GONFIORE ADDOMINALE: LA GUIDA COMPLETA PER CONOSCERLO E AFFRONTARLO – TERZA PARTE

Tutti ne soffriamo di tanto in tanto, ma per molti si tratta di uno spiacevole compagno fisso. Stiamo parlando del gonfiore addominale: un malessere estremamente comune spesso minimizzato come semplice “fastidio” o preoccupazione estetica, ma che rappresenta in realtà un disturbo complesso di quell’unità funzionale costituita da intestino e sistema nervoso – il cosiddetto asse intestino-cervello.

In questa guida cerchiamo di spiegarti nel modo più chiaro ed esaustivo cosa si nasconde dietro una pancia sempre gonfia, e le soluzioni scientificamente validate per sbarazzartene.

Nella prima parte della guida abbiamo parlato di:
1. È “gonfiore funzionale” o qualcosa di più?
2. La fisiologia dei gas: da dove vengono e dove vanno (e come distinguere aerofagia da fermentazione intestinale)

Nella seconda parte abbiamo parlato di:
3. Distinguere la sensazione di gonfiore addominale dal gonfiore vero e proprio
4. L’importanza della sensibilità viscerale
5. L’importanza di come si distribuiscono i gas

In questa terza parte affrontiamo i seguenti argomenti:
6. E l’alimentazione?
7. Il ruolo del microbiota intestinale
8. Fattori psicologici

6. E l’alimentazione?

Quando sperimentiamo gonfiore addominale, la prima cosa a cui pensiamo è che la colpa sia di quello che abbiamo mangiato. Il fatto che alcuni cibi “gonfino” è una credenza radicata. Ma da quello che abbiamo detto fin qui (leggi la seconda parte della guida) le cause reali del gonfiore sono tutt’altre. E allora, l’alimentazione non c’entra affatto?

Sì e no.

La cosa vera è che quello che mangiamo influenza molto la quantità di gas prodotti dal microbiota intestinale. Una dieta ricca di fibre fermentabili aumenta appunto i fenomeni di fermentazione, e quindi di produzione di gas: un esempio tipico sono i legumi.

Ma, in condizioni normali, quanto più gas viene prodotto tanto più gas viene eliminato: il risultato è quindi un aumento delle flatulenze, non del gonfiore.

Eppure è stato dimostrato che, in chi soffre di intestino irritabile, le fibre fermentabili sono in grado di scatenare sintomi di gonfiore e dolore. Perché? La ragione è, ancora una volta, l’ipersensibilità viscerale (ne abbiamo parlato nella seconda parte della guida): una reazione eccessiva ad un temporaneo aumento di gas che in un’altra persona non creerebbe alcun disagio.

In più anche la motilità intestinale può essere alterata. Può succedere che i gas non vengano trasportati fluidamente verso l’uscita ma si creino “ingorghi” in segmenti specifici dell’intestino, causando distensione localizzata e quindi dolore. Oppure che complessivamente i movimenti intestinali siano più lenti del normale, e quindi i gas si accumulino – un transito rallentato favorisce anche la fermentazione batterica prolungata dei residui alimentari, e quindi la produzione di ancora più gas. O, ancora, che l’espulsione dei gas sia difficoltosa per via di una disfunzione nei riflessi muscolari dell’evacuazione.

Eliminare dall’alimentazione le fibre fermentabili probabilmente ti aiuterebbe a ridurre il gonfiore, ma non è la soluzione migliore, e questo per due motivi. Anzitutto non affronta le vere cause del problema, che sono l’ipersensibilità viscerale ed eventuali alterazioni dei movimenti intestinali. E poi, soprattutto, gli alimenti fermentabili sono i più salutari per il microbiota! Sono i prebiotici per eccellenza, che mantengono in eubiosi la flora intestinale e ci offrono grandi benefici in termini di salute.

I disturbi della motilità intestinale sono più frequenti nelle persone che soffrono di stitichezza, perché ostacolano non solo il movimento dei gas ma anche delle feci. La stipsi può inoltre causare sintomi di gonfiore e pienezza anche nella parte superiore dell’addome a causa del riflesso retto-gastrico: la distensione del retto causata dall’accumulo di feci inibisce lo svuotamento gastrico e rallenta la peristalsi nell’intestino tenue.

Se, oltre al gonfiore, soffri anche di stitichezza, migliorare la regolarità intestinale può darti un grande aiuto anche contro il gonfiore.

Un’ultima nota relativa all’alimentazione. Quando si tratta di gas intestinali pensiamo automaticamente ai cibi fermentabili, ma c’è un’altra categoria poco nota che può creare problemi: i grassi. I lipidi, infatti, sono in grado di indurre ipersensibilità viscerale, inibire la motilità e aumentare la ritenzione di gas. Limitare i cibi grassi (attenzione: limitare, non eliminare! Perché il nostro corpo ha bisogno anche di una certa quantità di lipidi) è quindi una buona regola per chi soffre di gonfiore addominale, e in realtà per tutti.

gonfiore addominale 3

7. Il ruolo del microbiota intestinale

Abbiamo detto (vedi la seconda parte della guida) che i principali meccanismi responsabili del gonfiore addominale sono l’ipersensibilità viscerale e, probabilmente in misura inferiore, specifiche alterazioni dei movimenti intestinali (dismotilità). Ma cosa crea ipersensibilità e dismotilità?

Ebbene, un ruolo di primo piano lo gioca il microbiota intestinale.

I batteri che popolano il nostro sistema gastrointestinale influenzano tutte le funzioni di questo apparato, compresa la sensibilità viscerale e i movimenti di peristalsi. Un microbiota sano, cioè in una condizione di eubiosi, produce molecole che, interagendo con le cellule intestinali e immunitarie e con le terminazioni nervose, aiutano a regolarne le funzioni in senso positivo. Ma quando il microbiota entra in disbiosi accadono due cose:

  • La produzione di molecole protettive come gli acidi grassi a catena corta diminuisce. Priva di questa protezione, la mucosa intestinale si irrita e le terminazioni nervose diventano più sensibili.

  • Proliferano batteri “cattivi” che aumentano ancor più il livello di infiammazione.

Per quanto riguarda la motilità, in linea generale l’infiammazione tende ad accelerarla; ma ci sono specifici batteri capaci di produrre metano e acido solfidrico, e un eccesso di questi gas ha la conseguenza di rallentare i movimenti intestinali.

Si ritiene che la disbiosi alteri la sensibilità viscerale prevalentemente a livello periferico. Ma, dal momento che le influenze del microbiota possono arrivare fino al cervello, non è da escludere anche un effetto a livello centrale (per dettagli sulla sensibilizzazione centrale e periferica vedi la seconda parte della guida).

Se soffri di gonfiore addominale, quasi certamente il tuo microbiota si trova in uno stato di disbiosi. La disbiosi intestinale crea infiammazione, aumenta la sensibilità viscerale, e può anche influenzare la motilità, accelerandola o rallentandola a seconda dei casi.

8. Fattori psicologici

Le funzioni gastrointestinali sono pesantemente influenzate da fattori emotivi e psicologici, che agiscono sull’intestino (e più in generale sull’intero corpo) attraverso il sistema nervoso autonomo e attraverso il rilascio di specifici ormoni, gli ormoni dello stress.

Il gonfiore, nello specifico, è collegato soprattutto ad elevati livelli di ansia e stress, che creano alterazioni a vari livelli:

  • Inibiscono la digestione e rallentano il transito nell’intestino tenue, dove vengono assorbite le sostanze nutritive. Questo significa che i batteri presenti nel tenue hanno a disposizione una maggiore quantità di alimenti non digeriti, e più tempo per fermentarli, il che crea un immediato aumento dei gas intestinali. Nel tempo questi meccanismi possono arrivare a modificare la composizione del microbiota, generando disbiosi.

  • Aumentano la sensibilità del cervello agli stimoli dolorosi, il che (come abbiamo visto nella seconda parte della guida) contribuisce all’ipersensibilità viscerale e quindi alla sensazione di gonfiore.

  • Aumentano l’infiammazione e la permeabilità intestinali. Questo fa sì che le terminazioni nervose locali diventino più sensibili: un altro importante contributo all’ipersensibilità viscerale.

  • Creano disbiosi del microbiota, con tutte le conseguenze negative che abbiamo descritto nel capitolo precedente.

Sei una persona tendenzialmente ansiosa? Oppure stai vivendo un periodo particolarmente stressante? Tutto questo incide molto sul tuo gonfiore addominale.

Continua a leggere:
Gonfiore addominale: la guida completa per conoscerlo e risolverlo – Quarta parte
(disponibile a breve)

Fonti scientifiche

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Aggeletopoulou, I., Papantoniou, K., Pastras, P., & Triantos, C. (2025). Unraveling the pathophysiology of irritable bowel syndrome: mechanisms and insights. International Journal of Molecular Sciences26(21), 10598. https://doi.org/10.3390/ijms262110598

Leigh, S. J., Uhlig, F., Wilmes, L., Sanchez‐Diaz, P., Gheorghe, C. E., Goodson, M. S., … & Clarke, G. (2023). The impact of acute and chronic stress on gastrointestinal physiology and function: a microbiota–gut–brain axis perspective. The Journal of Physiology601(20), 4491-4538. https://doi.org/10.1113/JP281951

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