VAGINOSI BATTERICA: PERCHÉ TORNA SEMPRE?

Hai avuto la vaginosi batterica, hai fatto la terapia, sei guarita. E poi è tornata. Se ti è successo, sappi che non sei sola: è una delle situazioni più frustranti che tante donne vivono. Ma se la vaginosi batterica torna c’è una ragione biologica ben precisa, e ci sono anche strategie concrete per uscirne davvero.

Cos’è la vaginosi batterica e perché non sottovalutarla

La vaginosi batterica è l’alterazione vaginale più comune nelle donne in età fertile: pensa che in questo momento, nel mondo, ne soffre quasi una donna su tre! Si tratta in sostanza di una disbiosi: il microbiota vaginale, cioè la comunità di microrganismi che vive naturalmente nella vagina, perde il suo equilibrio. I batteri buoni, che normalmente dominano e proteggono, cedono il posto a batteri più problematici che di norma sono presenti solo in piccole tracce, come Gardnerella, Prevotella e altri.

Spesso la vaginosi batterica presenta pochi sintomi o addirittura nessuno. Questo può portare a sottovalutarla, ma sarebbe un errore: la sua presenza infatti aumenta sensibilmente il rischio di contrarre infezioni a trasmissione sessuale, incluso l’HIV, e in gravidanza può favorire complicanze serie come il parto pretermine o l’aborto spontaneo.

Il vero problema non è il singolo episodio

La terapia standard (solitamente il metronidazolo, un antibiotico) funziona bene nell’eliminare il singolo episodio di vaginosi batterica. La grande maggioranza delle donne trattate guarisce. Il problema è quello che succede dopo: entro 12 mesi dalla terapia, più di metà delle pazienti va incontro a una recidiva. Ovvero: la vaginosi torna.

Questo non significa che la terapia sia sbagliata: significa che, da sola, non è sufficiente a risolvere il problema a lungo termine. E negli ultimi anni gli scienziati hanno capito il perché.

Perché la vaginosi batterica torna — Problema n.1: Il biofilm

Uno dei principali meccanismi alla base delle recidive è la persistenza del biofilm.

Cos’è un biofilm? Immagina una città costruita da batteri. I batteri (in questo caso principalmente Gardnerella) amano stare vicini: si uniscono, si organizzano, si ricoprono di una sostanza protettiva (una sorta di fanghiglia) e formano una struttura compatta e stratificata che aderisce saldamente alle pareti della vagina. Questa fortezza è il biofilm, e al suo interno i batteri possono sopravvivere in modo quasi indisturbato.

Il biofilm è una delle sfide più complesse della medicina moderna perché, al suo interno, i batteri rallentano il loro metabolismo e cambiano il loro comportamento, rendendo molto più difficile per gli antibiotici colpirli. È un po’ come cercare di spegnere un incendio attraverso le pareti di una casa.

La cosa preoccupante è che il biofilm di Gardnerella può persistere sulla mucosa vaginale anche dopo una terapia antibiotica apparentemente riuscita. I sintomi spariscono, ti senti guarita, ma il biofilm è ancora lì, silenzioso, pronto a riespandersi.

vaginosi batterica torna

Perché la vaginosi batterica torna — Problema n.2: Lactobacillus iners

C’è un secondo meccanismo altrettanto importante, ma meno conosciuto, che alimenta le recidive di vaginosi batterica.

Dopo la terapia antibiotica, nel microbiota vaginale si crea un vuoto. I batteri patogeni sono stati eliminati (o ridotti), ma la domanda è: chi prende il loro posto?

Il microbiota vaginale protettivo per eccellenza è quello dominato da Lactobacillus crispatus, un lattobacilli considerato il vero indicatore di salute vaginale. Le donne con un microbiota dominato da L. crispatus hanno un pH vaginale più basso, meno infiammazione e un rischio significativamente ridotto di sviluppare vaginosi batterica.

Un altro lattobacillo vaginale molto comune, Lactobacillus iners, ha al contrario dubbie capacità protettive. Può restare abbondante anche durante la vaginosi batterica, e la sua abbondanza è spesso inversamente correlata a quella di L. crispatus: quando uno abbonda, l’altro scarseggia.

Ebbene, i dati scientifici mostrano che, dopo la terapia con metronidazolo, solo il 17% delle donne sviluppa spontaneamente un microbiota dominato da L. crispatus. La maggior parte (68%) si ritrova invece con una flora dominata da L. iners: un equilibrio precario, molto più vulnerabile a una nuova recidiva.

E allora, che fare? Il ruolo dei probiotici

Se il problema delle recidive ha due facce (il biofilm di Gardnerella che persiste, e il mancato ripristino di un microbiota protettivo) la risposta è agire su entrambi i fronti. E la buona notizia è che è possibile farlo utilizzando un rimedio solo: i probiotici, cioè batteri buoni che sono in grado di:

  1. contrastare il biofilm di Gardnerella
  2. riportare in equilibrio la flora vaginale.

Attenzione però: i probiotici non sono tutti uguali. Se vogliamo costruire un microbiota vaginale davvero protettivo, dominato da L. crispatus, è essenziale introdurre proprio questo batterio. E se vogliamo eliminare il biofilm di Gardnerella, dobbiamo utilizzare batteri che siano molto bravi a farlo.

Gli studi più recenti hanno dimostrato che i probiotici più abili nell’inibire la formazione dei biofilm di Gardnerella appartengono alle specie L. crispatus, L. rhamnosus, L. reuteri e L. plantarum. Questi batteri producono acido D-lattico e acqua ossigenata, sostanze tossiche per Gardnerella: il batterio è costretto a darsi da fare per difendersi, “pompandole” fuori dalla propria cellula, e gli resta ben poca energia per costruire il biofilm.

Diversi studi clinici hanno dimostrato che l’utilizzo di L. crispatus come probiotico è in grado di trattare la vaginosi batterica e ridurne le recidive. Tra l’altro questo batterio è naturalmente resistente al metronidazolo, il che significa che può essere assunto anche durante la terapia antibiotica senza perdere efficacia.

Possiamo migliorare ulteriormente la formulazione probiotica affiancando a L. crispatus gli altri lattobacilli “super distruttori di biofilm”: L. rhamnosus, L. reuteri e L. plantarum. Che hanno anche un altro ruolo importante: supportano e nutrono L. crispatus, aiutandolo a colonizzare in modo più facile e stabile l’ambiente vaginale (di questo fenomeno, detto “cross-feeding” abbiamo parlato qui).

In sintesi

La vaginosi batterica torna così spesso perché l’antibiotico, da solo, combatte l’episodio acuto ma non risolve i due meccanismi sottostanti che la alimentano: il biofilm batterico che persiste, e il mancato ripristino di un microbiota davvero protettivo. Integrare la terapia con un probiotico mirato, formulato nel modo corretto, significa agire su entrambi i fronti: non solo per stare meglio adesso, ma per ridurre concretamente il rischio che il problema si ripresenti.

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Fonti scientifiche

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