IPOTIROIDISMO: NON SOLO FARMACI

Quante persone conosci che soffrono di ipotiroidismo? Si tratta di una condizione molto frequente, e i farmaci attualmente disponibili possono solo rimpiazzare gli ormoni che la tiroide non riesce più a produrre, non ripristinare la sua funzionalità. Ma esistono alcuni rimedi naturali che possono essere di grande aiuto!

In questo articolo, una breve panoramica sul funzionamento della tiroide e come supportarla in modo naturale.

la tiroide è situata nella parte anteriore del collo, subito sopra allo sterno e davanti alla trachea

La tiroide, una piccola ghiandola situata alla base della gola, produce ormoni che influenzano praticamente tutte le funzioni dell’organismo. I due principali ormoni tiroidei si chiamano tiroxina (T4) e tri-iodo-tironina (T3). Quello prodotto in maggior quantità è il T4, che però ha solo un minimo effetto sull’organismo: all’occorrenza viene infatti convertito in T3, che è l’ormone più attivo.

Gli ormoni tiroidei contengono iodio, ragion per cui la tiroide ha bisogno di questo elemento per produrli. La funzione della tiroide è regolata dall’ipofisi, una ghiandola situata nel cervello, che tramite l’ormone TSH stimola la tiroide a produrre T3 e T4 secondo le necessità dell’organismo.

Ipotiroidismo: conclamato e subclinico
Quando la tiroide non funziona a sufficienza, cioè non produce abbastanza ormoni, si parla di ipotiroidismo. In questa situazione il livello di T3 e T4 nel sangue risulta ridotto, mentre il TSH, nel tentativo di stimolare la tiroide a lavorare di più, è elevato. L’ipotiroidismo influenza le reazioni chimiche che avvengono in tutto il corpo, determinando un rallentamento dei processi metabolici. I sintomi possono variare molto a seconda dei casi e comprendono spossatezza, aumento di peso, eccessiva sensibilità al freddo, stitichezza, secchezza della pelle, capelli assottigliati e fragili e/o caduta dei capelli, gonfiore al volto e alle palpebre, irregolarità mestruali, problemi di concentrazione e di memoria, depressione.

In molti casi si verifica una situazione in cui la tiroide riesce ancora a produrre una sufficiente quantità di ormoni, ma per farlo ha bisogno di essere maggiormente stimolata perché la sua funzionalità comincia a diminuire. In questo caso gli ormoni T3 e T4 hanno valori normali, mentre il TSH è elevato, e si parla di ipotiroidismo subclinico. È una condizione comune (riguarda il 5-10% della popolazione, per la maggior parte donne), e può progredire verso l’ipotiroidismo vero e proprio, anche se piuttosto lentamente: solo nel 5% dei casi si sviluppa ipotiroidismo conclamato nel giro di un anno. Si stima che i due terzi delle persone con ipotiroidismo subclinico non abbiano alcun sintomo. Nel restante terzo i sintomi sono simili a quelli dell’ipotiroidismo vero e proprio.

Nella maggior parte dei casi la causa dell’ipotiroidismo, conclamato o subclinico, è la tiroidite di Hashimoto. Si tratta di una malattia autoimmune in cui l’organismo attacca la sua stessa tiroide, intaccandone pian piano la funzionalità. La tiroidite di Hashimoto si riconosce dalla presenza nel sangue di anticorpi diretti contro la tiroide, detti anti-tireoglobulina (AbTG) e anti-perossidasi (AbTPO).

ipotiroidismo

La terapia: non solo farmaci
La tiroidite di Hashimoto non ha al momento una cura. In caso di ipotiroidismo conclamato la terapia medica consiste nel somministrare direttamente gli ormoni che la tiroide non riesce più a produrre (Eutirox o simili, tutti con principio attivo levotiroxina, che è la versione sintetica dell’ormone T4). L’efficacia di questi farmaci varia da paziente a paziente, in quanto dipende dalla trasformazione del T4 in T3, che è individuale.

Nell’ipotiroidismo subclinico, invece, in genere si somministra levotiroxina se il TSH è molto elevato, perché con il crescere di questo ormone aumenta anche il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari, oppure se ci sono chiari sintomi. Negli altri casi semplicemente si aspetta che la malattia avanzi, monitorando spesso la situazione.

Esistono però alcuni rimedi naturali in grado di rallentare la progressione della tiroidite, aiutare la tiroide a produrre quantità sufficienti di ormoni e migliorare i sintomi dell’ipotiroidismo, che a volte permangono anche durante il trattamento con levotiroxina.
Quali? Eccoli:

Selenio
Questo oligoelemento è indispensabile per il normale funzionamento della tiroide, ma può anche rappresentare un trattamento in caso di tiroidite di Hashimoto. Da un lato il selenio partecipa all’attivazione degli ormoni tiroidei, in quanto è componente strutturale di un enzima che trasforma il T4 nella forma attiva T3. Dall’altro lato, grazie alla sua attività antiossidante, protegge la tiroide dai danni provocati dai radicali liberi, che vengono prodotti in grande quantità durante le normali reazioni chimiche che portano alla sintesi degli ormoni tiroidei.

Ma forse la proprietà più interessante del selenio è che, in caso di tiroidite di Hashimoto, è in grado di attenuare l’attacco del sistema immunitario contro la tiroide, rallentando la progressione della malattia. Gli studi clinici evidenziano che l’integrazione con selenio può ridurre i valori degli anticorpi AbTG e AbTPO nel giro di 3-12 mesi. E inoltre può migliorare i sintomi dell’ipotiroidismo, poiché catalizza la trasformazione di T4 in T3, la forma più attiva.

Infine il selenio aumenta l’efficacia del farmaco levotiroxina, sia migliorandone l’assorbimento che, ancora una volta, stimolando la sua conversione nell’ormone più attivo T3.

Inositolo
Questa sostanza migliora la risposta della tiroide alla stimolazione operata dal TSH. Nei pazienti affetti da tiroidite di Hashimoto e con ipotiroidismo subclinico, il trattamento combinato con selenio e inositolo può ridurre i valori degli anticorpi, riportare il TSH entro i limiti corretti, aumentare il livello di T4 e migliorare il benessere soggettivo. Cioè, di fatto, normalizzare la situazione.

Vitamina D
La vitamina D non agisce direttamente sulla tiroide bensì sul sistema immunitario. Questa vitamina è molto importante per evitare che il sistema immunitario reagisca in modo eccessivo o errato, ad esempio attaccando i propri tessuti, come accade nelle malattie autoimmuni. Eccone quindi spiegata l’importanza in caso di tiroidite di Hashimoto. Chi soffre di questa patologia ha spesso una carenza di vitamina D, e i primi studi lasciano supporre che la sua assunzione riduca gli anticorpi contro la tiroide e possa rallentare il decorso della malattia.

Zinco
Lo zinco è cofattore degli enzimi che producono gli ormoni tiroidei, ed è anche necessario affinché gli organi del corpo rispondano in maniera adeguata a questi ormoni. Inoltre, ha un effetto antiossidante e, come il selenio, protegge il tessuto della tiroide dai danni provocati dai radicali liberi.

Ferro
Una carenza di ferro può influenzare il metabolismo dello iodio e degli ormoni tiroidei.

Probiotici
I batteri intestinali sono responsabili per il 20% della trasformazione dell’ormone tiroideo T4 nella forma attiva T3. Avere un intestino sano è quindi importante per fornire all’organismo la quantità necessaria di T3. E i soggetti che soffrono di malattie della tiroide presentano spesso un microbiota intestinale alterato.

Non esistono ancora prova certe dell’efficacia dei probiotici in caso di disturbi della tiroide, ma trattandosi di un rimedio che ha moltissime virtù e nessun effetto collaterale perché non provare?


Concludendo: se soffri (o sospetti di soffrire) di disturbi alla tiroide, chiaramente è necessario che consulti il tuo medico. Con lui puoi confrontarti anche sulla possibilità di utilizzare, da soli o insieme ai farmaci, i rimedi naturali elencati sopra.

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