il sale. Meglio usare il buon senso: come in ogni cosa, anche con il sale non bisogna esagerare; e, visto che la nostra dieta mediamente ne è molto ricca, questo significa che è bene fare un po’ di attenzione (qui trovi i consigli pratici per ridurre il consumo di sale). Ma non dimentichiamo che per vivere bene e in salute è indispensabile uno stile di vita sano a 360 gradi.

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