L’OLIO DI PALMA FA MALE?

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GLI UTILIZZI, I DANNI PER LA SALUTE E PER L’AMBIENTE, LE CERTIFICAZIONI DI SOSTENIBILITÀ: FACCIAMO CHIAREZZA SULL’OLIO DI PALMA

In Italia l’olio di palma è stato oggetto di una campagna che, a partire dal 2015, ha portato alla sua graduale eliminazione dalla maggior parte dei prodotti alimentari. A livello mondiale resta però l’olio più utilizzato negli alimenti processati, oltre che un componente essenziale di moltissimi altri prodotti, i più disparati: cosmetici, farmaci, carburanti, mangimi per animali, persino materiali per l’edilizia… Si stima che sia presente nella metà dei prodotti di largo consumo! E le polemiche relative al suo utilizzo sono tutt’altro che spente. Vediamo in questo articolo quali sono le reali criticità di questo olio tropicale, e quali le possibili soluzioni.

Con un mercato da oltre 60 miliardi di dollari e una produzione annua in continua crescita (da 15 a 70 milioni di tonnellate nel periodo 1995-2018), quello di palma è l’olio vegetale più utilizzato al mondo. Il motivo è che nessuna coltura rende quanto le palme: la resa è in media 5 volte quella della colza, 7 volte quella del girasole e 10 volte quella della soia. E i prezzi sono più bassi in proporzione.

l'olio di palma fa male? una manciata di frutti della palma da olio

L’olio di palma presenta però anche importanti criticità.

I rischi per la salute
Il consumo alimentare di olio di palma presenta due problematiche. La prima è la ricchezza di grassi saturi, il cui eccesso nella dieta è collegato a un maggior rischio di malattie cardiovascolari. Da questo punto di vista l’olio di palma ha gli stessi inconvenienti di altri grassi come burro, olio di cocco, burro di cacao e di karitè; la differenza è il suo larghissimo impiego negli alimenti industriali, i quali a loro volta sono molto utilizzati. Per questo motivo, in un documento del 2016 l’Istituto Superiore di Sanità consigliava di limitare il consumo di olio di palma. A seguito di una grande campagna mediatica l’industria alimentare ha seguito il consiglio, e la sostituzione dell’olio di palma con oli ricchi di grassi mono o poli-insaturi (girasole, mais, oliva) ha fatto sì che la quantità di grassi saturi negli alimenti confezionati sia diminuita del 40%!

Il secondo problema è legato alla presenza di sostanze tossiche. Si tratta di composti che si formano durante la raffinazione ad alte temperature di molti oli vegetali; ma quello di palma ne contiene le maggiori quantità. Una di queste sostanze, il glicidolo, è genotossica e cancerogena; l’EFSA ha valutato che un suo consumo elevato sia pericoloso per tutte le fasce di età, mentre i bambini dovrebbero evitarne anche un consumo moderato. È vero però che, grazie a miglioramenti nelle tecniche produttive, il livello di glicidolo nell’olio di palma era già molto diminuito nel 2015.

Un’altra sostanza, il 3-MCDP, è nocivo per la fertilità maschile e per i reni. Nel 2016, quando in Italia l’olio di palma era ancora largamente utilizzato, l’EFSA aveva valutato che già un consumo moderato fosse rischioso per bambini e adolescenti. Più di recente il parere è stato aggiornato, con la conclusione che “i livelli di consumo di 3-MCPD tramite gli alimenti sono considerati privi di rischi per la maggior parte dei consumatori, ma esiste un potenziale problema di salute per i forti consumatori delle fasce di età più giovane”.

l'olio di palma fa male? piantagioni di palme da olio che si estendono a perdita d'occhio

Problematiche ambientali e sociali
Ma forse più preoccupanti dei rischi per la salute sono i danni all’ambiente causati dall’olio di palma. La maggior parte delle palme da olio vengono coltivate in Malesia e Indonesia, dove per fare posto alle piantagioni sono stati abbattuti, tra il 2001 e il 2018, 13 milioni di ettari di foresta equatoriale – l’ecosistema in cui si concentra la maggiore biodiversità del nostro pianeta.

Bisogna poi considerare che più della metà delle palme vengono coltivate da grandi aziende in forma di monocolture industriali. Oltre ai problemi comuni a tutte le colture intensive (espropriazione delle terre, utilizzo massiccio di pesticidi e fertilizzanti chimici, impoverimento del suolo…), nelle piantagioni di palme si assiste non di rado anche a sfruttamento del lavoro minorile e gravi violazioni dei diritti dei lavoratori.

Quali soluzioni?
I problemi legati all’olio di palma non sono di facile soluzione. Se il suo impiego venisse completamente sostituito con altri oli l’impatto ambientale peggiorerebbe, perché per ottenere le stesse rese servirebbero maggiori estensioni di terreno coltivato. Non si può inoltre negare che per i paesi produttori le piantagioni rappresentano una importante fonte di ricchezza e di occupazione.

Per quanto riguarda l’alimentazione la vera soluzione è ridurre in toto il consumo di cibi processati, non semplicemente di uno dei loro ingredienti. Negli altri settori le idee in lavorazione sono diverse, ma tutte ancora lontane da un’applicazione concreta. Nel frattempo la cosa migliore che si può fare è orientare la produzione verso filiere sostenibili. Esistono alcune certificazioni il cui obiettivo è garantire che l’intero processo di produzione dell’olio rispetti determinati criteri di sostenibilità sia ambientale che sociale; la principale certificazione a livello mondiale è quella della Roundtable on Sustainable Palm Oil (RSPO), che attualmente copre circa il 20% della produzione. Nonostante anche su questa iniziativa ci siano dubbi e polemiche, si tratta perlomeno di uno sforzo verso un miglioramento. Anche noi consumatori possiamo fare la nostra parte acquistando prodotti che presentano il marchio della RSPO.

logo della Roundtable on Sustainable Palm Oil

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