DISBIOSI: QUANDO LA COLPA È DEI FARMACI

Senza dubbio sei a conoscenza del fatto che gli antibiotici hanno la capacità di alterare severamente il microbiota dell’organismo (se vuoi approfondire, ne abbiamo parlato in questo articolo). Quello che forse non sai, però, è che gli antibiotici non sono gli unici farmaci a presentare questo effetto collaterale. La ricerca scientifica degli ultimi anni sta mettendo il luce che sono moltissimi i farmaci in grado di agire, in bene o in male, sul microbiota. Quali sono le ripercussioni sulla nostra salute? Cosa possiamo fare per proteggerci dalle disbiosi indotte dai farmaci? Ne parliamo in questo articolo.

molti farmaci provocano disbiosi intestinale

Il microbiota contribuisce in modo essenziale al nostro benessere. Nell’intestino ospitiamo migliaia di miliardi di batteri, appartenenti ad oltre 500 specie diverse, che influenzano il funzionamento dell’intero organismo. Influenza che può essere positiva, quando le comunità batteriche si trovano in una condizione di eubiosi; ma anche negativa, se al contrario è presente una disbiosi.

La disbiosi è generalmente caratterizzata da una riduzione nella diversità dei microrganismi che costituiscono il microbiota, associata a un aumento delle specie potenzialmente patogene. Può manifestarsi con sintomi come gonfiore, diarrea, stitichezza, oppure essere asintomatica; nondimeno rappresenta un potenziale rischio per l’organismo a breve e a lungo termine, essendo associata ad una maggiore probabilità di sviluppare numerose patologie sia acute (come l’infezione intestinale da Clostridium difficile) che croniche (ad esempio malattie infiammatorie intestinali, diabete, obesità).

Uno dei principali fattori che influenzano la composizione del microbiota intestinale è l’alimentazione, con una dieta ricca di fibre e di alimenti vegetali e poco processati che risulta protettiva per la salute. Ma un secondo fattore a volte sottovalutato è l’assunzione di farmaci – e non solo antibiotici! Uno studio recente ha analizzato l’azione di oltre mille farmaci su 40 comuni batteri intestinali, trovando che più di un quarto dei farmaci non antibiotici inibiscono la crescita di almeno una specie batterica. E purtroppo i batteri più sensibili sono proprio quelli collegati a un microbiota sano.

Ma vediamo una per una quali sono le categorie farmacologiche più a rischio.

Inibitori di pompa protonica (IPP)
Omeprazolo, lansoprazolo, pantoprazolo… Sono i farmaci d’elezione per il trattamento dell’ulcera e del reflusso gastroesofageo, e per la protezione gastrica dei pazienti in terapia con FANS, cortisonici o anti-aggreganti. Gli IPP sono tra i farmaci più prescritti in assoluto, spesso anche per disturbi gastrointestinali banali e per periodi molto prolungati. E invece il loro abuso andrebbe assolutamente evitato. Questi farmaci infatti possono avere effetti collaterali seri, tra i quali importanti disbiosi intestinali.

Perché? Gli IPP agiscono riducendo la produzione di acidi nello stomaco. Minore acidità gastrica significa anzitutto maggiori probabilità di sopravvivenza per i batteri che ingeriamo insieme al cibo. Significa anche che gli organismi del microbiota orale riescono a discendere il tubo digerente e colonizzare l’intestino. Cambiamenti del pH gastrico, infine, sono associati a modifiche nella digestione, e questo significa che le fonti nutritive per i batteri intestinali cambiano.

Tutto questo fa sì che gli inibitori di pompa protonica alterino in modo importante il microbiota intestinale. La sua diversità diminuisce già dopo una settimana di assunzione. In caso di utilizzo a lungo termine, poi, nella metà dei pazienti si instaura la sindrome da sovracrescita batterica nell’intestino tenue (SIBO): la diminuzione dell’acidità gastrica fa crescere a dismisura il numero di batteri presenti nello stomaco e nel tenue, con sintomi che, da lievi nei primi mesi di assunzione, diventano rilevanti e non di rado severi a partire dal sesto mese. Infine gli IPP aumentano l’infiammazione intestinale e il rischio di infezioni intestinali da Clostridium difficile, Salmonella e Campylobacter.

Antinfiammatori non steroidei (FANS)
Aspirina, ibuprofene, naprossene, ketoprofene… Anche gli antinfiammatori non steroidei sono farmaci usati e abusati, spesso autoprescritti anche per piccoli disturbi. Paradossalmente, questi antinfiammatori infiammano lo stomaco e l’intestino tenue, e possono causare ulcerazioni e sanguinamento. Gli effetti collaterali gastrointestinali dei FANS sono ben noti, e per minimizzarli spesso vengono affiancati a “protettori gastrici” (cioè inibitori di pompa protonica); senonché questa combinazione peggiora ulteriormente i danni all’ultima parte dell’intestino tenue.

Studi scientifici hanno dimostrato che i FANS modificano in maniera peculiare il microbiota intestinale, tanto che dalle caratteristiche di quest’ultimo è possibile capire quale farmaco è stato utilizzato. I ricercatori pensano che sia proprio questa disbiosi a mediare, almeno in parte, i ben noti effetti collaterali di questa categoria farmacologica.

Metformina
Questo farmaco ipoglicemizzante, molto utilizzato nella terapia del diabete, modifica la composizione del microbiota intestinale, aumentando la proporzione di batteri potenzialmente patogeni come Escherichia coli, Klebsiella, Shigella, Salmonella. Circa un terzo dei pazienti che assumono metformina lamentano sintomi gastrointestinali come dolore addominale e diarrea, probabilmente legati proprio alla disbiosi scatenata dal farmaco.

È interessante osservare, però, che la metformina induce nel microbiota intestinale anche cambiamenti positivi. Rispetto ai pazienti diabetici non trattati, infatti, quelli in terapia con metformina hanno maggiori quantità di batteri benefici come Bifidobacterium bifidum, Akkermansia muciniphila, e altre specie che agiscono in senso antinfiammatorio e di rinforzo della barriera intestinale. Questo significa che, forse, anche l’azione farmacologica della metformina si esplica almeno in parte attraverso modifiche del microbiota.

Statine
Questi farmaci, largamente utilizzati per abbassare i livelli di colesterolo, sono in grado di alterare la composizione del microbiota e diminuirne la diversità. Questo può spiegare perché spesso il loro utilizzo sia associato a disturbi gastrointestinali come dolore, gonfiore, diarrea o stipsi.

Analogamente alla metformina, però, le statine sembrano anche contrastare alcuni dei cambiamenti patologici che si osservano nel microbiota dei pazienti con ipercolesterolemia: in particolare diminuiscono i batteri associati con lo sviluppo di aterosclerosi e quindi la progressione dell’ipercolesterolemia verso patologie cardiovascolari, e aumentano i batteri benefici dagli effetti antinfiammatori.

La soluzione
Dopo questa carrellata degli effetti negativi dei farmaci sul microbiota, la domanda viene naturale: come proteggersi?

Anzitutto teniamo a mente che i farmaci vanno assunti solo quando realmente necessari: modifiche nell’alimentazione, nello stile di vita, o l’utilizzo di rimedi naturali sono spesso sufficienti per risolvere situazioni non troppo severe. Ma se siamo costretti a sottoporci a una terapia farmacologica, e soprattutto se la terapia è prolungata, un grande aiuto ci viene dai probiotici. Come e più del microbiota fisiologico, i probiotici proteggono dalle disbiosi e dalla proliferazione di batteri patogeni, e mantengono o ristabiliscono l’eubiosi intestinale. Un trattamento di supporto con probiotici è quindi indicato in tutti i casi in cui siano presenti sintomi anche lievi di disbiosi, oppure se ne tema l’insorgenza: per esempio in occasione di terapie antibiotiche, assunzione di farmaci inibitori di pompa protonica, FANS, metformina o statine, oppure durante periodi di stress intenso.

In tutti questi casi, il nostro consiglio è di utilizzare NATURAFLORA PLUS.

Una o due capsule al giorno, per tutta la durata della terapia farmacologica. Questo probiotico di alta qualità può essere assunto senza alcun problema anche per periodi lunghissimi.

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