PROLATTINA ALTA: QUANDO UN ORMONE ESSENZIALE DIVENTA UN PROBLEMA

La prolattina è un ormone con una vasta gamma di effetti fisiologici. Quando diventa troppo alta possono manifestarsi molti sintomi diversi, non sempre facili da interpretare. In questo articolo esploriamo cause e conseguenze dell’iperprolattinemia, e come affrontarla.

Non solo l’ormone del latte

Quando si parla di prolattina, la prima cosa a cui pensiamo è probabilmente l’allattamento. Ed è corretto: questo ormone, prodotto da una piccola ghiandola alla base del cervello chiamata ipofisi, è il principale responsabile della produzione di latte materno dopo il parto. Ma fermarsi qui sarebbe riduttivo. La prolattina infatti esercita una vasta gamma di effetti fisiologici che vanno ben oltre il suo ruolo classico legato alla lattazione. Comprendere questo ci permette di capire cosa succede nel nostro corpo quando la prolattina diventa troppo alta.

Ecco le funzioni della prolattina che ad oggi conosciamo:

Sviluppo mammmario. Durante la gravidanza promuove lo sviluppo delle ghiandole mammarie, in modo da preparare il seno al successivo allattamento.

Regolazione del ciclo mestruale. Influenza l’ovulazione e la fase luteale, cioè la seconda metà del ciclo, in cui il corpo produce progesterone per preparare l’utero a un’eventuale gravidanza.

Inibizione della riproduzione. Alti livelli di prolattina, come quelli presenti durante l’allattamento, inibiscono l’ovulazione riducendo la fertilità. Anche nell’uomo la prolattina alta riduce gli ormoni sessuali e la fertilità.

Regolazione del metabolismo. Sia livelli di prolattina troppo alti che troppo bassi alterano il metabolismo, contribuendo alla comparsa di insulino-resistenza e dislipidemia, e ad un eccessivo accumulo di grassi.

Funzione immunitaria. Influenza l’attività di varie cellule immunitarie, con un effetto che dipende dalla concentrazione: livelli moderati promuovono la funzione immunitaria, mentre livelli molto alti possono portare a uno stato di immunosoppressione.

Sviluppo e protezione del sistema nervoso. Stimola la formazione di nuovi neuroni e nuove connessioni nervose (neuroplasticità) e la mielinizzazione dei nervi.

Equilibrio idro-salino. La prolattina aumenta l’assorbimento e la ritenzione di acqua e sali.

In sintesi, la prolattina agisce come un regolatore fondamentale e multisistemico della nostra fisiologia, influenzando la riproduzione, il metabolismo, il sistema immunitario e la salute del sistema nervoso. Ecco perché quando supera i livelli fisiologici (in modo cronico o anche solo episodico) le conseguenze si sentono su più fronti contemporaneamente, producendo un quadro di sintomi che spesso vengono trattati separatamente, senza individuarne la causa comune.

Come viene regolata la produzione di prolattina

Come abbiamo visto è l’ipofisi a produrre la prolattina, e lo fa su indicazione del cervello, in particolare di un’area cerebrale chiamata ipotalamo. In condizioni normali, l’ipotalamo non stimola la produzione di prolattina bensì la tiene frenata. Questo freno è esercitato dalla dopamina, il neurotrasmettitore della motivazione e del piacere: finché scorre regolarmente dall’ipotalamo verso l’ipofisi, la produzione di prolattina rimane bassa. Quando, per qualsiasi ragione, la dopamina cala, allora la prolattina sale. Questo sistema ha una logica precisa: vuol dire che la prolattina è pronta ad alzarsi rapidamente in risposta a segnali specifici, senza bisogno di una lunga catena di attivazione.

Esiste anche un segnale che stimola in modo diretto la produzione di prolattina: si tratta del TRH (ormone di rilascio della tireotropina), prodotto dall’ipotalamo principalmente per stimolare la tiroide. Il TRH agisce però anche sull’ipofisi stimolando le cellule che producono prolattina. Questo collegamento tra tiroide e prolattina ha conseguenze importanti, come vedremo.

Il ritmo mensile e quello quotidiano

Nel nostro sangue è sempre presente una certa quantità di prolattina, che però non è stabile bensì fluttua sia durante la giornata che durante le varie fasi del ciclo mestruale.

Sul piano del ciclo mestruale, la prolattina raggiunge un picco nella fase ovulatoria e poi resta relativamente alta durante tutta la fase luteale. In questi periodi del ciclo in cui la prolattina è fisiologicamente più alta è anche più probabile sviluppare picchi anomali. Dopo la menopausa i livelli di prolattina diminuiscono, diventando simili a quelli che si registrano negli uomini, e si perde il ritmo mensile.

Sul piano del ritmo quotidiano, la prolattina raggiunge il suo picco massimo durante il sonno, nelle ore centrali della notte (se si sposta l’orario del sonno, il picco si sposta di conseguenza). Anche durante i sonnellini diurni i livelli di prolattina aumentano. Il senso di questo meccanismo non è ancora del tutto chiarito, ma si ipotizza che la prolattina notturna contribuisca ai processi di riparazione e recupero che avvengono durante il sonno. Questo meccanismo spiega perché il sonno insufficiente o frammentato alteri la secrezione di prolattina in modo rilevante.

prolattina alta

Quando la prolattina è troppo alta

Quando i livelli di prolattina nel sangue sono troppo elevati, si parla di iperprolattinemia. Nelle forme conclamate, dove i livelli basali sono costantemente elevati, tipicamente il ciclo si blocca (amenorrea) e può verificarsi secrezione di latte al di fuori della gravidanza.

Ma esiste una forma più sfumata e più comune, chiamata iperprolattinemia latente, in cui la prolattina basale risulta nella norma agli esami di routine, ma aumenta in modo sproporzionato in risposta agli stimoli che normalmente la fanno salire. Questi picchi episodici sono molto difficili da rilevare, ma hanno alcune conseguenze tipiche:

  • Tensione e dolore al seno prima del ciclo (mastodinia ciclica) dovuta all’eccessiva stimolazione del tessuto ghiandolare mammario. Nelle forme persistenti si può sviluppare una mastopatia fibrocistica, cioè la formazione di micro-cisti e noduli benigni al seno.

  • Ciclo corto, dovuto al fatto che la prolattina alta riduce la produzione di progesterone, e quando il progesterone è basso la fase luteale del ciclo si accorcia.

  • Difficoltà a concepire. La prolattina alta è una causa piuttosto comune di infertilità (può inibire l’ovulazione) e aborto precoce (il progesterone troppo basso si traduce in difficoltà nell’impianto e nel mantenimento dell’embrione).

  • Sintomi generali: affaticamento persistente, sonno poco ristoratore, difficoltà di concentrazione.

Anche se meno frequente, l’iperprolattinemia può svilupparsi anche in menopausa. In questo caso i sintomi specifici legati al ciclo mestruale sono assenti; può invece provocare:

  • Osteoporosi e maggior rischio di fratture.
  • Obesità (in particolare addominale), dislipidemia, resistenza all’insulina (che può manifestarsi anche in donne magre).
  • Disturbi della sfera sessuale: calo del desiderio, secchezza vaginale con conseguente dolore durante i rapporti, disturbi dell’orgasmo

Le cause di prolattina alta

Lo stress cronico è probabilmente il fattore più rilevante e più sottovalutato. Ogni attivazione dell’asse dello stress riduce la dopamina, permettendo alla prolattina di salire. Evolutivamente questo meccanismo è sensato, perché un organismo sotto minaccia non è in condizioni ottimali per riprodursi, ma al giorno d’oggi l’attivazione nervosa sistematicamente elevata che affligge molti di noi può portare a un’iperprolattinemia cronica.

Un sonno insufficiente o di scarsa qualità disturba il ritmo circadiano della prolattina. Il paradosso è che la prolattina elevata, a sua volta, peggiora la qualità del sonno, creando un circolo vizioso che si autoalimenta.

L’alcol interferisce con il sistema della dopamina e può alzare la prolattina, specialmente se assunto la sera, nelle ore in cui il corpo si prepara al picco notturno fisiologico.

L’ipotiroidismo, anche nelle forme subcliniche, è una causa frequente e non sempre riconosciuta: ben il 20-30% delle donne con ipotiroidismo subclinico ha la prolattina alta. Quando la tiroide lavora in modo insufficiente, l’ipotalamo aumenta la produzione di TRH nel tentativo di stimolarla: e il TRH, come abbiamo visto, è anche un potente stimolatore della prolattina. In questi casi, di norma trattare l’ipotiroidismo risolve completamente anche l’iperprolattinemia.

I farmaci sono un’altra causa comune di prolattina alta. Gli antipsicotici bloccano i recettori della dopamina nell’ipofisi, togliendo completamente il freno alla prolattina. Ma lo stesso effetto, in misura minore, lo producono farmaci di uso quotidiano come la metoclopramide e il domperidone, usati diffusamente contro la nausea, e alcuni calcio-antagonisti. Anche gli antidepressivi che aumentano la serotonina possono causare iperprolattinemia, perché la serotonina inibisce la dopamina.

NB: I sintomi che suggeriscono prolattina alta richiedono sempre una valutazione medica per escludere cause organiche, come un prolattinoma (tumore dell’ipofisi, solitamente benigno, che produce un eccesso di prolattina), che necessitano di trattamento specifico.

I rimedi: come affrontare la prolattina alta

Modificare lo stile di vita è spesso l’intervento più efficace e duraturo, perché agisce sulle cause dell’iperprolattinemia. Ridurre il carico di stress cronico con pratiche regolari di rilassamento, priorizzare il sonno con orari stabili e almeno sette ore per notte, limitare l’alcol specialmente la sera: queste modifiche tendono a normalizzare i livelli di dopamina e di prolattina.

In presenza di ipotiroidismo subclinico, poiché gli ormoni tiroidei sono ancora nella norma molti medici scelgono di “aspettare e monitorare”, senza però tenere in considerazione il rischio che la paziente abbia già prolattina alta. Anche se non c’è la necessità di assumere farmaci per la tiroide, migliorare la funzione tiroidea (anche semplicemente ottimizzando l’apporto di iodio e selenio) è sicuramente una buona idea e può normalizzare la prolattina senza necessità di altri interventi.

Esiste poi un rimedio naturale che ha la proprietà specifica di abbassare i livelli di prolattina: l’agnocasto. L’agnocasto agisce sul sistema della prolattina con un meccanismo preciso e ben documentato. Alcune sostanze contenute nei suoi frutti mimano l’azione della dopamina sull’ipofisi, abbassando così la produzione di prolattina. La capacità dell’agnocasto di migliorare la mastodinia ciclica è ben dimostrata da molti studi clinici, e in uno studio su donne con difetto della fase luteale da iperprolattinemia latente tre mesi di trattamento hanno normalizzato i picchi di prolattina, allungato la fase luteale accorciata e ripristinato la sintesi di progesterone, con due gravidanze inattese.

Infine, l’iperprolattinemia conclamata si tratta con farmaci specifici che imitano l’azione della dopamina nel cervello (agonisti dopaminergici), come cabergolina e bromocriptina.

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