I RISCHI DELLA DISIDRATAZIONE: COSA PUÒ SUCCEDERE SE BEVI TROPPO POCO (MA ANCHE TROPPO)

Bere troppo poco porta il corpo in uno stato di disidratazione. E la disidratazione, anche se lieve, a lungo termine comporta una serie di rischi per la salute che molto probabilmente non conosci. Ma attenzione a non eccedere, perché anche bere troppo può essere dannoso!

Quando l’acqua è troppo poca: i rischi della disidratazione

Sappiamo che il nostro corpo è fatto in buona parte di acqua, e che senza acqua tutte le sue funzioni si arresterebbero: tanto che, senza bere, possiamo sopravvivere solo pochi giorni. E del resto nessuno di noi si sognerebbe di non bere.

Eppure siamo in molti a bere meno di quanto dovremmo. È facile non rendercene conto, perché con l’abitudine di bere poco il nostro corpo diventa meno sensibile alla sete. Quindi se sei una di quelle persone che bevono poco perché “non hanno mai sete”, in realtà è vero il contrario: non hai mai sete perché bevi poco!

Devi sapere, allora, che bere poco – anche solo poco meno delle tue reali necessità – può avere conseguenze negative sulla tua salute. Iniziamo a vedere quali rischi comporta la disidratazione.

Disidratazione acuta

È importante distinguere tra una disidratazione acuta, cioè che avviene in un breve lasso di tempo, e gli effetti di un basso apporto idrico cronico.

La disidratazione acuta, anche se minima, ha conseguenze immediate. Una perdita d’acqua pari ad appena l’1% del peso corporeo è sufficiente ad alterare la capacità di termoregolazione (cioè di mantenere costante la temperatura corporea a fronte di variazioni della temperatura ambientale) e ridurre le prestazioni fisiche e cognitive: si fa più fatica a prendere decisioni, risolvere problemi, mantenere la concentrazione e coordinare i movimenti fini (è uno dei motivi per cui quando fa molto caldo spesso sentiamo la mente annebbiata). Per raggiungere una disidratazione pari all’1% del peso corporeo è sufficiente limitare l’assunzione di liquidi per 24 ore.

Se la perdita di liquidi aumenta, compaiono sintomi più gravi: importanti difficoltà di concentrazione, sonnolenza, mal di testa, irritabilità, aumento della temperatura corporea (perché diminuisce la termoregolazione) e della frequenza cardiaca e respiratoria (il volume del sangue si riduce e, per compensare, cuore e polmoni devono lavorare di più), difficoltà a mantenere la pressione sanguigna. Una perdita del 10% può essere fatale.

Disidratazione cronica

La disidratazione cronica, ancorché lieve, porta con sé alcuni rischi davvero sorprendenti. Un basso apporto idrico prolungato è una condizione subdola che, nel lungo periodo, può contribuire allo sviluppo di diverse patologie:

  • Calcoli renali: Bere poco rende le urine più concentrate, favorendo l’aggregazione dei sali che formano i calcoli. Questa è una delle poche patologie in cui studi scientifici hanno mostrato che aumentare l’apporto idrico (fino a raggiungere un volume di urina di 2-3 litri al giorno) riduce il rischio di recidive.

  • Infezioni urinarie: Un maggiore apporto di liquidi aumenta la frequenza della minzione, aiutando a “lavare via” i batteri. Uno studio ha mostrato che, per chi soffre di cistiti ricorrenti, bere circa 2,5 litri al giorno aiuta a ridurre le recidive.

  • Insufficienza renale: Alcuni studi suggeriscono un’associazione tra basso consumo di liquidi e un maggior rischio di sviluppare questa patologia nel tempo.

  • Cancro alla vescica: Un adeguato apporto idrico diluisce l’urina e aumenta la frequenza con cui si svuota la vescica, riducendo così il tempo di contatto tra le pareti vescicali e potenziali sostanze cancerogene.

  • Stipsi: In carenza di liquidi il corpo tende a riassorbire più acqua dall’intestino, rendendo le feci più secche e difficili da espellere.

  • Cancro al colon-retto: Studi epidemiologici suggeriscono un’associazione tra scarsa idratazione e maggior rischio di cancro al colon-retto, probabilmente perché la disidratazione può causare stipsi e la stipsi aumenta il tempo di contatto con eventuali sostanze cancerogene nell’intestino.

  • Calcoli biliari: Bere a sufficienza aiuta a prevenirli perché stimola la contrazione e lo svuotamento della colecisti.

  • Controllo glicemico: Tra i rischi della disidratazione cronica, questo è forse il più inaspettato. Quando non beviamo abbastanza viene rilasciato un ormone, detto arginina-vasopressina o AVP, che ordina al corpo di risparmiare acqua producendo meno urina. Ma l’AVP ha anche la funzione secondaria di stimolare il fegato a produrre glucosio: per questo motivo un basso apporto idrico cronico, che comporta livelli di AVP persistentemente elevati, potrebbe contribuire a creare iperglicemia.

  • Malattie cardiovascolari: La disidratazione aumenta la viscosità del sangue, aumentando il rischio di eventi trombotici come trombosi venosa profonda, ictus e infarto.

  • Emicrania: La disidratazione può scatenare mal di testa nelle persone sane ed è uno dei trigger degli attacchi in chi soffre di emicrania.

  • Ipotensione ortostatica: È una condizione in cui, quando ci si alza in piedi dalla posizione sdraiata o seduta, la pressione si abbassa improvvisamente provocando un mancamento. Una delle cause uno scarso volume del sangue, in cui la disidratazione gioca un ruolo importante.

  • Salute orale: Si pensa che una scarso apporto idrico, riducendo la produzione di saliva, possa predisporre alla comparsa di problemi ai denti.

  • Oligodramnios: È ben dimostrato che, in gravidanza, bere poco causa una riduzione del liquido amniotico.

Nota per gli anziani: Con l’avanzare dell’età lo stimolo della sete si attenua. Per questo motivo le persone anziane sono particolarmente a rischio di disidratazione e devono prestare maggiore attenzione a bere regolarmente, anche se non avvertono sete.

rischi della disidratazione

Quando l’acqua è troppa: i rischi di un eccesso di idratazione

Perché, quando si ha sete, bere è piacevole, mentre quando non si ha sete l’acqua proprio “non va giù”? Si tratta di un meccanismo volto a evitare che assumiamo troppi fluidi troppo velocemente: perché, sebbene se ne parli poco, anche bere troppo può essere pericoloso.

Il rischio acuto è la cosiddetta “intossicazione da acqua” o iponatriemia. Si verifica quando si introducono liquidi a una velocità superiore a quella con cui i reni riescono ad eliminarli tramite l’urina. Questo provoca una diluizione eccessiva del sangue, che a sua volta causa un rigonfiamento delle cellule del corpo. La conseguenza più pericolosa è l’edema cerebrale: il cervello, racchiuso in una scatola cranica rigida, non ha spazio per espandersi, e l’aumento di pressione può avere esiti fatali.

Questo rischio, seppur raro, è concreto per gli atleti di endurance che, durante sforzi prolungati, bevano quantità eccessive d’acqua senza integrare sali minerali. Sono stati documentati casi fatali anche in persone che hanno bevuto enormi quantità d’acqua in poche ore (es. 3 litri in meno di un’ora) nel tentativo di curare infezioni urinarie o altri disturbi.

Un consumo cronicamente eccessivo, anche se più moderato, può invece portare a problemi a carico delle vie urinarie: distensione della vescica, dilatazione degli ureteri (i tubicini che portano l’urina dai reni alla vescica) e idronefrosi (danno renale causato dalla pressione dell’urina che ristagna nei reni perché non riesce ad essere smaltita). Un caso clinico, ad esempio, descrive una donna che ha sviluppato idronefrosi, fortunatamente reversibile, a causa dell’abitudine di bere 4,5–5,5 litri al giorno per “mantenersi in salute”.

Nota per gli anziani: Anche in questo caso gli anziani devono essere cauti. La loro ridotta capacità renale li rende più vulnerabili agli effetti negativi di un eccessivo apporto di liquidi.

Concludendo: la virtù sta nel mezzo

È chiaro che, come sempre accade, anche per l’apporto di liquidi esiste un range fisiologico: entrambi gli estremi – la disidratazione e l’eccesso di idratazione – hanno i loro rischi. Anche se in pratica è molto più facile bere troppo poco che troppo.

E allora, quanto dovremmo bere?

La risposta a questa domanda è più complessa di quel che si potrebbe pensare, tant’è che le abbiamo dedicato un intero articolo.

Continua a leggere:
Quanta acqua bere? Come capire il tuo fabbisogno 

Fonti scientifiche

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