CAMBIO D’ORA AUTUNNALE, SI DORME DAVVERO UN’ORA IN PIÙ?

Come ogni anno, l’ultima domenica di ottobre arriva il momento del cambio d’ora autunnale: spostiamo indietro le lancette dell’orologio, e quindi dormiamo un’ora in più.

Oppure no?

Quello che accade in occasione del cambio d’ora autunnale è in realtà più complesso e, secondo la scienza, i suoi effetti sul nostro benessere sono tutt’altro che benefici.

Ora solare, ora legale e bioritmi

Per capire l’impatto del cambio d’ora dobbiamo prima comprendere come funzioniamo. La nostra vita è regolata da tre “orologi” che per garantire il nostro benessere dovrebbero essere il più possibile allineati: l’orologio solare (il ciclo naturale di luce e buio), il nostro orologio biologico interno (o ritmo circadiano) e l’orologio sociale (gli orari di lavoro, scuola e impegni).

L’ora solare, che in Italia e in parecchi altri Paesi è in vigore soltanto durante l’autunno e l’inverno, è definita dal fatto che quando il sole si trova nel punto più alto dell’orizzonte sono all’incirca le ore 12.

Succede però che, man mano che andiamo verso l’estate e le giornate si allungano, il sole sorge sempre più presto. Se puntiamo la sveglia sempre alla stessa ora, a un certo punto ci ritroveremo a svegliarci quando il sole è già alto e quindi avremo “perso” delle preziose ore di luce – preziose anche dal punto di vista economico, perché quando è presente l’illuminazione naturale non c’è bisogno di quella artificiale.

È qui che entra in gioco l’ora legale. Si tratta di spostare le lancette avanti di un’ora, in modo che le ore di luce diurna coincidano con i periodi di maggiore attività.

Di per sé non sarebbe una cattiva idea. In effetti adattare l’orologio sociale a quello solare sarebbe la cosa migliore per il nostro benessere. Succedeva così, per esempio, nelle società contadine, dove ci si alzava all’alba e si andava a letto poco dopo il tramonto indipendentemente da quello che diceva l’orologio.

Il problema è che mentre gli orari dell’alba e del tramonto cambiano in modo estremamente graduale, solo di circa un minuto al giorno, il cambio dall’ora legale a quella solare e viceversa avviene improvvisamente. E il nostro orologio biologico non è in grado di adattarsi così in fretta. Questo crea una desincronizzazione circadiana: un conflitto tra la nostra biologia e le nostre abitudini che è alla base di parecchi effetti negativi. Non solo in primavera, quando con il passaggio all’ora legale dormiamo meno, ma anche in occasione del cambio d’ora autunnale, quando in teoria dovremmo guadagnare un’ora di sonno.

Il mito dell’ora di sonno in più: cosa succede davvero

Contrariamente a quanto si pensa, c’è poca evidenza scientifica a sostegno dell’idea che con il cambio d’ora autunnale si guadagni davvero un’ora di sonno. Anzi, gli studi indicano il contrario.

Indipendentemente da quando suona la sveglia, per circa 5-6 giorni dopo il cambio d’ora continuiamo a svegliarci alla stessa ora (cioè come se l’orario non fosse cambiato). Ma alla sera, seguendo l’orologio sociale, andiamo a letto un’ora dopo. E questo porta a una perdita di sonno, non a un guadagno!

Quella del cambio d’ora autunnale non è la notte in cui dormiamo un’ora in più: è quella in cui POTREMMO dormire un’ora in più ma non lo facciamo.

Inizia invece un periodo di faticoso adattamento al nuovo orario. Questo adattamento richiede circa una settimana, lasso di tempo in cui non solo tendiamo a dormire meno ma anche la qualità del nostro sonno diminuisce. Gli studi infatti riportano che, dopo il cambio d’ora autunnale, tipicamente impieghiamo più tempo ad addormentarci e il sonno è più frammentato, con un aumento dei movimenti notturni. E, purtroppo, le persone che già soffrono di un sonno disturbato tendono a subire questi effetti in modo più intenso.

Le conseguenze?

Come è ben noto, quando non riposiamo a sufficienza ne risentono immediatamente le nostre prestazioni mentali (attenzione, concentrazione, memoria, apprendimento), ma anche la capacità di prendere decisioni e la stabilità emotiva; e a livello fisico, nel tempo, le difese immunitarie si indeboliscono, la pressione sanguigna aumenta e il metabolismo degli zuccheri peggiora. Non a caso un sonno cronicamente disturbato aumenta il rischio di sviluppare serie patologie come il diabete e le malattie cardiovascolari.

cambio d'ora autunnale

Cambio d’ora autunnale e umore

Tra gli effetti del cambio d’ora autunnale sulla salute ce n’è uno inaspettato. Uno studio danese pubblicato nel 2017 riporta che, a seguito della transizione dall’ora legale all’ora solare, i ricoveri ospedalieri per episodi di depressione maggiore sono aumentati dell’11%; un effetto che, sebbene temporaneo, si protrae per oltre due mesi.

Si tratta di una conseguenza sorprendente, perché, su basi puramente cronobiologiche, una maggiore esposizione alla luce solare al mattino dovrebbe diminuire l’incidenza della depressione, non aumentarla – l’esposizione a luce intensa al mattino è addirittura utilizzata come terapia in alcuni casi di depressione. E l’effetto non si può attribuire al cambio d’ora di per sé, perché quando si passa dall’ora solare a quella legale non si verifica.

E allora qual è il problema?

La spiegazione più probabile ha a che fare con l’angoscia associata all’improvviso anticipo del tramonto, brusco promemoria dell’arrivo dell’inverno con le sue giornate brevi (specialmente nei Paesi nordici come appunto la Danimarca). Questo cambiamento può avere un impatto psicologico negativo sugli individui predisposti alla depressione, spingendoli oltre la soglia per sviluppare un episodio conclamato. Inoltre le persone che soffrono di depressione stagionale, e quindi hanno già sviluppato episodi depressivi in inverno, potrebbero percepire la transizione autunnale come presagio di una nuova depressione imminente, e questo potrebbe avere di per sé un effetto depressogeno.

Cambio d’ora, cosa dicono gli esperti?

Negli ultimi anni si è accumulata una notevole mole di dati scientifici sugli effetti negativi dei cambi d’ora. Di fronte a queste evidenze alcune organizzazioni scientifiche che si occupano di sonno, come le statunitensi American Academy of Sleep Medicine e Sleep Research Society, hanno assunto una posizione radicale e chiedono l’eliminazione completa dei cambi d’ora stagionali. A favore dell’ora solare permanente, che è meglio allineata con la nostra biologia: fondamentale è infatti esporsi alla luce di prima mattina, e se mantenessimo l’ora legale per tutto l’anno avremmo lunghi periodi di mattine buie.

Anche da noi l’Associazione Italiana Medicina del Sonno è favorevole all’abolizione dei cambi d’ora, riconoscendo che sia quello primaverile che quello autunnale alterano il ritmo circadiano e possono causare una serie di disturbi temporanei.

Nel frattempo, le strategie che gli esperti consigliano per minimizzare l’impatto sono queste:

  • Preparare il corpo. Nei giorni che precedono il cambio d’ora cerca di anticipare o posticipare gradualmente gli orari di sonno e veglia.

  • Esporsi alla luce. Al mattino esponiti il prima possibile alla luce naturale per riallineare il tuo orologio biologico.

  • No stimoli serali: Nelle ore serali riduci l’esposizione a illuminazione artificiale (schermi elettronici e luci intense), caffeina, pasti abbondanti e alcol.

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Fonti scientifiche

Harrison, Y. (2013). The impact of daylight saving time on sleep and related behaviours. Sleep medicine reviews17(4), 285-292. https://doi.org/10.1016/j.smrv.2012.10.001

Hansen, B. T., Sønderskov, K. M., Hageman, I., Dinesen, P. T., & Østergaard, S. D. (2017). Daylight savings time transitions and the incidence rate of unipolar depressive episodes. Epidemiology28(3), 346-353. https://doi.org/10.1097/EDE.0000000000000580

Malow, B. A. (2022). It is time to abolish the clock change and adopt permanent standard time in the United States: a Sleep Research Society position statement. Sleep45(12), zsac236. https://doi.org/10.1093/sleep/zsac236

Rishi, M. A., Cheng, J. Y., Strang, A. R., Sexton-Radek, K., Ganguly, G., Licis, A., … & Sullivan, S. S. (2024). Permanent standard time is the optimal choice for health and safety: an American Academy of Sleep Medicine position statement. Journal of clinical sleep medicine20(1), 121-125. https://doi.org/10.5664/jcsm.10898

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