LA CREMA SOLARE BLOCCA LA VITAMINA D? COSA DICE DAVVERO LA RICERCA SCIENTIFICA

Ti sei mai chiesta se la crema solare possa ridurre o bloccare la produzione di vitamina D? La preoccupazione è fondata: in questo articolo ti spieghiamo quale risposta emerge dalla ricerca scientifica.

Per decenni la vitamina D è stata associata quasi esclusivamente alla salute delle ossa e alla prevenzione del rachitismo nei bambini. Sappiamo oggi che il suo ruolo è molto più ampio: è un ormone che agisce su quasi tutti i tessuti del corpo, ed è implicata nella funzione immunitaria, nella forza muscolare, nel controllo dell’infiammazione e, secondo dati crescenti, nella riduzione del rischio di alcune malattie autoimmuni, cardiovascolari e oncologiche. Eppure la sua carenza è diffusissima, e non solo nei Paesi nordici: in Brasile, per esempio, uno studio su 600 volontari sani ha documentato livelli insufficienti di vitamina D in ben il 77% dei partecipanti!

Crema solare e vitamina D: il paradosso della luce solare

La principale fonte di vitamina D non è il cibo ma il sole. Più precisamente, è la radiazione UVB (la componente dello spettro solare con lunghezze d’onda tra 290 e 315 nanometri) a innescare nella pelle la conversione di una molecola chiamata 7-deidrocolesterolo in pre-vitamina D₃, la quale viene poi trasformata dal fegato e dai reni nella forma attiva dell’ormone.

Il problema è che la radiazione UVB è la stessa che provoca anche le scottature solari. Le creme solari sono progettate esattamente per assorbirla e bloccarla. In teoria, quindi, una protezione solare efficace dovrebbe ridurre anche la sintesi di vitamina D.

Ci sono poi i diversi SPF (Sun Protection Factor): come incidono sulla vitamina D? Più aumenta l’SPF, maggiore è la quantità di UVB bloccata dalla crema. Dal momento che proprio gli UVB stimolano la sintesi di vitamina D, è logico aspettarsi che SPF molto elevati abbiano un impatto maggiore sulla sua produzione.

Ma cosa dicono in proposito gli studi scientifici?

Laboratorio contro realtà

Gli studi condotti in laboratorio in condizioni controllate hanno dimostrato senza dubbi che la crema solare riduce drasticamente, o addirittura azzera, l’aumento di vitamina D nel sangue. E non servono creme ad altissimo SPF: già con SPF 8 o SPF 15, applicate correttamente in tutto il corpo, la produzione di vitamina D viene quasi completamente soppressa.

Uno studio, utilizzando una crema con SPF 8, ha quantificato con precisione l’effetto dello spessore applicato. Ricordiamo che 8 è considerato un fattore di protezione basso, adatto solo a pelli molto scure, già abbronzate o per esposizioni molto brevi. Ebbene, con lo strato raccomandato di 2 mg per cm² di pelle, i ricercatori hanno sì osservato un aumento di vitamina D, ma tanto variabile da persona a persona da non poter essere distinto da una fluttuazione casuale. Riducendo lo spessore la produzione diventava affidabile e aumentava in modo esponenziale.

Tuttavia, e qui sta il punto cruciale, quello che succede in laboratorio non è quello che succede nella vita reale.

Due grandi studi effettuati in Australia, nei quali veniva fornita ai partecipanti una crema con SPF 16-17 con istruzioni di applicarla quotidianamente su viso, collo e braccia, dopo mesi di utilizzo non hanno trovato alcuna differenza nei livelli di vitamina D rispetto a chi aveva utilizzato una crema placebo (priva di filtro solare) oppure aveva utilizzato la protezione solare a propria discrezione. Uno studio condotto in Brasile (in inverno) ha osservato che esporsi al sole per 15 minuti con SPF 30 oppure senza protezione provocava un aumento di vitamina D del tutto equivalente.

Integrando i risultati di questi ed altri studi, le revisioni scientifiche concludono che le prove disponibili non supportano l’idea che l’uso quotidiano delle creme solari riduca la vitamina D nella vita reale.

crema solare vitamina d

Il motivo: nessuno usa la crema nel modo giusto

Come si conciliano questi dati apparentemente contraddittori? La risposta è semplice e un po’ scomoda: quasi nessuno applica la crema solare nel modo corretto.

I test di laboratorio valutano le creme con spessori di 2 mg/cm², ma mediamente le persone ne usano meno della metà. Con strati più sottili la crema non fornisce la protezione indicata sull’etichetta, e lascia passare una quota di UVB sufficiente a stimolare la sintesi di vitamina D. Questo spiega perché nella realtà la crema non sembra bloccarla.

Succede poi che, normalmente, chi usa la protezione solare si espone al sole più di chi non la usa, e applicandola in modo scorretto può finire per avere livelli di vitamina D addirittura superiori a chi non fa uso di creme solari. E questo confonde i risultati degli studi.

Naturalmente c’è anche il rovescio della medaglia: se la crema non è applicata in quantità adeguata, non protegge nemmeno la pelle come dovrebbe.

L’eccezione: gli SPF molto alti

C’è però un’eccezione che i dati più recenti mettono in luce. Un altro studio australiano, il primo a testare creme ad alto SPF (50+) in condizioni reali per un anno intero, ha trovato risultati diversi dai precedenti. Il gruppo che applicava quotidianamente la crema solare ha avuto un aumento medio di vitamina D di 5 ng/ml in meno rispetto al gruppo che utilizzava la protezione solare a propria discrezione, e un tasso di carenza di vitamina D del 10% in più.

Non sono numeri enormi (per avere un riferimento, pensiamo che la vitamina D è considerata normale quando supera i 20 ng/ml), ma dimostrano che gli SPF molto alti hanno un effetto misurabile anche negli scenari di vita reale, e in persone con livelli di vitamina D già borderline possono fare la differenza.

Vitamina D e crema solare: come orientarsi?

La conclusione scientifica è che sì, le creme solari riducono le produzione di vitamina D, e dobbiamo inevitabilmente mediare tra vitamina D e danni alla pelle.

In che modo? Ecco qualche linea guida basata sul buon senso:

  • Le scottature vanno evitate nel modo più assoluto. Non solo per il fastidio immediato, ma perché rappresentano un importante fattore di rischio per i tumori della pelle, incluso il melanoma. Una scottatura è un danno certo al DNA, mentre la sintesi di vitamina D avviene molto prima che la pelle si arrossi.

  • Un’esposizione solare moderata e prudente rimane utile e salutare, anche per gli effetti del sole sul ritmo circadiano e sull’umore, senza arrivare al punto da mettere una crema con SPF 50 tutti i giorni, tutto l’anno. Considera che basta relativamente poco (circa 1/3 della dose di UVB necessaria a far arrossare la pelle) per produrre la massima quantità di vitamina D possibile: un’esposizione ulteriore non serve a produrre più vitamina (perché il corpo, per evitare livelli eccessivi che sarebbero tossici, degrada quella in eccesso) ma aumenta solo il rischio di danni cutanei.

  • Se, ciononostante, i livelli di vitamina D restano bassi (il che si verifica con un semplice esame del sangue) la soluzione più efficace e sicura è l’integrazione orale. Anche d’estate.

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Domande frequenti sulla crema solare e la vitamina D

La crema solare blocca completamente la vitamina D?

No. In laboratorio, quando la crema viene applicata nello spessore corretto su tutta la pelle, la produzione di vitamina D può ridursi drasticamente. Nella vita reale, però, la maggior parte delle persone utilizza quantità molto inferiori rispetto a quelle testate negli studi, lasciando passare una quota di raggi UVB ancora sufficiente a stimolare la sintesi di vitamina D.

Gli SPF molto alti riducono di più la vitamina D?

Sì, almeno in parte. Gli SPF elevati bloccano una quantità maggiore di raggi UVB, cioè la componente della luce solare necessaria alla produzione di vitamina D. Gli studi più recenti suggeriscono che un utilizzo quotidiano e corretto di SPF 50+ possa ridurre moderatamente i livelli di vitamina D rispetto a un uso occasionale della protezione solare.

È meglio evitare la crema solare per produrre più vitamina D?

No. Le scottature rappresentano un importante fattore di rischio per il melanoma e per altri tumori cutanei. E inoltre troppo sole non fa produrre più vitamina D: la massima produzione si ha per dosi di UVB pari a circa 1/3 quelle necessarie per far arrossare la pelle. Se i livelli di vitamina D sono bassi, la soluzione più sicura ed efficace rimane l’integrazione orale, non l’esposizione solare eccessiva.

Fonti scientifiche

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Neale, R. E., Khan, S. R., Lucas, R. M., Waterhouse, M., Whiteman, D. C., & Olsen, C. M. (2019). The effect of sunscreen on vitamin D: a review. British Journal of Dermatology, 181(5), 907–915. https://doi.org/10.1111/bjd.17980

Pereira, L. A., Luz, F. B., Carneiro, C. M. M. O., Xavier, A. L. R., Kanaan, S., & Miot, H. A. (2019). Evaluation of vitamin D plasma levels after mild exposure to the sun with photoprotection. Anais Brasileiros de Dermatologia, 94(1), 56–61. https://doi.org/10.1590/abd1806-4841.20198070

Tran, V., Duarte Romero, B. L., Andersen, H., Clarke, M., Collins, L. G., Dawson, T., Hartel, G., Lefevre, J. G., Lucas, R. M., & McLeod, D. S. A. (2025). Effect of daily sunscreen application on vitamin D: findings from the open-label randomized controlled Sun-D Trial. British Journal of Dermatology, 193(6), 1128–1137. https://doi.org/10.1093/bjd/ljaf310

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