LA CASA È VIVA: GUIDA AL MICROBIOTA DOMESTICO

La nostra casa è molto più di un contenitore di mobili e oggetti. È un vero e proprio ecosistema, dove interagiamo con miliardi di creature invisibili che formano il cosiddetto microbiota domestico, cioè l’insieme dei microrganismi che vivono negli ambienti della casa.

Per comprendere questa comunità di batteri, funghi e virus dobbiamo partire da due concetti di base. Anzitutto, il microbiota è onnipresente. Indipendentemente da quanto usiamo scopa e strofinaccio (e anche detergenti e disinfettanti), l’aria, la polvere e ogni singola superficie della casa sono ricoperte da microrganismi. È inevitabile: i microrganismi sono i pionieri della vita sulla Terra, capaci di sopravvivere negli ambienti più estremi, dai ghiacciai antartici alle bocche dei vulcani e finanche la Stazione Spaziale Internazionale: non c’è da stupirci che prosperino nelle nostre case.

Ma c’è di più: il microbiota degli edifici è unico, un’entità biologica diversa da qualsiasi altro ambiente naturale terrestre, plasmata dalle nostre abitudini e dall’architettura moderna.

L’evoluzione del microbiota domestico: dalla foresta alla metropoli

Il microbiota domestico è cambiato drasticamente con l’urbanizzazione. I ricercatori hanno documentato questa trasformazione seguendo un ideale “viaggio nel tempo” biologico lungo il Rio delle Amazzoni, analizzando come il passaggio dalla vita rurale a quella cittadina modifichi i nostri coinquilini invisibili.

Nelle comunità più remote, come il villaggio di Checherta nel cuore della giungla, le case (o meglio capanne) sono costruite con materiali naturali come legno, paglia e fango. In queste abitazioni il microbiota interno è quasi indistinguibile da quello della foresta circostante: i batteri arrivano dal suolo, dalle piante e dall’acqua dei fiumi. Man mano che ci spostiamo verso centri rurali e poi verso città sempre più grandi, come la moderna metropoli di Manaus, cemento, vetro e materiali sintetici sostituiscono il legno e la terra, e le case diventano sempre più sigillate e isolate: meno aria che entra dall’esterno, meno luce naturale. E ovviamente si pulisce di più, utilizzando prodotti che nella giungla non esistono.

Il risultato è sorprendente: nelle grandi città moderne, il microbiota domestico perde il legame con la terra e diventa quasi esclusivamente umano. Viviamo immersi in una nuvola di microbi che provengono dalla nostra stessa pelle, perdendo la ricca varietà della natura esterna. Questo isolamento è accompagnato da livelli di sostanze chimiche senza precedenti: i ricercatori hanno scoperto che le case urbane sono sature di residui di detergenti, prodotti per la cura personale e persino farmaci. Ma, sorprendentemente, ci sono più tipi di muffe e lieviti che nella giungla, forse per via delle temperature e dei livelli di umidità molto più costanti che non all’esterno.

Questa transizione storica è collegata a un aumento di malattie moderne come asma e allergie, poiché il nostro sistema immunitario non viene più “istruito” dai microrganismi naturali con cui l’uomo si è evoluto per millenni. Dall’altro lato l’igiene e le medicine hanno quasi eliminato i parassiti intestinali, che invece sono molto comuni nei villaggi della giungla.

microbiota domestico

Da dove arriva il microbiota domestico?

Come accade per le persone, nessuna casa possiede lo stesso microbiota di un’altra. L’identità biologica di un’abitazione è il risultato di un delicato equilibrio tra diverse sorgenti e fattori ambientali:

  • La fonte principale: noi. I principali artefici del microbiota domestico sono gli abitanti della casa. Attraverso il respiro, la pelle e i capelli, emettiamo circa 37 milioni di microrganismi ogni ora. Siamo così influenti che, se entriamo in una stanza d’albergo, in sole 24 ore i nostri microbi sostituiscono quasi completamente quelli dell’ospite precedente. Ogni famiglia ha una “firma microbica” unica, che colonizza rapidamente anche le nuove abitazioni dopo un trasloco.

  • Animali e piante. Cani e gatti sono portatori di biodiversità microbica. La loro presenza introduce batteri che aiutano il sistema immunitario dei bambini a maturare, riducendo ad esempio il rischio di allergie. Anche le piante d’appartamento contribuiscono ad arricchire l’ambiente con specie che altrimenti mancherebbero in una casa cittadina, rendendo il microbiota domestico più simile a quello naturale.

  • Materiali. I materiali da costruzione giocano un ruolo passivo ma fondamentale. Un esempio: il legno, essendo poroso e di origine organica, è molto più accogliente per i microbi rispetto ai materiali inorganici come il gesso o il cemento.

  • Aria e acqua. L’acqua del rubinetto e la ventilazione (naturale o meccanica) sono autostrade per i microbi. Aprire le finestre permette ai microrganismi esterni di entrare, aumentando la varietà delle specie presenti, il che è generalmente un bene. Mentre la ventilazione meccanica spesso filtra l’aria rendendola più povera dal punto di vista microbico.

  • Umidità. L’umidità è forse il fattore ambientale più significativo, perché influenza potentemente l’attività e la proliferazione microbica. Evitare la condensa e mantenere le superfici asciutte impedisce la crescita della maggior parte dei microrganismi. Quando l’umidità aumenta molto, i microbi iniziano a produrre composti volatili che percepiamo come “odore di muffa” e che possono influenzare la nostra salute.

  • Pressione chimica. I microrganismi che vivono nelle nostre case devono adattarsi alla massiccia presenza di sostanze chimiche. Paradossalmente, l’uso di disinfettanti non rende la casa più pulita nel senso biologico del termine. Al contrario, seleziona i microbi più resistenti e aggressivi, eliminando quelli innocui che normalmente occuperebbero le nicchie ecologiche e impedirebbero ai patogeni di proliferare. Per questo una casa troppo pulita, soprattutto se trattata spesso con prodotti antibatterici, non è necessariamente una casa più sana dal punto di vista microbico.

Eubiosi e disbiosi del microbiota domestico

Proprio come per il nostro microbiota intestinale, anche per quello domestico possiamo parlare di eubiosi (equilibrio) o disbiosi (squilibrio). Poiché trascorriamo circa il 90% del nostro tempo al chiuso, non è poi così sorprendente scoprire che la salute dell’ecosistema-casa si riflette direttamente sulla nostra.

Una casa in “disbiosi” non è necessariamente una casa sporca. Può essere un ambiente troppo sigillato, senza scambi con l’esterno, o troppo umido, il che favorisce la dominanza di muffe. Paradossalmente, una casa può essere in disbiosi anche perché “troppo pulita” e dunque con un microbiota povero e privo di biodiversità.

Conclusione: verso una nuova igiene

Dobbiamo cambiare prospettiva: la casa non è un contenitore da sterilizzare, ma un giardino invisibile da coltivare. La maggior parte dei microbi che la popolano sono nostri amici: il problema sorge quando alteriamo l’equilibrio dell’ecosistema, portandolo verso la disbiosi.

Per favorire l’eubiosi domestica e proteggere la nostra salute, la scienza suggerisce piccoli gesti pratici:

  1. Ventilazione naturale. Aprire le finestre ogni giorno per permettere lo scambio con il microbiota esterno.
  2. Luce naturale. Lasciare che il sole entri nelle stanze: è un disinfettante gratuito e privo di effetti collaterali.
  3. Favorire la biodiversità. Non temere il contatto con animali domestici e piante, che arricchiscono il catalogo microbico della casa.
  4. Controllo dell’umidità. Riparare perdite e infiltrazioni, evitare ristagni e condense per impedire la crescita incontrollata di muffe.
  5. Pulizia moderata e consapevole. Usare detergenti semplici, evitando i prodotti antibatterici, che eliminano i microbi “buoni” e favoriscono quelli resistenti.

Vivere bene significa anche imparare a convivere armoniosamente con i nostri coinquilini invisibili.

Domande frequenti sul microbiota domestico

Che cos’è il microbiota domestico?

Il microbiota domestico è l’insieme di batteri, funghi, virus e altri microrganismi che vivono nell’aria, nella polvere e sulle superfici della casa. Ogni abitazione ha una propria “firma microbica”, influenzata dalle persone che la abitano, dagli animali, dalle piante, dai materiali, dall’umidità e dalla ventilazione.

Come migliorare il microbiota della casa?

Per favorire un microbiota domestico più equilibrato è utile arieggiare ogni giorno, far entrare luce naturale, controllare l’umidità, evitare muffe e usare detergenti semplici, senza abusare di prodotti antibatterici o disinfettanti.

Che relazione c’è tra casa e salute?

Il microbiota domestico può influenzare il nostro sistema immunitario, soprattutto perché trascorriamo gran parte del tempo in ambienti chiusi. Una casa troppo sigillata, umida o povera di biodiversità microbica può contribuire a creare un ambiente meno favorevole al benessere.

Gli animali domestici influenzano i microbi della casa?

Sì. Cani e gatti introducono in casa una maggiore varietà di microrganismi, e questo in linea generale è positivo. Questa biodiversità infatti, soprattutto nei bambini, può contribuire alla corretta maturazione del sistema immunitario.

Che cos’è la disbiosi domestica?

La disbiosi domestica è uno squilibrio del microbiota della casa. Può verificarsi in ambienti troppo umidi, troppo sigillati, poco ventilati o eccessivamente trattati con prodotti disinfettanti.

Una casa deve essere sterilizzata per essere sana?

No. Una casa sana non è una casa sterilizzata, ma un ambiente equilibrato: pulito, ben ventilato, non troppo umido e non impoverito da un uso eccessivo di prodotti antibatterici.

Fonti scientifiche

Gilbert, J. A., & Stephens, B. (2018). Microbiology of the built environment. Nature Reviews Microbiology, 16(11), 661–670. https://doi.org/10.1038/s41579-018-0065-5.

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McCall, L.-I., Callewaert, C., Zhu, Q., Song, S. J., Bouslimani, A., Minich, J. J., Ernst, M., Ruiz-Calderon, J. F., Cavallin, H., Pereira, H. S., Novoselac, A., Hernandez, J., Rios, R., Branch, O. H., Blaser, M. J., Paulino, L. C., Dorrestein, P. C., Knight, R., & Dominguez-Bello, M. G. (2020). Home chemical and microbial transitions across urbanization. Nature Microbiology, 5(1), 108–115. https://doi.org/10.1038/s41564-019-0593-4

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