FARMACI E MICROBIOTA

Tutti sappiamo che lo stesso farmaco ad alcune persone provoca effetti collaterali, mentre ad altre no. O che, per avere i medesimi risultati, per alcune persone è sufficiente un dosaggio basso mentre altre hanno bisogno di dosaggi più elevati. Ma perché? Secondo le ultime scoperte scientifiche la risposta potrebbe essere (anche) nel nostro microbiota intestinale.

La risposta ai farmaci varia ampiamente da persona a persona. Le differenze individuali possono riguardare tutte le fasi dell’interazione tra un medicinale e l’organismo: assorbimento (quale quota del farmaco ingerito viene assorbita a livello intestinale e quindi entra nel sangue), distribuzione (in che quantità il farmaco raggiunge l’organo in cui deve agire e altri organi dove non serve), metabolismo (a quali trasformazioni chimiche va incontro), eliminazione (con che rapidità viene espulso dall’organismo). Ciascuno di questi passaggi può cambiare in base all’età, al sesso, all’etnia e allo specifico patrimonio genetico di una persona. E questo significa che sia l’efficacia che gli effetti collaterali dei farmaci possono mostrare differenze molto significative.

Tutto questo i medici lo sanno da tempo, anche se non sempre ne tengono conto nelle loro prescrizioni. Ma di recente è stata scoperta un’altra fonte di variabilità, finora insospettata: il microbiota intestinale.

Quando assumiamo un farmaco, di norma questo va incontro a reazioni biochimiche che lo modificano, trasformandolo in una sostanza con caratteristiche diverse: viene cioè metabolizzato. I metaboliti possono essere più o meno attivi e più o meno tossici del farmaco di partenza. Ne consegue che differenze nell’estensione con cui un farmaco viene metabolizzato si ripercuotono in differenze nella sua efficacia e nei suoi effetti collaterali.

La maggior parte del metabolismo dei farmaci ha luogo nel fegato, grazie alla presenza in quest’organo di enzimi specifici. Ma prima di essere assorbita e raggiungere il fegato, ogni sostanza che ingeriamo transita nell’intestino e qui entra in contatto con i miliardi di batteri che lo popolano. Questi microrganismi possono produrre una enorme varietà di enzimi; e tra questi, anche alcuni in grado di metabolizzare i farmaci.

Questo è stato dimostrato nel 2019 in uno studio dove i ricercatori dell’Università di Yale, Stati Uniti, hanno analizzato la capacità dei microrganismi intestinali di metabolizzare i farmaci. Studiando 76 diversi batteri rappresentativi del microbiota intestinale umano e 271 differenti medicinali, hanno trovato che due terzi dei farmaci erano metabolizzabili da almeno uno dei batteri. Questo significa che il metabolismo dei farmaci viene operato non solo dagli enzimi prodotti dal nostro fegato, ma anche da quelli prodotti dal nostro microbiota.

Se lo studio precedente si è concentrato sulle capacità dei singoli batteri, un ulteriore passo avanti lo ha fatto una successiva ricerca condotta all’Università di Princeton, sempre negli Stati Uniti. Qui gli scienziati hanno analizzato in che modo i farmaci vengono metabolizzati dal microbiota nel suo complesso, cioè dall’intera comunità batterica che popola il nostro intestino. Per farlo hanno raccolto campioni di feci da 21 donatori e hanno valutato l’azione di ciascuno dei 21 microbioti su centinaia di farmaci.

A questo punto bisogna ricordare che ciascuno di noi ospita un microbiota che è unico nella sua composizione, e quindi in linea teorica la sua capacità di metabolizzare i farmaci può variare rispetto ad altre persone. A conferma di questa ipotesi i ricercatori di Princeton hanno scoperto che alcuni farmaci vengono metabolizzati da tutti i microbioti, alcuni farmaci da nessuno, e alcuni vengono metabolizzati solo da certi microbioti (cioè da certe persone) ma non da altri. E quando il microbiota metabolizza un farmaco può trasformarlo sia in una sostanza inattiva, riducendo quindi la sua efficacia, che in una sostanza tossica, causando effetti collaterali. La composizione della nostra flora intestinale determina quindi se e in che misura un farmaco viene metabolizzato, e se il risultato ci farà bene oppure male.

Al momento queste conoscenze non sono ancora state implementate né nella ricerca farmaceutica né nelle indicazioni d’uso dei farmaci. Ma possiamo immaginare un futuro in cui nel formulare nuovi farmaci e nello studiare la loro azione e i loro effetti collaterali si terrà conto delle trasformazioni che il microbiota opera sul farmaco. O addirittura in cui sarà possibile personalizzare le terapie sulla base del microbiota di ogni singolo individuo.

Seguici sui nostri SOCIAL!

Approfondimenti, offerte speciali, notizie dal mondo naturale e tanto altro!
Clicca su “MI PIACE” per essere sempre aggiornato sulle nostre iniziative!