MINERALI PER LE OSSA: IL RUOLO DI BORO, ZINCO E SELENIO

Per la salute del nostro scheletro non contano solo calcio e vitamina D. Esistono altri minerali per le ossa che, nel tempo, possono fare la differenza.

Quando pensiamo alla salute delle ossa, la nostra attenzione si concentra quasi sempre su nutrienti come calcio e vitamina D; forse anche vitamina K2 e magnesio. Questi sono elementi fondamentali, perché partecipano direttamente alla mineralizzazione dell’osso e al mantenimento di una struttura scheletrica forte e resistente. Abbiamo approfondito il loro ruolo in questo articolo.

Esiste però un altro livello di regolazione della salute ossea, meno noto ma altrettanto rilevante, che riguarda i cosiddetti minerali traccia. Il termine “traccia” può trarre in inganno: non significa che siano poco importanti, ma solo che l’organismo ne ha bisogno in quantità molto piccole, nell’ordine di milligrammi o microgrammi al giorno.

Tra questi, boro, zinco e selenio svolgono il ruolo più interessante nel mantenimento della salute ossea. Agiscono in modi diversi, ma convergono tutti verso lo stesso obiettivo: preservare l’equilibrio tra formazione e riassorbimento osseo, e proteggere il tessuto scheletrico dal deterioramento legato all’invecchiamento e all’infiammazione cronica.

Il punto centrale, infatti, è che l’osso non è una struttura statica. È un tessuto vivo, che viene continuamente rinnovato: da un lato alcune cellule costruiscono nuovo tessuto osseo, dall’altro altre cellule riassorbono quello vecchio. Quando questo equilibrio si altera – a causa soprattutto dell’età, della menopausa, di uno stato di infiammazione cronica o di una dieta povera di nutrienti – l’osso diventa più fragile. Boro, zinco e selenio agiscono proprio su alcuni dei meccanismi che aiutano a mantenere questo equilibrio.

Boro e salute ossea: perché è importante

Tra i minerali per le ossa, il boro è probabilmente quello con il profilo d’azione più ampio. Nonostante, a differenza del calcio, non entri direttamente nella struttura dell’osso, né lavori come cofattore enzimatico principale come accade per il magnesio. La sua azione è soprattutto regolatoria: aiuta l’organismo a gestire meglio altri nutrienti e alcuni ormoni coinvolti nel metabolismo osseo. E lo fa su tre diversi livelli.

Il primo aspetto riguarda il calcio. Il boro riduce la sua eliminazione attraverso le urine, aiutando così il corpo a trattenere la quantità di cui ha bisogno. Questo effetto può essere particolarmente utile nelle persone che assumono poco calcio con la dieta o negli anziani, nei quali l’assorbimento intestinale tende spesso a ridursi.

Il secondo aspetto riguarda la vitamina D. Il boro influenza la conversione della vitamina D nella sua forma biologicamente attiva, il calcitriolo, prolungando la sua presenza nel sangue. In altre parole il boro aiuta l’organismo a utilizzare meglio la vitamina D disponibile: un effetto importante per tutti, ma particolarmente rilevante quando l’apporto di vitamina D non è ottimale.

Il terzo aspetto, forse il più interessante, riguarda gli ormoni sessuali, in particolare estradiolo e testosterone. Entrambi hanno un effetto favorevole sull’osso: gli estrogeni sono fondamentali per limitare la perdita ossea nella donna, mentre il testosterone contribuisce al mantenimento della massa ossea anche nell’uomo. Il boro favorisce livelli più adeguati di questi ormoni, ed è per questo che il suo ruolo diventa particolarmente rilevante nelle donne in menopausa e negli uomini anziani.

Le fonti alimentari di boro sono soprattutto vegetali. Ne contengono buone quantità la frutta, in particolare prugne, uva passa, pesche, mele e pere, ma anche avocado, arachidi, burro di arachidi, legumi e alcune verdure. Questo spiega perché le diete ricche di alimenti vegetali integrali tendono ad apportare più boro rispetto a diete povere di frutta, legumi e semi.

Se si rende necessaria un’integrazione, una revisione dei dati scientifici disponibili sull’argomento ha concluso che una supplementazione di 3 mg al giorno di boro può essere utile per supportare il mantenimento della densità minerale ossea e per contribuire alla prevenzione dell’osteoporosi. Questa quantità è ampiamente inferiore al livello massimo di sicurezza indicato dall’EFSA, pari a 10 mg al giorno. Per questo motivo, il boro è considerato uno dei minerali traccia con un rapporto più favorevole tra efficacia e sicurezza.

minerali per ossa

Zinco e ossa: il ruolo nel rimodellamento osseo

Lo zinco è un oligoelemento essenziale per molti processi biologici, e la salute dell’osso non fa eccezione. Il suo ruolo è importante perché interviene in diverse fasi del rimodellamento osseo, cioè quel processo continuo attraverso cui l’osso vecchio viene rimosso e sostituito da osso nuovo.

Per capire l’importanza dello zinco bisogna ricordare che nell’osso lavorano due grandi famiglie di cellule: gli osteoblasti, che costruiscono nuovo tessuto osseo, e gli osteoclasti, che degradano quello vecchio. Una buona salute ossea dipende dall’equilibrio tra queste due attività.

Sul fronte della costruzione dell’osso, lo zinco stimola la maturazione degli osteoblasti, cioè delle cellule che producono nuova matrice ossea. Inoltre, insieme alla vitamina C, partecipa alla sintesi del collagene, una proteina fondamentale per la struttura dell’osso. Il collagene rappresenta l’impalcatura su cui vengono depositati i minerali: se questa impalcatura non è ben formata, l’osso può anche essere ricco di minerali ma risulterà più debole. Sul fronte opposto, cioè quello del riassorbimento osseo, lo zinco aiuta a limitare l’attività degli osteoclasti, le cellule che “demoliscono” il tessuto osseo. Il risultato complessivo è un migliore equilibrio tra costruzione e riassorbimento.

Gli studi clinici supportano questo ruolo. Si è osservato che i pazienti con osteoporosi hanno livelli di zinco nel sangue più bassi, mentre l’integrazione di zinco ha mostrato effetti positivi sulla densità minerale ossea e su alcuni indicatori di crescita ossea, come la fosfatasi alcalina e l’osteocalcina. Uno studio condotto su pazienti anziani con osteoporosi e carenza di zinco ha documentato un aumento significativo della densità minerale ossea dopo 12 mesi di supplementazione di 25 mg al giorno, senza effetti avversi rilevanti.

Le fonti alimentari di zinco più ricche e meglio assorbite sono di origine animale: ostriche e frutti di mare, carne, pesce, uova e latticini. Lo zinco è presente anche in alimenti vegetali come semi di zucca, legumi, frutta secca, cereali integrali e avena. In questo caso, però, l’assorbimento può essere più basso perché legumi e cereali integrali contengono fitati, sostanze naturali che possono legare lo zinco nell’intestino e ridurne la disponibilità. Per chi segue un’alimentazione prevalentemente vegetale diventa quindi ancora più importante variare le fonti e curare la qualità complessiva della dieta.

Selenio e ossa: protezione dallo stress ossidativo

Il selenio ha un ruolo diverso rispetto al boro e allo zinco: il suo contributo riguarda soprattutto la protezione antiossidante.

Per comprendere questo punto bisogna considerare un meccanismo spesso sottovalutato nell’osteoporosi: lo stress ossidativo. Con l’invecchiamento, e in particolare dopo la menopausa, l’organismo tende a produrre una maggiore quantità di radicali liberi. Queste molecole, se presenti in eccesso, possono danneggiare le cellule e favorire processi infiammatori e degenerativi.

A livello osseo, in particolare, i radicali liberi possono danneggiare gli osteociti, cellule fondamentali che funzionano come sensori interni dell’osso. Gli osteociti aiutano a percepire i carichi meccanici e, sulla base di quelli, regolare il rimodellamento del tessuto osseo. Quando vengono danneggiati l’equilibrio tra formazione e riassorbimento osseo può alterarsi.

Lo stress ossidativo può inoltre aumentare l’attivazione degli osteoclasti e quindi il riassorbimento dell’osso. Allo stesso tempo può ostacolare la maturazione degli osteoblasti, riducendo la capacità dell’organismo di formare nuovo tessuto osseo. Il risultato è uno sbilanciamento verso la perdita ossea.

Il selenio contrasta questo processo perché è un componente essenziale delle selenoproteine, una famiglia di enzimi coinvolti nella difesa antiossidante dell’organismo. Tra queste troviamo le glutatione perossidasi e la tioredossina reduttasi, due sistemi fondamentali per proteggere le cellule dai danni ossidativi. Quando l’apporto di selenio è insufficiente, questi sistemi lavorano in modo meno efficiente, e le cellule ossee possono diventare più vulnerabili allo stress ossidativo.

Le evidenze scientifiche sono interessanti. Diversi studi hanno documentato che le persone con apporti più elevati di selenio hanno una maggiore densità ossea e un minor rischio di osteoporosi e fratture. L’utilità della sua integrazione quando l’osteoporosi è già presente, però, è ancora incerta.

Il profilo di sicurezza del selenio merita particolare attenzione. A differenza di altri micronutrienti, il margine tra dose utile e dose eccessiva è relativamente stretto. L’apporto associato a beneficio si colloca generalmente tra 55 e 200 µg al giorno, mentre apporti cronici superiori a 400 µg al giorno possono risultare tossici. Per questo motivo, la supplementazione di selenio non dovrebbe essere improvvisata, ma valutata con attenzione, preferibilmente tenendo conto dello stato nutrizionale della persona.

Le fonti alimentari di selenio includono soprattutto noci del Brasile, pesce, frutti di mare, carne, pollame, uova, latticini, cereali e funghi. Le noci del Brasile sono la fonte più concentrata, ma proprio per questo vanno consumate con moderazione: il contenuto di selenio può variare molto e un consumo eccessivo e abituale potrebbe portare a un apporto troppo alto. In generale, il contenuto di selenio degli alimenti vegetali dipende molto dal terreno in cui sono cresciuti, mentre le fonti animali tendono ad avere contenuti più stabili.

Una nota d’insieme

Boro, zinco e selenio non sostituiscono i nutrienti principali per la salute dell’osso, come calcio, vitamina D, magnesio e vitamina K2: piuttosto li completano. Il messaggio, quindi, è che non basta aggiungere un singolo minerale per proteggere le ossa. Al contrario: l’osso è un tessuto vivo, che ha bisogno di un insieme di nutrienti, movimento, equilibrio ormonale e buone abitudini quotidiane. In questo quadro, boro, zinco e selenio hanno ciascuno il loro posto importante.

La prima strategia per ottenere un apporto ottimale di questi minerali per le ossa resta sempre una dieta varia, ricca di alimenti integrali, legumi, frutta secca, semi, pesce, uova e cibi naturalmente ricchi di micronutrienti. In seconda battuta può avere senso valutare anche un’integrazione mirata.

Domande frequenti sui minerali per le ossa

Quali sono i minerali più importanti per le ossa?

I più conosciuti sono calcio e magnesio, ma anche minerali traccia come boro, zinco e selenio possono contribuire alla salute ossea, perché partecipano al metabolismo del calcio, al rimodellamento dell’osso e alla protezione delle cellule dallo stress ossidativo.

Calcio e vitamina D bastano per proteggere le ossa?

Calcio e vitamina D sono fondamentali, ma da soli non raccontano tutta la storia. L’osso è un tessuto vivo, che deve essere costruito, rinnovato e protetto nel tempo. Per questo entrano in gioco anche altri nutrienti, come magnesio, vitamina K2, boro, zinco e selenio, insieme ad alimentazione equilibrata e attività fisica regolare.

Il boro fa bene alle ossa?

Sì, il boro può contribuire alla salute delle ossa perché aiuta l’organismo a gestire meglio il calcio, la vitamina D e alcuni ormoni coinvolti nel metabolismo osseo. Per questo ha un ruolo utile nel mantenimento dell’equilibrio osseo.

Lo zinco fa bene alle ossa?

Sì, lo zinco è importante per le ossa perché partecipa al rimodellamento osseo, cioè al processo con cui l’osso vecchio viene sostituito da osso nuovo. Aiuta l’attività degli osteoblasti, le cellule che costruiscono tessuto osseo, e contribuisce alla sintesi del collagene, l’impalcatura su cui vengono depositati i minerali.

Il selenio fa bene alle ossa?

Sì, il selenio può contribuire alla salute ossea soprattutto grazie alla sua azione antiossidante. Aiuta infatti a proteggere le cellule dai danni dello stress ossidativo, un fattore che può favorire la perdita ossea soprattutto con l’età e dopo la menopausa.

Fonti scientifiche

Boron. NIH Fact Sheet for Health Professionals https://ods.od.nih.gov/factsheets/Boron-HealthProfessional/

Zinc. Fact Sheet for Health Professionals https://ods.od.nih.gov/factsheets/Zinc-HealthProfessional/

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