TERAPIA COGNITIVO-COMPORTAMENTALE CONTRO LE VAMPATE

Le vampate di calore sono un disagio molto comune durante la premenopausa e la menopausa, arrivando a colpire fino all’80% delle donne. E, come ben sai se ne soffri, possono davvero influire sulla qualità della vita.

Il trattamento considerato più efficace per le vamapte è la terapia ormonale, che però non è adatta a tutte le donne, o a causa di controindicazioni mediche (tumori sensibili agli estrogeni, malattie cardiovascolari) o per scelta personale.

La buona notizia è che esistono valide opzioni non ormonali per contrastare le vampate di calore. In questo articolo ne vedremo più da vicino una: un metodo non molto conosciuto ma consigliato dalla Menopause Society (un’importante associazione no profit statunitense che si occupa di formare i medici sul tema della menopausa) sulla base dei dati scientifici. Si tratta della terapia cognitivo-comportamentale.

La terapia cognitivo-comportamentale è un tipo di psicoterapia breve che si è dimostrata utile per ridurre quanto le vampate vengono percepite come un problema. L’idea di fondo è che, ogni volta che una qualche circostanza della vita ci mette in difficoltà, buona parte del problema sta non nella circostanza in sé ma nel modo in cui la consideriamo (la parte cognitiva) e la affrontiamo (la parte comportamentale). Prova ne è il fatto che la medesima situazione può essere un problema per una persona e non per un’altra.

Le vampate sono un buon esempio. Sebbene la maggior parte delle donne in menopausa le sperimenti, infatti, solo il 15-20% di esse le considera un problema. E qual è la differenza tra chi le considera un problema e chi no? Forse sarai stupita di sapere che non si tratta tanto della frequenza o della severità delle vampate, quanto soprattutto dei pensieri e convinzioni ad esse associati, e del modo di affrontarle.

Ovvero: pensieri negativi e comportamenti non funzionali aumentano enormemente l’impatto che le vampate hanno sul benessere, e la terapia cognitivo-comportamentale può aiutare a individuarli e correggerli.

Il tuo atteggiamento influenza il modo in cui percepisci le vampate

Una donna che percepisce le vampate come un sintomo problematico avrà ad esempio pensieri negativi di questo tipo:

“È una situazione terribile, e temo che non migliorerà mai” (invece che, per esempio, “È una fase che presto o tardi finirà”)

“Quando ho una vampata mi sento terribilmente in imbarazzo” (sensazione alimentata dall’idea che le altre persone la giudichino in modo negativo nel momento in cui ha una vampata)

“Mi sento sopraffatta, non c’è niente che possa fare per fermarle” (quando, al contrario, esistono diverse strategie da mettere in campo)

E, quando capita durante la notte: “Mi ci vorrà una vita per riaddormentarmi, e domani sarò a pezzi per tutto il giorno” (ma la preoccupazione per l’indomani allontana ancor più il sonno).

Inoltre, probabilmente affronterà le vampate utilizzando strategie di evitamento: per esempio evitare le occasioni sociali per timore di sentirsi in imbarazzo, oppure nascondersi (andare in bagno, coprirsi il viso, ecc.) nel momento della vampata. Mentre una donna per la quale le vampate non sono un problema potrebbe ad esempio ignorarle, oppure accettarle, o ancora parlarne apertamente e in modo spiritoso.

Purtroppo le strategie di evitamento tolgono alla donna l’opportunità di mettere alla prova le proprie opinioni negative e quindi di modificarle, e dunque contribuiscono a mantenere il disagio. Ad esempio se evita le altre persone non potrà verificare se davvero viene considerata con scherno o disgusto quando ha una vampata (cosa che con ogni probabilità non è reale).

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In che modo la terapia cognitivo-comportamentale aiuta contro le vampate?

In una terapia cognitivo-comportamentale, il terapeuta interviene in diversi modi per aiutare la donna ad affrontare meglio le vampate:

  • Fornisce anzitutto informazioni corrette sulla fisiologia delle vampate e su come pensieri ed emozioni influenzino la loro percezione. Conoscere meglio ciò che ci mette in difficoltà aiuta sempre a sviluppare un senso di padronanza.

  • Aiuta la donna a riconoscere i pensieri e le convinzioni che, nel suo caso specifico, possono contribuire a rendere le vampate un problema. Una volta individuati (e spesso questo è il passo più difficile) si può procedere a metterli in discussione.

  • Suggerisce inoltre strategie pratiche per ridurre l’impatto delle vampate. Ad esempio riconoscere, e se possibile modificare, gli elementi che possono scatenarle. Imparare tecniche di rilassamento da applicare nel momento in cui si presenta una vampata. E così via.

La terapia cognitivo-comportamentale è davvero efficace?

Diversi studi clinici hanno testato l’efficacia della terapia cognitivo-comportamentale nelle donne con vampate, e sempre con risultati positivi.

In tutti gli studi la terapia si è dimostrata in grado di ridurre quanto le vampate venivano percepite come fastidiose, quanto venivano considerate un problema, e quanto influivano sulla qualità di vita. In uno studio ha addirittura diminuito la frequenza soggettiva delle vampate: forse grazie alle strategie insegnate per affrontarle, o forse perché quello che non è considerato un problema a volte non viene nemmeno percepito.

Tutto questo ovviamente senza nessun effetto collaterale. O meglio con una serie di effetti collaterali positivi: riduzione dell’ansia, miglioramento dell’umore, miglioramento della qualità del sonno. E una nuova prospettiva sui problemi, anche quelli non collegati alla menopausa.

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Fonti scientifiche

Shufelt, C. L., Brown, V., Carpenter, J. S., Chism, L. A., Faubion, S. S., Joffe, H., … & Thurston, R. C. (2023). The 2023 nonhormone therapy position statement of the North American Menopause Society. Menopause30(6), 573-590. https://doi.org/10.1097/GME.0000000000002200

Hunter, M. S., & Mann, E. (2010). A cognitive model of menopausal hot flushes and night sweats. Journal of psychosomatic research69(5), 491-501. https://doi.org/10.1016/j.jpsychores.2010.04.005

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