Il Vitex agnus-castus, conosciuto in Italia come agnocasto o pepe dei monaci, è un arbusto mediterraneo con una storia medicinale lunga oltre duemila anni. La scienza moderna ha iniziato a comprendere perché funziona, in alcuni casi scoprendo che le intuizioni degli antichi erano sorprendentemente precise.
Le origini: due millenni di utilizzo tradizionale
Le tradizioni mediche dell’antico Egitto, Grecia, Roma e Persia impiegavano l’agnocasto principalmente per disturbi della sfera femminile come dolori mestruali, scarsa produzione di latte nelle neomamme, infertilità; ma anche per alleviare il mal di stomaco, le convulsioni, l’acne, e come tranquillante. I monaci medievali usavano i suoi frutti essiccati come sostituto del pepe nero: non solo per insaporire il cibo, ma perché credevano che riducesse il desiderio sessuale, aiutandoli a mantenere il voto di castità. Da qui i nomi con cui è tuttora conosciuto: agnocasto appunto (cioè “agnello casto”), pepe dei monaci, chaste tree (“albero casto”) in inglese.
A partire dagli anni Novanta, la ricerca scientifica ha iniziato a indagare sistematicamente le proprietà medicinali dell’agnocasto. Ciò che è emerso è una pianta con almeno tre meccanismi d’azione distinti, che agiscono su sistemi biologici diversi e spiegano in modo sorprendentemente coerente molte delle applicazioni tradizionali. Comprese quelle apparentemente contraddittorie, come favorire la fertilità e ridurre il desiderio sessuale.
1) Prolattina, mastodinia e ciclo irregolare
Il meccanismo d’azione meglio documentato dell’agnocasto riguarda la prolattina, un ormone prodotto dall’ipofisi, una piccola ghiandola situata alla base del cervello. La prolattina ha il compito principale di stimolare la produzione di latte dopo il parto, ma al di fuori della gravidanza e dell’allattamento contribuisce alla regolazione di molti sistemi biologici, tra cui il ciclo mestruale ma anche il sistema immunitario, il metabolismo, le ossa, l’umore.
Molte donne, pur avendo di base livelli di prolattina normali, durante il periodo premestruale presentano picchi che alterano l’equilibrio ormonale e stimolano il tessuto mammario. È in questa zona grigia tra normalità e patologia che si collocano molti dei disturbi per cui l’agnocasto si è dimostrato utile. I suoi frutti contengono molecole chiamate diterpeni (in particolare il rotundifurano e la viteagnusina) che si legano agli stessi recettori cerebrali su cui agisce la dopamina. Ora, la dopamina è un neurotrasmettitore che ha tra le sue funzioni quella di tenere freno la produzione di prolattina: mimando l’azione della dopamina, l’agnocasto riesce ad abbassare i picchi anomali di prolattina. Si dimostra così utile per contrastare alcune condizioni:
-
Tensione e dolore al seno prima delle mestruazioni (mastodinia ciclica). La prolattina stimola il tessuto ghiandolare del seno causando gonfiore e dolore, che sono tra i sintomi più comuni della sindrome premestruale. L’utilizzo dell’agnocasto per alleviare questo disturbo è stato oggetto di oltre venti studi, che dimostrano in modo coerente la sua efficacia, in alcuni casi pari a quella dei farmaci.
-
Irregolarità mestruali. La prolattina elevata accorcia la seconda metà del ciclo (fase luteale), riducendo il progesterone. L’agnocasto normalizza questa fase, allungandola e aumentando il progesterone prodotto.
- Infertilità da insufficienza luteale. Quando la fase luteale è troppo corta o il progesterone troppo basso, l’impianto dell’embrione diventa difficile. In un trial clinico su 37 donne con insufficienza luteale dovuta a prolattina elevata, il trattamento con agnocasto ha normalizzato la fase luteale e i livelli di progesterone; e durante lo studio nel gruppo trattato si sono verificate due gravidanze inattese.
La Commissione E tedesca (l’organismo che in Germania valuta i medicinali vegetali) ha approvato l’utilizzo dell’agnocasto per le irregolarità del ciclo mestruale, la sindrome premestruale e la mastodinia. L’Agenzia Europea dei Medicinali (EMA) ha rilasciato una valutazione positiva per il trattamento della sindrome premestruale.
2) Sistema oppioide e sindrome premestruale
Il corpo umano produce naturalmente sostanze simili alla morfina, chiamate endorfine, che regolano la percezione del dolore, l’umore e il benessere generale. Questo sistema, detto sistema oppioide endogeno, è strettamente intrecciato con il ciclo ormonale femminile: i livelli di endorfine fluttuano infatti insieme a estrogeni e progesterone, e calano bruscamente nella fase premestruale. Si ritiene che proprio questo calo contribuisca all’irritabilità e ai dolori diffusi tipici della sindrome premestruale: una sorta di sindrome da astinenza ormonale che si ripete ogni mese.
L’estratto di agnocasto stimola in modo moderato alcuni recettori oppioidi. Uno dei flavonoidi presenti in quantità più rilevante nei frutti di agnocasto, la vitexina, in studi su animali ha mostrato un’attività analgesica significativa mediata proprio dai recettori oppioidi.
Su questa base, l’agnocasto può essere utile in caso di:
-
Dolori mestruali (dismenorrea): L’attivazione dei recettori oppioidi contribuisce ad alzare la soglia del dolore viscerale, riducendo l’intensità dei crampi.
-
Dolori premestruali diffusi. L’ipersensibilità fisica che molte donne sperimentano nei giorni prima delle mestruazioni, come abbiamo visto, dipende in parte dalla riduzione dei livelli di endorfine.
- Sintomi psicologici della sindrome premestruale. Irritabilità, tensione emotiva e umore instabile nella fase premestruale sono anch’essi in parte attribuibili al calo delle endorfine.
L’utilizzo dell’agnocasto per contrastare sintomi fisici e psicologici della sindrome premestruale è stato oggetto di una ventina di studi: quasi tutti confermano la sua efficacia, in alcuni casi con un effetto molto pronunciato.
3) Azione estrogenica e disturbi della menopausa
Gli estrogeni non hanno gli stessi effetti in ogni tessuto, perché esistono due tipi di recettori attraverso cui agiscono: il recettore alfa e il recettore beta. Questa distinzione è cruciale per capire il profilo di sicurezza dell’agnocasto. Il recettore alfa è quello più associato alla proliferazione cellulare nell’utero e nel tessuto ghiandolare del seno: è per questo che la terapia ormonale sostitutiva classica, che lo attiva, aumenta il rischio di tumori estrogeno-dipendenti della mammella e dell’endometrio. Il recettore beta, invece, ha spesso un ruolo opposto: è presente soprattutto nel cervello, nelle ossa, nel sistema vascolare e nel colon, e tende ad avere effetti antiproliferativi e protettivi.
I componenti dell’agnocasto (in particolare i suoi flavonoidi: apigenina, vitexina e pendulentina) si legano ai recettori per gli estrogeni, con una spiccata preferenza per il recettore beta. Questo significa che la pianta esercita effetti di tipo estrogenico (anche se molto più deboli rispetto agli estrogeni veri e propri) nei tessuti dove il recettore beta è dominante, in teoria senza stimolare la proliferazione dell’endometrio o del tessuto mammario ghiandolare e quindi con un profilo di sicurezza molto migliore degli estrogeni. Questo vantaggio, tuttavia, non è ancora stato oggetto di studi clinici a lungo termine.
L’azione estrogenica selettiva dell’agnocasto può aiutare a contrastare alcuni disturbi che si manifestano in menopausa proprio per il drastico calo nella produzione endogena di estrogeni. In particolare, le applicazioni validate da studi scientifici sono le seguenti:
- Vampate di calore e sudorazioni notturne. Uno studio randomizzato in doppio cieco su 52 donne ha trovato una riduzione di questi sintomi vasomotori rispetto al placebo dopo due mesi di trattamento.
- Ansia e umore. Il recettore estrogenico di tipo beta è abbondante nell’ippocampo e nell’amigdala, aree cerebrali centrali per la regolazione emotiva. La capacità dell’agnocasto di ridurre sia l’ansia che la depressione che possono accompagnare la transizione menopausale è stata dimostrata da due studi clinici.
Gli utilizzi non confermati
Due usi tradizionali dell’agnocasto rimangono per il momento privi di validazione scientifica, e anzi sembrano contraddire quanto sappiamo sul meccanismo d’azione di questa pianta: la sua capacità di ridurre il desiderio sessuale (abbassare la prolattina dovrebbe aumentare il desiderio sessuale, perché la prolattina alta lo riduce) e di promuovere la lattazione (anche in questo caso abbassare la prolattina dovrebbe avere l’effetto opposto).
Il paradossale utilizzo dell’agnocasto per abbassare la libido si può in parte spiegare se ci rendiamo conto che prolattina e desiderio sessuale hanno una relazione a campana: sia prolattina alta che prolattina bassa si associano a un calo del desiderio. Studi recenti hanno dimostrato che, in donne con prolattina nella norma, quelle con i livelli più bassi mostrano un desiderio sessuale inferiore: probabilmente perché la prolattina contribuisce a mantenere normali livelli di testosterone, e il testosterone è l’ormone maggiormente associato al desiderio, sia negli uomini che nelle donne. Nei monaci medievali l’agnocasto potrebbe aver abbassato la prolattina al di sotto del punto ottimale, riducendo indirettamente il testosterone e con esso il desiderio.
L’utilizzo dell’agnocasto come galattagogo è più difficile da spiegare e potrebbe riflettere una confusione storica tra preparazioni diverse: parti differenti della pianta, dosi differenti, o addirittura specie differenti del genere Vitex usate in contesti diversi che nel tempo sono state attribuite alla stessa pianta.
Entrambi questi usi rimangono oggi privi di supporto scientifico, e non vi è indicazione per impiegare l’agnocasto con queste finalità.
Precauzioni e controindicazioni. L’agnocasto è generalmente ben tollerato. Gli effetti avversi sono rari e si limitano sostanzialmente a lieve mal di testa, nausea, eruzioni cutanee e irregolarità mestruali nei primi cicli di trattamento. È controindicato in gravidanza, durante l’allattamento e in donne che assumono contraccettivi ormonali o terapia ormonale sostitutiva, con cui può interferire. Le donne con condizioni ormono-dipendenti (come fibromi uterini, endometriosi o tumori sensibili agli estrogeni) e chi assume farmaci dopaminergici (inclusi farmaci per la nausea comuni come la metoclopramide) devono consultare il medico prima dell’uso. In caso di sospetta iperprolattinemia, è sempre necessario escludere cause organiche prima di ricorrere a rimedi fitoterapici.
Fonti scientifiche
Niroumand, M. C., Heydarpour, F., & Farzaei, M. H. (2018). Pharmacological and therapeutic effects of Vitex agnus-castus L.: A review. Pharmacognosy Reviews, 12(23). https://doi.org/10.4103/phrev.phrev_22_17
Puglia, L. T., Lowry, J., & Tamagno, G. (2023). Vitex agnus castus effects on hyperprolactinaemia. Frontiers in endocrinology, 14, 1269781. https://doi.org/10.3389/fendo.2023.1269781
Ooi SL, Watts S, McClean R, Pak SC. Vitex agnus-castus for the treatment of cyclic mastalgia: a systematic review and meta-analysis. Journal of Women’s Health. 2020;29(2):262–278. https://doi.org/10.1089/jwh.2019.7770
Milewicz A, Gejdel E, Sworen H, et al. Vitex agnus castus extract in the treatment of luteal phase defects due to latent hyperprolactinemia. Arzneimittelforschung. 1993;43(7):752–756. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/8369008/
Webster DE, He Y, Chen SN, et al. Opioidergic mechanisms underlying the actions of Vitex agnus-castus L. Biochemical Pharmacology. 2011;81(1):170–177. https://doi.org/10.1016/j.bcp.2010.09.013
Verkaik, S., Kamperman, A. M., van Westrhenen, R., & Schulte, P. F. (2017). The treatment of premenstrual syndrome with preparations of Vitex agnus castus: a systematic review and meta-analysis. American journal of obstetrics and gynecology, 217(2), 150-166. https://doi.org/10.1016/j.ajog.2017.02.028
Wuttke W, Jarry H, Christoffel V, Spengler B, Seidlova-Wuttke D. Chaste tree (Vitex agnus-castus) — pharmacology and clinical indications. Phytomedicine. 2003;10(4):348–357. https://doi.org/10.1078/094471103322004866
Csupor D, Lantos T, Hegyi P, et al. Vitex agnus-castus in premenstrual syndrome: a meta-analysis of double-blind randomised controlled trials. Complementary Therapies in Medicine. 2019;47:102190. https://doi.org/10.1016/j.ctim.2019.08.024
Jarry H, Spengler B, Wuttke W, Christoffel V. In vitro assays for bioactivity-guided isolation of endocrine active compounds in Vitex agnus-castus. Maturitas. 2006;55 Suppl 1:S26–36. https://doi.org/10.1016/j.maturitas.2006.06.014
Liu, J., Burdette, J. E., Sun, Y., Deng, S., Schlecht, S. M., Zheng, W., … & Farnsworth, N. R. (2004). Isolation of linoleic acid as an estrogenic compound from the fruits of Vitex agnus-castus L.(chaste-berry). Phytomedicine, 11(1), 18-23. https://doi.org/10.1078/0944-7113-00331
Naseri R, Farnia V, Yazdchi K, et al. Comparison of Vitex agnus-castus extracts with placebo in reducing menopausal symptoms: a randomized double-blind study. Korean Journal of Family Medicine. 2019;40(6):362–367. https://doi.org/10.4082/kjfm.18.0067
Tayebi N, Zangeneh M, Norouzi E, et al. Effect of Vitex agnus-castus on depression of postmenopausal women: a randomized clinical trial. Shiraz E-Medical Journal. 2021;22(6):e107264. https://doi.org/10.5812/semj.103381
Zeidabadi, A., Emamghoreishi, M., Tayebi, N., & Akbarzadeh, M. (2022). Comparison of the effect of Salvia officinalis extract and Vitex agnus-castus extract on anxiety in postmenopausal women: A randomized, triple-blind, placebo-controlled trial. Bulletin of Pharmaceutical Sciences Assiut University, 45(1), 119-128. https://doi.org/10.21608/bfsa.2022.239367
Maseroli E, Scavello I, Rastrelli G, et al. Low prolactin level identifies hypoactive sexual desire disorder women with a reduced inhibition profile. Journal of Endocrinological Investigation. 2023;46(1):79–90. https://doi.org/10.1007/s40618-023-02101-8
Ti è piaciuto questo articolo? Allora fallo leggere anche ai tuoi amici!
Condividilo sui social e metti un “mi piace” al nostro profilo!