Quando pensiamo al microbiota vaginale e alla sua importanza per la salute femminile, immaginiamo che i batteri che popolano la vagina influenzino soprattutto ciò che accade sulla superficie: pH, secrezioni, infezioni della mucosa come candida, vaginiti e vaginosi. Tutto questo è vero, ma si tratta di una visione probabilmente incompleta.
Una nuova linea di ricerca suggerisce infatti che i segnali prodotti dai batteri vaginali possano arrivare più in profondità e influenzare anche i fibroblasti, le cellule che lavorano nello strato connettivo della parete vaginale e mantengono il tessuto resistente, elastico e capace di ripararsi.
Il rapporto tra microbiota vaginale e fibroblasti apre quindi una prospettiva diversa: l’equilibrio batterico potrebbe riguardare non soltanto la salute della mucosa superficiale, ma anche il modo in cui il tessuto connettivo viene costruito, mantenuto e riparato.
Il tessuto connettivo vaginale e il ruolo dei fibroblasti
Sotto l’epitelio vaginale si trova il tessuto connettivo, una struttura ricca di collagene, elastina, vasi sanguigni e molecole capaci di trattenere acqua. È questa rete profonda a dare alla parete vaginale resistenza, elasticità e capacità di adattarsi alle sollecitazioni senza danneggiarsi.
A mantenerla sono soprattutto i fibroblasti. Queste cellule producono le nuove fibre della matrice extracellulare, eliminano quelle deteriorate e coordinano la riparazione quando il tessuto subisce una lesione. Partecipano anche alla risposta immunitaria locale e percepiscono gli stimoli meccanici, modificando la propria attività quando la parete vaginale viene sottoposta a pressione o stiramento.
Quando i fibroblasti rallentano il proprio lavoro o il ricambio della matrice perde equilibrio, il tessuto può diventare meno denso, meno elastico e meno capace di guarire. Cambiamenti di questo genere sono stati osservati ad esempio nelle donne affette da prolasso o da incontinenza da sforzo, condizioni in cui il connettivo risulta meno efficace nel sostenere gli organi pelvici e l’uretra. Ma anche nell’atrofia vulvovaginale, dove la riduzione degli estrogeni modifica pesantemente non soltanto l’epitelio superficiale ma anche gli strati più profondi del tessuto.
Come possono i batteri influenzare cellule situate in profondità?
Non è necessario che i batteri attraversino fisicamente tutta la parete vaginale per modificare ciò che accade in profondità.
I microrganismi, infatti, rilasciano continuamente metaboliti, frammenti di membrana cellulare e altre molecole di segnalazione. Queste sostanze possono interagire con l’epitelio, modificare l’ambiente infiammatorio e trasmettere segnali anche alle cellule che si trovano negli strati sottostanti.
Il microbiota può quindi comunicare con il tessuto senza invaderlo. È un principio già osservato in altri distretti dell’organismo, dove le sostanze prodotte per esempio dai batteri intestinali sono in grado di influenzare organi distanti come i polmoni o cervello.
Nel caso della vagina, la domanda più interessante è se specie batteriche diverse inviino ai fibroblasti segnali differenti.
Uno studio recente ha affrontato questo problema esponendo fibroblasti vaginali, prelavati da volontarie sottoposte a chirurgia pelvica, ai prodotti rilasciati da diverse specie batteriche.
Gardnerella modifica il comportamento dei fibroblasti, i lattobacilli no
Il risultato più significativo riguarda Gardnerella vaginalis, una specie che prende il sopravvento nel microbiota in caso di vaginosi batterica.
Dopo l’esposizione ai prodotti secreti da questo batterio, i fibroblasti si sono moltiplicati meno. Questo significa che, in quelle condizioni sperimentali, diminuiva il numero di cellule disponibili per mantenere e riparare il tessuto.
È diminuita anche la produzione di collagene di tipo I, la forma che conferisce al tessuto maggiore resistenza meccanica. È un dato importante perché la parete vaginale è sottoposta continuamente a trazioni, pressioni e stiramenti e ha quindi bisogno di fibre solide e ben organizzate.
Allo stesso tempo è aumentata la produzione di fibronectina, una molecola che viene prodotta soprattutto nelle prime fasi della guarigione del tessuto dopo una lesione. Questo suggerisce che i fibroblasti vedano Gardnerella come una minaccia al tessuto ed attivino un programma di riparazione, senza però riuscire poi a procedere verso una ricostruzione pienamente efficiente e strutturata. Sarà necessario approfondire se lo stesso effetto si verifichi anche nel tessuto vaginale vivo, in quali condizioni e con quale intensità.
Per confronto, gli autori hanno studiato la reazione dei fibroblasti alle sostanze prodotte da due lattobacilli: Lactobacillus crispatus, che è considerato in assoluto la specie vaginale più salutare, e Lactobacillus iners. Queste non hanno ridotto la proliferazione dei fibroblasti né modificato la produzione della matrice extracellulare.
I fibroblasti quindi non reagiscono allo stesso modo ai segnali provenienti da tutti i batteri vaginali: specie diverse producono sostanze differenti e possono quindi comunicare con il tessuto in modi altrettanto diversi. Gardnerella sembra favorire una risposta infiammatoria o un rimodellamento meno efficiente del connettivo, mentre i lattobacilli non paiono disturbare il normale lavoro dei fibroblasti.
Le possibili conseguenze pratiche
I risultati dello studio aprono diverse prospettive, soprattutto nei momenti in cui il tessuto vaginale deve ripararsi o si trova già in una condizione di fragilità.
Dopo un trauma oppure un intervento di chirurgia pelvica, per esempio, i fibroblasti devono moltiplicarsi, migrare nella zona lesionata e produrre nuovo collagene. Se l’ambiente vaginale contiene segnali capaci di rallentare queste attività, la qualità della guarigione potrebbe risentirne.
Un ragionamento simile riguarda l’atrofia vulvovaginale. In questa condizione, i fibroblasti sono già meno attivi a causa della riduzione degli estrogeni. Un ambiente microbico capace di limitare ulteriormente la proliferazione cellulare o la produzione di collagene potrebbe contribuire ad accentuare la fragilità del tessuto.
Se il microbiota modifica il modo in cui i fibroblasti rinnovano la matrice, potrebbe inoltre diventare uno dei fattori che contribuiscono alla qualità complessiva del sostegno pelvico, contribuendo allo sviluppo o alla progressione di condizioni come il prolasso e l’incontinenza urinaria.
Il microbiota vaginale non si ferma alla superficie
L’aspetto più interessante dello studio non è soltanto il diverso comportamento osservato dopo l’esposizione a Gardnerella o ai lattobacilli. Il vero cambiamento riguarda il modo in cui immaginiamo la parete vaginale.
Epitelio, microbiota, sistema immunitario e tessuto connettivo non sono compartimenti separati. Comunicano attraverso metaboliti, segnali infiammatori e risposte cellulari capaci di influenzare anche gli strati profondi.
Il rapporto tra microbiota vaginale e fibroblasti suggerisce quindi che l’equilibrio batterico possa partecipare non soltanto alla protezione della superficie, ma anche ai processi che mantengono i tessuto sottostanti resistenti, elastici e capaci di guarire.
Saranno necessari ulteriori studi per stabilire quanto questo dialogo influenzi l’atrofia vulvovaginale, la chirurgia pelvica, il prolasso e l’incontinenza. La direzione della ricerca, però, è ormai chiara: ciò che avviene nel microbiota può avere conseguenze che arrivano molto più in profondità della superficie vaginale.
Fonti scientifiche
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