DISBIOSI DA ANTIBIOTICI: ECCO COME AIUTARE IL MICROBIOTA A RECUPERARE

Gli antibiotici sono senza alcun dubbio un presidio fondamentale, che ha rivoluzionato il mondo della medicina e la salute pubblica. Tuttavia l’attenzione dei medici si sta sempre più focalizzando sugli effetti collaterali di questi farmaci, e in particolare quelli legati alla loro capacità di alterare il microbiota. Sì, perché nessun antibiotico è così selettivo da agire solo sul batterio che deve essere eliminato: tutti, in misura maggiore o minore, uccidono anche i batteri benefici che compongono il nostro microbiota. Come conseguenza, ogni volta che assumiamo un antibiotico le comunità batteriche residenti nel nostro organismo subiscono una profonda perturbazione, e il nostro benessere può risentirne.

Tra gli effetti più comuni della disbiosi da antibiotici abbiamo una maggiore suscettibilità ai germi patogeni intestinali, tra cui Clostridium difficile: un batterio spesso presente in piccole quantità nell’intestino delle persone sane, ma che a seguito di terapie antibiotiche, approfittando della scomparsa di altre specie che lo contrastano, riesce a prendere il sopravvento e a provocare un’infezione che può essere anche seria. Si stima che la diarrea da antibiotici sia causata da Clostridium difficile nel 10-25% dei casi.

Gli scienziati hanno analizzato cosa succede al microbiota durante una terapia antibiotica e cosa possiamo fare per aiutarlo a riprendersi più rapidamente e per prevenire gravi effetti collaterali. Vediamo i risultati.

antibiotici

Cosa succede al microbiota durante una terapia antibiotica?
Quando assumiamo un antibiotico la composizione del microbiota – cioè le specie batteriche che lo compongono e le relative proporzioni – cambia subito in modo radicale, e durante tutto il corso della terapia e per qualche tempo dopo continua a subire rapide variazioni. Gradualmente poi ritrova una composizione stabile, che può essere più o meno simile a quella pre-antibiotico: in qualche caso è molto diversa, il che significa che l’antibiotico ha provocato un cambiamento definitivo.

Un fatto fondamentale è che lo stato finale del microbiota, e la dinamica attraverso cui viene raggiunto, cambiano moltissimo a seconda dei casi.

Quali sono allora i fattori che influenzano la risposta del microbiota all’antibiotico?
Perché in alcuni casi il farmaco crea una perturbazione maggiore e in altri minore? E perché a volte il microbiota riesce a tornare a una situazione simile a quella iniziale, e a volte no?

Un primo fattore è rappresentato dalla composizione iniziale del microbiota, che può essere più o meno sensibile all’azione di un dato antibiotico.

Importante risulta poi l’apporto di batteri dall’ambiente esterno: questi vanno a riempire i vuoti che l’antibiotico ha creato nel microbiota e contribuiscono a stabilizzarlo. I ricercatori hanno visto, ad esempio, che topolini ospitati in gabbie singole, quindi privati dello scambio di germi dovuto al contatto coi loro simili, mostrano un recupero più lento.

Ma esiste un terzo fattore particolarmente interessante: l’alimentazione. Se si alimentano i topi con una dieta povera di fibre, infatti, si osserva che durante la terapia antibiotica il microbiota subisce una perturbazione più profonda, e che il successivo recupero è più lento e incompleto: alcune famiglie di batteri si estinguono in modo definitivo, e la diversità finale del microbiota (cioè il numero di specie presenti, che è un indicatore della sua “buona salute”) risulta inferiore a quella pre-antibiotico.

Non solo: se i topi vengono infettati con C. difficile, quelli che consumano molte fibre riescono a guarire spontaneamente nel giro di pochi giorni, mentre quelli che ne consumano poche non eliminano l’infezione finché le fibre non vengono reintrodotte della loro dieta.

In pratica: suggerimenti per aiutare il microbiota in difficoltà
Considerando i risultati delle ricerche, risulta evidente l’importanza di seguire un’alimentazione ricca di fibre: questo è consigliabile sempre, ma a maggior ragione diventa fondamentale quando dobbiamo fare una terapia antibiotica. Via libera dunque a frutta, verdura e cereali integrali, eventualmente da integrare con una supplementazione ulteriore di fibre prebiotiche.

L’apporto di batteri dall’ambiente esterno, poi, nelle nostre case fin troppo igienizzate risulta ridotto. Può essere allora una buona idea aiutarsi con l’assunzione di probiotici: in questo modo andiamo a riempire i vuoti creati dall’antibiotico con batteri controllati e dalle proprietà benefiche certe. Diversi studi dimostrano che i probiotici sono efficaci nel contrastare la diarrea da antibiotici.

Il nostro consiglio
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Per approfondire, abbiamo parlato di antibiotici anche qui:
Antibiotico-resistenza: un allarme globale

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