Il sole è benefico e indispensabile: regola il ritmo circadiano, migliora l’umore, contribuisce alla sintesi della vitamina D. Ma è anche una delle principali fonti di stress per la pelle. E il problema è che la gran parte dei danni non si vede subito, ma si accumula lentamente all’interno delle cellule: rughe profonde, macchie, e anche tumori cutanei sono spesso il risultato di decenni di esposizione ai raggi ultravioletti.
E qui, naturalmente, entrano in gioco le creme solari, che ci offrono molti benefici ma non sono uno scudo perfetto.
Per comprendere benefici e limiti delle creme solari, partiamo dagli effetti dei raggi UV sulla pelle.
Scottature: il danno immediato degli UVB
La luce solare contiene tre tipi di raggi ultravioletti: UVC, UVB e UVA. Gli UVC sono i più pericolosi, ma vengono bloccati dallo strato di ozono e non ci raggiungono. Gli UVB penetrano l’epidermide, cioè lo strato superficiale della pelle, e sono i principali responsabili delle scottature.
Questi raggi, infatti, vengono assorbiti dal DNA delle cellule cutanee e alterano la sua struttura, bloccando i normali processi cellulari. Se i danni non vengono prontamente riparati, la cellula inizia a mandare segnali di allarme che innescano una risposta infiammatoria e possono portare fino alla sua morte. Arrossamento, dolore, desquamazione (e persino febbre e spossatezza se la scottatura è severa) sono le conseguenze visibili.
L’aspetto più importante, però, è che le scottature non sono solo fastidiose e dolorose nell’immediato: ogni episodio lascia un segno. Una storia di scottature ripetute è infatti il principale fattore di rischio per il melanoma, il più aggressivo tumore della pelle. Gli studi dimostrano che chi ha avuto scottature ha un rischio di melanoma superiore di una volta e mezzo rispetto a chi non ne ha avute.
Come proteggersi? Qui entra in gioco l’SPF (Sun Protection Factor), il numero che vedi sulle confezioni. L’SPF misura infatti la protezione contro gli UVB:
- SPF 15 filtra circa il 93% degli UVB
- SPF 30 circa il 97%
- SPF 50 circa il 98%.
Come si vede, aumentando l’SPF della crema solare i benefici diventano progressivamente più piccoli: un fattore 50 non protegge il doppio di un fattore 25. Più importante che scegliere fattori altissimi, allora, è utilizzare correttamente il prodotto (vedi capitolo finale dell’articolo): cosa che quasi nessuno fa.
Fotoaging: il danno lento degli UVA
I raggi UVA arrivano molto più in profondità nella pella, fino al derma. Attraversano le nuvole e persino il vetro, agendo per 365 giorni l’anno senza che ce ne accorgiamo. Non bruciano, ma provocano danni che si accumulano silenziosamente.
Quando gli UVA vengono assorbiti dalla pelle causano la produzione di radicali liberi: molecole instabili e aggressive, che attaccano il collagene (la proteina che dà struttura e compattezza alla pelle), degradano l’elastina (che le conferisce elasticità) e stimolano processi infiammatori cronici. Il risultato è il fotoaging: rughe precoci, perdita di tonicità, pelle spenta, e macchie scure irregolari causate da una distribuzione non uniforme della melanina.
Gli UVA contribuiscono anche al rischio tumorale, perché il danno ossidativo che producono può, nel tempo, alterare irreversibilmente il DNA cellulare.
Come proteggersi? Il grado di protezione dagli UVA offerto da una crema non è indicato dall’SPF. Per gli UVA bisogna cercare creme ad ampio spettro, che coprono l’intero range della radiazione solare rilevante. In Europa, la regolamentazione impone un rapporto minimo tra protezione UVB e UVA: in pratica, diffidate di creme con SPF alto ma senza indicazioni sulla protezione UVA.
Alcune formulazioni avanzate integrano inoltre antiossidanti come vitamina C, vitamina E o acido ferulico, che neutralizzano i radicali liberi prima che facciano danni. Non sostituiscono i filtri UV, ma li completano.
I tumori della pelle
Le radiazioni UV sono il principale fattore ambientale modificabile per tutti i principali tumori cutanei. Oltre al melanoma (originato dai melanociti, le cellule del pigmento), gli UV contribuiscono allo sviluppo del carcinoma squamocellulare e del carcinoma basocellulare. Il meccanismo è lo stesso: accumulo di mutazioni nel DNA che, nel tempo, porta le cellule a sfuggire ai normali controlli di crescita.
Quanto proteggono le creme solari? Secondo gli studi scientifici, meno di quanto pensiamo. Non perché le creme non servano: il punto è che la loro efficacia dipende moltissimo da come vengono usate. La maggior parte delle persone ne applica troppo poca e non la riapplica abbastanza spesso. C’è poi un effetto paradossale per cui spesso chi usa la crema solare, sentendosi protetto, passa più tempo al sole e alla fine accumula più danni.
Come scegliere la crema solare e come utilizzarla correttamente
Le creme solari si dividono in due grandi categorie. I filtri organici (o chimici) assorbono la radiazione UV e la trasformano in calore innocuo. Quelli inorganici (o fisici), come ossido di zinco e biossido di titanio, la riflettono come uno specchio.
I filtri fisici sono considerati i più sicuri: non vengono assorbiti dalla pelle e proteggono da uno spettro più ampio di radiazione solare. Il limite è estetico: lasciano una patina biancastra difficile da sfumare, soprattutto sulle pelli scure. Le versioni colorate, che contengono ossidi di ferro, risolvono in parte questo problema e offrono in più una protezione parziale anche dalla luce visibile, che ha anch’essa un ruolo nell’invecchiamento cutaneo.
I filtri chimici sono più leggeri e invisibili, ma su alcuni pesano dubbi non ancora risolti: studi recenti hanno dimostrato che alcune molecole, come l’ossibenzone, vengono assorbite attraverso la pelle. Per ora non ci sono prove che le concentrazioni rilevate nel sangue abbiano effetti negativi sulla salute, ma la ricerca è ancora aperta. Alcuni filtri chimici sono poi tossici per i coralli e la fauna marina, motivo per cui alcune destinazioni turistiche (es. Hawaii, Key West) hanno vietato i prodotti che li contengono.
Fondamentale poi, perché la crema solare sia efficace, utilizzarla nel modo corretto:
- tutti i giorni: anche in città, anche con le nuvole
- in quantità sufficiente: mezzo cucchiaino per il viso, uno strato generoso per il corpo
- riapplicata ogni due ore e dopo il bagno.
E comunque nelle ore centrali della giornata (dalle 11 alle 16), quando i raggi UV sono più aggressivi, è bene non esporsi al sole o indossare maglietta e cappello a tesa larga.
Fonti scientifiche
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Silva, E. S., Tavares, R., Paulitsch, F. S., & Zhang, L. (2018). Use of sunscreen and risk of melanoma and non-melanoma skin cancer: A systematic review and meta-analysis. European Journal of Dermatology, 28(2), 186–201. https://doi.org/10.1684/ejd.2018.3251
Wei, M., He, X., Liu, N., & Deng, H. (2024). Role of reactive oxygen species in ultraviolet-induced photodamage of the skin. Cell Division, 19, 1. https://doi.org/10.1186/s13008-024-00107-z
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