GARDNERELLA, SEMPRE “CATTIVA”? NUOVO STUDIO CI PORTA SOTTO LA SUPERFICIE DEL MICROBIOTA VAGINALE

Un nuovo studio su microbiota vaginale e Gardnerella suggerisce che questo batterio potrebbe non essere sempre sinonimo di disbiosi.

Il microbiota vaginale è l’ecosistema di microrganismi che abita la vagina e svolge un ruolo fondamentale nel proteggere la salute della donna. I lattobacilli, in particolare, mantengono acido il pH producendo acido lattico, e sono considerati i “batteri buoni” per eccellenza. Tradizionalmente, infatti, la medicina ha sempre utilizzato una regola semplice: se ci sono molti lattobacilli il microbiota vaginale è sano (eubiosi); se i lattobacilli scarseggiano e aumentano altri batteri, come Gardnerella, siamo in presenza di uno squilibrio (disbiosi).

Questa però potrebbe essere una semplificazione eccessiva, e in alcuni casi fuorviante. A portarci “sotto la superficie” del microbiota vaginale è un nuovo studio pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica mBio. Utilizzando tecnologie avanzate, i ricercatori della University of Maryland School of Medicine mostrano che sapere chi compone il microbiota non basta: la situazione è più complessa e sfumata di quanto pensassimo.

Microbiota vaginale: dalla composizione alla funzione

Il punto è che la sola identità della specie non è sufficiente per descrivere la realtà biologica. I batteri appartenenti a una stessa specie, pur avendo ovviamente caratteristiche in comune, hanno anche molte differenze.

I ricercatori si sono interessati in particolare alle differenze in ciò che i batteri sono in grado di fare, ovvero il loro potenziale funzionale. Possiamo scoprire molto sulle capacità di un batterio osservando il suo genoma, perché i geni contengono le istruzioni per fabbricare tutti i diversi “attrezzi” che quel batterio ha a disposizione. Ad oggi sono stati identificati oltre 1,7 milioni di geni appartenenti a microrganismi vaginali, e per l’80% di questi conosciamo la loro funzione, cioè l’attrezzo corrispondente.

I ricercatori hanno dunque studiato il genoma di una settantina tra i batteri vaginali più comuni, e si sono resi conto che all’interno di una stessa specie si possono distinguere gruppi che hanno “cassette degli attrezzi” diverse, e che quindi presumibilmente svolgono lavori diversi. Queste varianti genetiche funzionalmente differenti sono state battezzate “sottospecie metagenomiche”, un concetto molto simile a quello di “biotipi”.

Microbiota vaginale e Gardnerella, uno scenario complesso

L’esempio più eclatante riguarda Gardnerella, il batterio spesso considerato sinonimo di vaginosi batterica. Fino a pochissimi anni fa pensavamo che in questo genere esistesse una sola specie: Gardnerella vaginalis. Gradualmente gli scienziati si sono resi conto che sotto l’etichetta “Gardnerella vaginalis” c’era in realtà una enorme varietà genetica, tanto che nel 2019 da quest’unica specie ne sono state ufficialmente separate altre tre: Gardnerella leopoldii, Gardnerella swidsinskii e Gardnerella piotii.

Ma lo studio di cui parliamo ci mostra una complessità ancora maggiore: all’interno del genere Gardnerella sono state identificate ben 12 sottospecie metagenomiche. Il confronto tra due di queste, G. vaginalis 1 e G. vaginalis 2, ci fa ben comprendere quali implicazione possono avere cassette degli attrezzi diverse.

microbiota vaginale gardnerella

Gardnerella 2, l’opportunista

La variante che i ricercatori hanno battezzato “2” possiede un ricco repertorio di geni utili per acquisire nutrienti di diverso tipo, degradare proteine e scambiare materiale genetico con altri batteri. Questo la rende molto flessibile, adattabile a condizioni ambientali che cambiano, capace di resistere agli stress: è probabilmente un batterio in grado di sopravvivere e anzi di trarre vantaggio da un ambiente vaginale disbiotico.

È stata infatti riscontrata soprattutto all’interno di microbioti caotici, composti da un gran numero di specie diverse ma privi di lattobacilli, e caratterizzati da elevati livelli di infiammazione. La sua presenza non è quindi, probabilmente, un buon segno. Insomma corrisponde all’idea che abbiamo di Gardnerella come “batterio cattivo”.

Gardnerella 1, la specialista

Questa variante ha una strategia opposta. È specializzata nel consumare glicogeno (lo zucchero naturale che, quando le condizioni ormonali sono ottimali, è presente in vagina in grandi quantità) e possiede meccanismi per mantenere stabile il proprio genoma, il che la rende un batterio più specializzato e meno adattabile.

Ha inoltre la speciale abilità di saper assorbire e utilizzare l’acido lattico, il che le permette di convivere pacificamente con i lattobacilli. Non a caso è l’unica sottospecie di Gardnerella la cui presenza è stata segnalata nei microbioti considerati ottimali, quelli dominati da Lactobacillus crispatus.

Ma lo studio ci offre informazioni ancora più preziose. In diverse donne i ricercatori hanno infatti identificato una particolare configurazione in cui il microbiota è dominato quasi esclusivamente da questa sottospecie di Gardnerella. Sono presenti pochi batteri di altro tipo, e i lattobacilli sono a livelli bassissimi, quasi non misurabili. Se una donna con questo microbiota facesse un tampone vaginale, il risultato (“Gardnerella presente, lattobacilli assenti”) la convincerebbe di avere una grave disbiosi vaginale, se non di soffrire di vaginosi batterica.

Eppure, ad un’analisi più approfondita, i ricercatori hanno scoperto due fatti sorprendenti. Anzitutto, anche se i lattobacilli sono pochissimi, contribuiscono in modo importante all’attività di questa comunità batterica: L. crispatus produce acido lattico in modo comparabile a quello dei microbioti in cui è la specie dominante. Questo significa che pochi L. crispatus molto attivi possono fare lo stesso lavoro di una popolazione immensa.

Inoltre, al contrario dei microbioti in cui è presente Gardnerella 2, questo tipo di microbiota vaginale non sembra causare nell’ospite nessun allarme: la risposta immunitaria che suscita è molto simile a quella tipica dei microbioti dominati da L. crispatus. Nonostante la massiccia presenza di Gardnerella, il corpo della donna non reagisce con l’infiammazione che caratterizza i microbioti disbiotici.

Anche se occorrono ulteriori studi per esserne sicuri, la tentazione di definire “eubiotico” questo microbiota è forte.

Conclusioni e prospettive future

La ricerca sul microbiota vaginale sta passando da una fase in cui la domanda principale era  “quali batteri ci sono” a una fase in cui diventa essenziale capire “che cosa stanno facendo”. In questo contesto, lo studio di cui abbiamo parlato ci dà due suggerimenti importanti: da un lato biotipi diversi dello stesso batterio possono avere pericolosità molto differenti, dall’altro potrebbero esistere microbioti sani anche con pochissimi lattobacilli. Il microbiota vaginale non è semplicemente un elenco di microrganismi, ma un ecosistema dinamico il cui stato di salute non è una questione di percentuali ma di equilibrio funzionale.

Nel caso di Gardnerella, sapere se è presente o meno nel microbiota vaginale non basta per stabilire i reali rischi per la salute. Diventa fondamentale capire di quale variante si tratta, con quali altri microrganismi convive, quali funzioni esprime e come interagisce con l’ospite.

Nonostante queste scoperte, la strada è ancora lunga. Non sono ancora stati sviluppati test di largo consumo né criteri semplici per riconoscere nella pratica quotidiana le sottospecie metagenomiche e i microbioti associati, e deve ancora essere dimostrato con certezza come queste varianti influenzino la salute. La ricerca scientifica prosegue per trasformare la teoria in strumenti diagnostici reali per le donne.

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Fonti scientifiche

Williams, A., Maros, A., France, M. T., Ravel, J., & Holm, J. B. (2026). Not all vaginal microbiomes are equal: functional context shapes immune landscapes. mBio, e03645-25. https://doi.org/10.1128/mbio.03645-25

France, M. T., Chaudry, I., Rutt, L., Quain, M., Shirtliff, B., McComb, E., … & Ravel, J. (2025). VIRGO2: unveiling the functional and ecological complexity of the vaginal microbiome with an enhanced non-redundant gene catalog. bioRxiv. https://doi.org/10.1101/2025.03.04.641479

Vaneechoutte, M., Guschin, A., Van Simaey, L., Gansemans, Y., Van Nieuwerburgh, F., & Cools, P. (2019). Emended description of Gardnerella vaginalis and description of Gardnerella leopoldii sp. nov., Gardnerella piotii sp. nov. and Gardnerella swidsinskii sp. nov., with delineation of 13 genomic species within the genus Gardnerella. International journal of systematic and evolutionary microbiology69(3), 679-687. https://doi.org/10.1099/ijsem.0.003200

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