L’INVECCHIAMENTO DELLA PELLE PASSA ANCHE ATTRAVERSO IL MICROBIOTA

La pelle è il primo dei nostri organi a mostrare evidenti i segni dell’invecchiamento. In questo articolo vediamo cosa accade alla pelle quando invecchia, con una particolare attenzione nei confronti di uno degli attori che, secondo gli studi scientifici più recenti, gioca un ruolo da protagonista in questo processo: il microbiota.

Invecchiamento della pelle: cause e conseguenze

L’invecchiamento è caratterizzato da due processi collegati tra loro: stress ossidativo e infiammazione.

Con l’avanzare degli anni le difese antiossidanti dell’organismo tendono a indebolirsi e faticano sempre di più a far fronte ai radicali liberi. Questo vale sia per l’organismo nel suo complesso che, in particolare, per la pelle. A livello cutaneo uno dei segni chiave dell’invecchiamento è che la funzione di barriera della pelle si indebolisce, e così diminuisce la capacità di difendersi dalle aggressioni esterne ma anche di mantenere l’idratazione e l’integrità cutanea nel suo complesso.

Allo stesso tempo, nel tentativo di auto-ripararsi, la pelle comincia a produrre segnali pro-infiammatori, che sono una richiesta di aiuto affinché il sistema immunitario intervenga per rimediare ai danni. Purtroppo il processo di riparazione non è risolutivo, e così sia le disfunzioni che l’infiammazione si cronicizzano. È il cosiddetto inflammaging, fusione delle parole inglesi inflammation (infiammazione) e aging (invecchiamento): uno stato di infiammazione silenziosa, che non dà sintomi evidenti, ma cronica e generalizzata.

L’inflammaging interessa il corpo intero, ma un aspetto particolarmente interessante è che i processi che avvengono a livello cutaneo contribuiscono in modo importante all’infiammazione generalizzata dell’organismo. Almeno a giudicare dagli studi fatti sui topi: si è visto infatti che, riparando la barriera cutanea grazie a una corretta idratazione quotidiana, si normalizzano gli indici di infiammazione anche nel sangue, segno di una riduzione dello stato infiammatorio generalizzato dovuta all’età. Quindi prendersi cura della nostra pelle potrebbe contribuire alla salute in senso più ampio!

A livello cutaneo il risultato dei processi collegati all’invecchiamento è che collagene e lipidi diminuiscono, la pelle diventa più secca e sensibile, perde tonicità e si formano rughe sottili. Se si aggiungono anche i danni causati da fattori estrinseci come i raggi UV, che rappresentano la più importante fonte esterna di stress ossidativo, avremo una pelle ruvida, macchiata, con rughe profonde e capillari visibili. Si parla infatti di photoaging per indicare il fatto che la radiazione ultravioletta è in grado di accelerare l’invecchiamento cutaneo, provocando alterazioni specifiche e diverse da quelle legate al semplice passare del tempo.

Ma gli scienziati hanno scoperto che esiste un altro attore importante nel processo di invecchiamento della pelle: il microbiota, sia cutaneo che intestinale.

Microbiota cutaneo e salute della pelle

Come abbiamo visto in questo articolo, la pelle è abitata da una popolazione di microrganismi che, per numero, è seconda solo a quella intestinale: si tratta del microbiota cutaneo.

La sua composizione cambia nelle diverse parti del corpo in relazione soprattutto al grado di umidità e oleosità: ad esempio i batteri del genere Cutibacterium prevalgono nelle zone in cui è maggiore la produzione sebacea, mentre Staphylococcus e Corynebacterium prediligono le zone più umide.

Molti di questi microrganismi contribuiscono in modo essenziale alla salute e alla corretta funzionalità della pelle:

  • la difendono dai germi patogeni
  • ne mantengono il corretto pH acido
  • regolano la risposta immunitaria cutanea (per fare solo un esempio, si è visto che una sostanza prodotta dal batterio Staphylococcus epidermidis aiuta a ridurre l’infiammazione e a migliorare la guarigione delle ferite)
  • “dialogano” con le cellule della pelle, promuovendone la corretta funzionalità
  • alcuni batteri sono addirittura in grado di proteggere la pelle dai danni causati dai raggi UV.
invecchiamento pelle microbiota

Il microbiota cutaneo invecchia

Con il passare degli anni però anche il microbiota invecchia. In parallelo ai cambiamenti della pelle, cambiano anche i suoi abitanti: ad esempio la minor produzione sebacea fa sì che i batteri del genere Cutibacterium, in assoluto i più abbondanti in giovane età, diminuiscano, e di contro quelli del genere Corynebacterium aumentino. L’acidità cutanea tende a diminuire e questo rende l’ambiente più favorevole per certi batteri potenzialmente dannosi.

A distinguere la pelle giovane da quella più matura ci sono anche i lattobacilli. Anche se minoritari, questi batteri contribuiscono alla salute della cute grazie alla loro azione antiossidante e antinfiammatoria, e purtroppo la loro concentrazione diminuisce nettamente con l’età. Uno studio, per esempio, ha scoperto che a livello delle rughe “a zampa di gallina” L. crispatus è completamente assente: il che fa pensare che questo batterio, di cui è ben nota l’importantissima azione protettiva nel microbiota vaginale, anche a livello cutaneo giochi un ruolo salutare nel contrastare l’invecchiamento.

Siamo quindi di fronte a una relazione di tipo circolare: l’invecchiamento della pelle influenza il suo microbiota, e i cambiamenti del microbiota cutaneo a loro volta esacerbano i segni dell’invecchiamento.

Il ruolo del microbiota intestinale nell’invecchiamento della pelle

Se l’idea che il microbiota cutaneo influenzi la salute della pelle è piuttosto intuitiva, il ruolo del microbiota intestinale può risultare meno comprensibile. Eppure questo ruolo è reale, e possiamo comprenderlo meglio se consideriamo due delle funzioni fondamentali esercitate dai batteri intestinali: la produzione di sostanze biologicamente attive, e l’interazione con il sistema immunitario.

Durante i propri processi vitali, i batteri producono e rilasciano nell’ambiente molte diverse sostanze (metaboliti). Se l’ambiente è il nostro intestino, queste sostanze possono venire assorbite, entrare nel sangue e in questo modo arrivare in tutto il corpo. Questa è una prima modalità attraverso cui l’influenza del microbiota intestinale può raggiungere anche gli organi più distanti, tra cui la pelle.

Una seconda modalità passa attraverso il sistema immunitario. Le nostre difese immunitarie infatti sono particolarmente attente a quel che accade nell’intestino, perché quello è il luogo da cui con più probabilità possono arrivare germi patogeni e sostanze tossiche. Questa grande attenzione si riflette in una particolare sensibilità, per cui i batteri intestinali hanno l’opportunità unica di modificare – nel bene o nel male – il modo in cui funziona il sistema immunitario.

Così come abbiamo visto accadere a quello cutaneo, anche il microbiota intestinale si modifica con il passare degli anni. E purtroppo non per il meglio: l’invecchiamento infatti si accompagna a una graduale disbiosi intestinale, la quale ripercuotendosi sulle funzioni immunitarie costituisce una delle radici dell’inflammaging. I cui effetti poi si estendono all’intero organismo, compresa la pelle. Ed ecco spiegata l’influenza del microbiota intestinale sull’invecchiamento della pelle.

Rallentare l’invecchiamento della pelle? Si può, anche prendendosi cura del microbiota

Proteggersi dal sole e dall’inquinamento, certo; non fumare, mantenere la pelle idratata, seguire un’alimentazione sana. Sono tutte regole fondamentali per rallentare l’invecchiamento della pelle. Ma dai nuovi studi emerge che un altro fattore importante è prendersi cura del nostro microbiota. Sia cutaneo che intestinale.

Il mondo della cosmetica si sta piano piano muovendo nella direzione di creare prodotti microbiota-friendly, ma ci sono molte domande a cui la scienza non ha ancora dato risposta. Per il momento forse la scelta più saggia è utilizzare cosmetici con formulazioni il più possibile delicate e naturali.

Per quanto riguarda il microbiota intestinale sappiamo che i pilastri della sua salute sono due: una sana alimentazione e l’utilizzo dei corretti probiotici. Tra i molti effetti positivi dei probiotici, alcuni studi clinici hanno osservato anche un miglioramento della pelle che invecchia, in termini di maggiore idratazione ed elasticità e attenuazione delle rughe.

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Fonti scientifiche:

Ratanapokasatit, Y., Laisuan, W., Rattananukrom, T., Petchlorlian, A., Thaipisuttikul, I., & Sompornrattanaphan, M. (2022). How microbiomes affect skin aging: the updated evidence and current perspectives. Life12(7), 936.

Woo, Y. R., & Kim, H. S. (2024). Interaction between the microbiota and the skin barrier in aging skin: a comprehensive review. Frontiers in Physiology15, 1322205.

Garlet, A., Andre-Frei, V., Del Bene, N., Cameron, H. J., Samuga, A., Rawat, V., … & Leoty-Okombi, S. (2024). Facial Skin Microbiome Composition and Functional Shift with Aging. Microorganisms12(5), 1021.

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