Hai mai notato che quando sei stressato ti ammali più facilmente? Non è un’impressione: lo stress aumenta davvero il rischio di contrarre malattie infettive (e la loro severità), i dati scientifici che lo dimostrano sono moltissimi. E gli scienziati cominciano a capire perché. Al centro ci sono le complesse influenze che gli ormoni dello stress esercitano sulle difese immunitarie.
Una interessante prova di principio dell’effetto che lo stress ha sulle difese immunitarie arriva dallo studio delle vaccinazioni. Si è visto che le persone sottoposte a stress di lunga durata, ad esempio perché costrette a curare il marito o la moglie affetti da demenza senile, quando si vaccinano contro l’influenza sviluppano meno anticorpi e meno linfociti T rispetto alle persone non stressate. Lo stesso vale per altri vaccini, anche batterici, ad esempio contro pneumococco o meningococco.
Ma se lo stress cronico riduce l’attivazione del sistema immunitario a fronte delle vaccinazioni (il che, per inciso, le rende meno efficaci), possiamo aspettarci che faccia lo stesso anche nel momento in cui il nostro corpo incontra un agente patogeno, con la conseguenza di aumentare il rischio di ammalarci e la severità dell’infezione. Per verificarlo sono stati condotti diversi studi sperimentali utilizzando volontari sani a cui veniva inoculato il virus del raffreddore. E i risultati sono stati sempre gli stessi: le persone più stressate erano quelle che avevano la maggiore probabilità di prendersi il raffreddore e/o che sviluppavano sintomi più severi.
Un altro esempio è quello degli herpes virus: herpes simplex (che causa l’herpes labiale e genitale), citomegalovirus e virus di Epstein-Barr (che provocano la mononucleosi), varicella (che provoca non solo la varicella ma anche l’herpes Zoster). Tutti questi virus hanno una caratteristica in comune: dopo la prima infezione possono restare latenti all’interno dell’organismo, in particolare nelle cellule nervose periferiche, e riattivarsi in un secondo momento, anche dopo molto tempo, creando recidive.
Ebbene è osservazione comune, confermata anche dai dati scientifici, che in periodi di prolungato stress psicologico è più probabile che l’herpes labiale e genitale si riattivi. Anche per quel che riguarda i virus della mononucleosi gli studi dimostrano che stress prolungati (es. esami universitari, occuparsi di un parente affetto da demenza senile e, nel caso degli astronauti, viaggi spaziali) possono provocarne la riattivazione. Mentre l’incidenza dell’herpes Zoster, provocato dalla riattivazione del virus della varicella, è maggiore nelle persone maggiormente stressate.
Un altro caso emblematico degli effetti deleteri dello stress sulle difese immunitarie è quello dei pazienti positivi all’HIV. È risaputo che questo virus provoca un progressivo indebolimento del sistema immunitario, fino alla fase di malattia conclamata (AIDS) in cui si presenta la sintomatologia. Diversi studi mostrano che, purtroppo, nelle persone con più alti livelli di stress la malattia progredisce più rapidamente.
In che modo lo stress abbassa le difese immunitarie?
Sugli animali da laboratorio sono stati fatti molti esperimenti con l’obiettivo di studiare più in dettaglio in che modo lo stress aumenti la suscettibilità alle infezioni.
In termini generali sappiamo che praticamente tutte le cellule che compongono il sistema immunitario possiedono recettori per uno o più ormoni coinvolti nella risposta di stress: il che significa che, in linea di principio, sono sensibili allo stress. Ma i dettagli di come lo stress le influenza sono estremamente intricati.
Tenendo i topolini da laboratorio immobilizzati per diverse ore (il che, come si può immaginare, provoca un forte stress) e poi inoculandoli con un virus influenzale, si è visto per esempio che il cortisolo prodotto a causa dello stress agisce sulle cellule polmonari riducendo la loro produzione di Inferferone Beta, una sostanza fondamentale per limitare la replicazione e la diffusione del virus nell’organismo. La conseguenza è che i topi stressati esposti all’influenza hanno titoli virali più elevati, e anche un maggiore tasso di mortalità, rispetto ai loro compagni non stressati.
Nel caso dell’herpes, sempre studiando topi sottoposti a stress si è visto che gli effetti del cortisolo sono molteplici ma portano tutti, indirettamente, a ridurre la funzionalità dei linfociti T. Questi sono considerati il più importante fattore di difesa contro l’herpes, per quel che riguarda sia l’infezione primaria che le successive riattivazioni. Prevedibili le conseguenze. Anzitutto l’infezione primaria è più aggressiva: la carica virale è maggiore, le lesioni compaiono prima e impiegano più tempo a risolversi. Poi, una volta che si è stabilita l’infezione latente, se dopo un mese di riposo i topi vengono sottoposti a un nuovo stress l’herpes si riattiva.
Fin qui ci siamo occupati di infezioni virali, che sono poi quelle maggiormente studiate in rapporto allo stress. Ma alcuni dati suggeriscono che anche la suscettibilità alle infezioni batteriche possa aumentare per colpa dello stress. Nei topi, ad esempio, si è visto che lo stress inibisce le difese contro il batterio Listeria (comunemente responsabile di intossicazioni alimentari), e in questo caso responsabile non è il cortisolo bensì l’attivazione del sistema nervoso simpatico.
C’è poi un fatto davvero sorprendente. Di recente gli scienziati hanno scoperto che non solo le nostre cellule, ma anche i batteri hanno recettori che riconoscono gli ormoni dello stress: e quindi possono esserne influenzati. In particolare si è visto che adrenalina e noradrenalina, rilasciate su input del sistema nervoso simpatico e responsabili della reazione di attacco o fuga, stimolano la crescita e l’aggressività di molti batteri, tra cui Salmonella ed Escherichia coli. Questo potrebbe essere un ulteriore meccanismo attraverso cui lo stress predispone alle infezioni.
Ridurre lo stress per rinforzare le difese immunitarie
Da tutto ciò che abbiamo detto risulta chiaro che, se vogliamo rinforzare le nostre difese immunitarie e proteggerci dalle malattie infettive, uno dei passi più importanti che possiamo fare è quello di ridurre il nostro carico di stress.
In che modo?
Di norma eliminare le fonti di stress non è semplice, e in alcuni casi è proprio impossibile. Per fortuna non è nemmeno necessario. La cosa più importante per disinnescare le conseguenze negative che lo stress ha sulla nostra salute è che sia bilanciato da momenti di rilassamento, in cui il corpo possa riequilibrarsi. E più la nostra vita è stressante, più pause dovremmo prenderci.
Uno dei metodi più semplici ed efficaci per “staccare la spina” dello stress è l’attività fisica, come abbiamo visto dettagliatamente in questo articolo. C’è poi la meditazione: esiste un protocollo, il Minfulness Based Stress Reduction, che ha proprio l’obiettivo di ridurre lo stress. Utili le diverse tecniche di rilassamento, ad esempio quelle basate sul respiro o sul detensionamento muscolare, ma anche il massaggio e l’agopuntura. O, più semplicemente, qualsiasi attività che comunichi un senso di benessere: ogni persona può trovare quella che fa al caso suo.
Un aiuto importante viene poi dalle piante medicinali: in particolare quelle cosiddette adattogene, che hanno proprio l’effetto di sostenere la capacità del corpo di far fronte agli stress. Non a caso queste piante, tra cui spiccano Ginseng ed Eleuterococco, hanno tra le loro proprietà quella di rinforzare le difese immunitarie, aiutandoci a prevenire le infezioni.
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Fonti scientifiche
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Verbrugghe, E., Boyen, F., Gaastra, W., Bekhuis, L., Leyman, B., Van Parys, A., … & Pasmans, F. (2012). The complex interplay between stress and bacterial infections in animals. Veterinary microbiology, 155(2-4), 115-127. https://doi.org/10.1016/j.vetmic.2011.09.012
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