FARMACI CHE ALTERANO IL MICROBIOTA: SOTTO ACCUSA NON SOLO GLI ANTIBIOTICI

Gli antibiotici non sono gli unici farmaci che alterano il microbiota intestinale. I risultati sorprendenti di un nuovo studio.

Sappiamo tutti che gli antibiotici, pur essendo farmaci salvavita, possono avere l’effetto collaterale di decimare i batteri buoni nel nostro intestino, lasciandoci vulnerabili ad altre problematiche. Questo concetto è ormai parte della nostra cultura sanitaria di base. Ma se gli antibiotici non fossero gli unici colpevoli?

Una nuova sorprendente ricerca, pubblicata sulla prestigiosa rivista Nature, ci costringe a cambiare il modo in cui pensiamo ai medicinali. Lo studio rivela che un’ampia gamma di farmaci non antibiotici potrebbe avere sul nostro microbiota un impatto simile a quello degli antibiotici. Questi farmaci possono alterare l’equilibrio della flora intestinale, indebolendo le nostre difese naturali e aprendo la strada alle infezioni.

Vediamo i risultati principali dello studio.

I farmaci che usi potrebbero alterare il tuo microbiota

I ricercatori hanno testato oltre mille farmaci per verificarne l’effetto su una quarantina di batteri commensali che fanno parte del nostro microbiota. Scoprendo che parecchi sono attivi contro i batteri buoni.

Tra questi farmaci potenzialmente in grado di alterare il microbiota ce ne sono molti che vengono utilizzati comunemente, anche per terapie a lungo termine – anti-ipertensivi, antidepressivi, ormoni tiroidei, antistaminici, antimicotici, farmaci per la terapia ormonale in menopausa e altri ancora. La cosa importante non è l’elenco esatto: i ricercatori hanno testato i farmaci solo su una piccolissima parte dei batteri che compongono il microbiota, dunque non si tratta di una lista esaustiva. E inoltre la composizione del microbiota ha un sostanziale grado di variabilità soggettiva, quindi possiamo aspettarci che l’effetto reale di un dato farmaco sul microbiota cambi da persona a persona.

Quello che conta è il principio: non sono solo gli antibiotici a perturbare l’ecosistema intestinale, ma anche molti farmaci non antibiotici possono alterare la composizione del microbiota. Questi farmaci, pensati per agire su specifici bersagli nel corpo umano, hanno un effetto collaterale nascosto sui miliardi di microbi che ci abitano.

In pratica, questo studio non ci dice quali farmaci alterno il tuo microbiota, ma lancia un allarme: attenzione, i medicinali che assumi potrebbero farlo.

Alleati dei batteri patogeni

E quali sono le conseguenze di questa alterazione?

Per capirlo, i ricercatori hanno proceduto in due passaggi.

Primo step: studi in provetta. Per prima cosa hanno ricreato in provetta un microbiota semplificato e lo hanno trattato per 24 ore con alcuni dei farmaci che precedentemente avevano dimostrato di alterare il microbiota. Poi hanno introdotto nel sistema una piccola quantità di Salmonella – un comune patogeno responsabile di infezioni intestinali. In condizioni normali la comunità microbica si oppone alla colonizzazione da parte del batterio estraneo: ma dopo l’esposizione ai farmaci, questa difesa è venuta meno e la Salmonella è riuscita a proliferare. Questo effetto è stato osservato per circa un terzo dei farmaci testati.

Secondo step: studi su animali. Per confermare che questi effetti non si limitassero alle comunità microbiche artificiali, il secondo passaggio è stato un esperimento su topi cosiddetti “umanizzati”, cioè il cui intestino ospita un microbiota complesso proveniente da un donatore umano. Si tratta di un modello che simula più da vicino la nostra biologia rispetto ai topi comuni. I ricercatori dunque hanno trattato gli animali con uno dei farmaci capaci di alterare il microbiota (l’antistaminico terfenadina) e poi li hanno infettati con Salmonella. Anche in questo caso, come nell’esperimento precedente, il farmaco ha provocato un aumento della carica batterica del patogeno; inoltre gli animali trattati hanno sviluppato un’infezione più grave, con sintomi più precoci e un maggior livello di infiammazione.

È la prova di principio che farmaci non antibiotici possono rappresentare un fattore di rischio precedentemente trascurato per lo sviluppo di infezioni intestinali. Una minaccia per la salute che finora era rimasta quasi completamente invisibile.

farmaci non antibiotici alterano microbiota

I patogeni sanno difendersi meglio dei batteri buoni

Di seguito, i ricercatori hanno esposto direttamente Salmonella e altri patogeni ai farmaci prima testati contro i batteri commensali, e hanno scoperto che i farmaci in grado di danneggiare i patogeni erano molti meno, e dovevano essere impiegati a dosaggi superiori. Cioè, i batteri cattivi sono risultati essere più resistenti di quelli buoni.

Ma perché?

La risposta sta nelle maggiori difese dei patogeni. Questi batteri sono evolutivamente preparati ad affrontare ambienti ostili, come quello creato dal nostro sistema immunitario durante un’infezione. Possiedono armi più efficaci, come le cosiddette “pompe di efflusso”: sistemi di drenaggio molecolare che espellono le sostanze tossiche prima che possano causare danni. I nostri batteri buoni, meno abituati a queste battaglie, sono semplicemente più vulnerabili.

In che modo i farmaci indeboliscono le nostre difese

Un microbiota intestinale sano ci protegge dalle infezioni opponendosi alla colonizzazione da parte dei batteri patogeni. Ma cosa succede quando introduciamo una sostanza, come i farmaci considerati in questo studio, che danneggia il microbiota ma non i patogeni?

Una prima possibile conseguenza è molto semplice: la riduzione della “biomassa” totale. Una parte dei batteri buoni viene uccisa, e così la popolazione complessiva diminuisce. Questo lascia più spazio fisico e più risorse nutritive a disposizione dei patogeni: in un ambiente intestinale meno affollato, un batterio nocivo può moltiplicarsi molto più facilmente.

C’è poi un secondo e più subdolo meccanismo. Un farmaco può avere ben poco effetto sulla biomassa totale, ma può eliminare selettivamente alcune specie chiave che sono fondamentali per la nostra difesa, ancorché presenti in piccola quantità. Anche se il numero totale di “giocatori” rimane lo stesso, la squadra difensiva è indebolita perché mancano i suoi elementi più importanti.

Concludendo

Il messaggio dello studio è chiaro: ogni volta che assumiamo un farmaco potremmo involontariamente alterare l’equilibrio del nostro ecosistema interno, rendendoci più vulnerabili.

Questo naturalmente non significa che dobbiamo smettere di assumere farmaci. Come per tutti gli altri effetti collaterali, è sempre una questione di rapporto tra rischi e benefici. Certo si tratta di un invito in più alla cautela: i farmaci – qualsiasi farmaco – vanno assunti solo quando sono realmente necessari. Spesso, prima, abbiamo molti altri strumenti da mettere in campo: migliorare la nostra dieta, fare più attività fisica, prestare attenzione alla qualità del sonno, gestire lo stress, utilizzare rimedi naturali…

Ci sono poi due cose che possiamo fare per mantenere sano il nostro microbiota intestinale, anche se dobbiamo assumere farmaci: seguire un’alimentazione prebiotica, ricca cioè di fibre che nutrono i batteri buoni, e assumere i giusti probiotici.

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Fonte scientifica

Grießhammer, A., de la Cuesta-Zuluaga, J., Müller, P., Gekeler, C., Homolak, J., Chang, H., … & Maier, L. (2025). Non-antibiotics disrupt colonization resistance against enteropathogens. Nature644(8076), 497-505. https://doi.org/10.1038/s41586-025-09217-2

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