MULTIVITAMINICI PER RALLENTARE L’INVECCHIAMENTO?

Gli integratori multivitaminici possono rallentare l’invecchiamento biologico? Un nuovo studio pubblicato su Nature Medicine suggerisce di sì, ma con qualche cautela.

Esiste un divario, di cui spesso non ci rendiamo conto, tra la nostra età anagrafica e la nostra età biologica, quella cioè che il corpo sta davvero vivendo. Due persone di settant’anni possono trovarsi in punti molto diversi del loro percorso: una con cellule che funzionano come se ne avesse sessanta, per esempio, e l’altra come se ne avesse già settantacinque. La medicina sta imparando a misurare questo divario, e un nuovo studio suggerisce che assumere ogni giorno un semplice multivitaminico potrebbe contribuire a ridurlo.

Lo studio COSMOS

Nel 2020 i ricercatori di Harvard hanno completato un grande studio clinico randomizzato, il cui obiettivo principale era verificare se i multivitaminici oppure i polifenoli del cacao possano ridurre il rischio di tumori e malattie cardiovascolari.

All’interno di questo studio, che è stato battezzato COSMOS (COcoa Supplement and Multivitamin Outcomes Study) e ha coinvolto oltre 21.000 cittadini statunitensi di 60 anni o più, in un sotto-campione di 958 partecipanti è stato valutato anche l’effetto degli integratori sull’invecchiamento biologico.

Diciamo subito che COSMOS è stato in parte finanziato dall’industria farmaceutica Pfizer, produttrice del multivitaminico utilizzato nello studio; Pfizer però non ha partecipato a progettare la ricerca, che è stata condotta in modo indipendente e pubblicata su una rivista peer-reviewed tra le più prestigiose al mondo.

Metilazione e invecchiamento

Per comprendere i risultati dello studio, dobbiamo prima dare un’occhiata a quel che succede dentro le nostre cellule con il passare degli anni.

Il DNA è la sequenza di istruzioni che ogni cellula del corpo possiede. Ma avere le istruzioni non significa che vengano eseguite tutte, sempre e allo stesso modo. Esiste infatti un livello di controllo – l’epigenoma – che decide quali geni attivare e quali disattivare, a seconda della fase della vita in cui ci troviamo e in risposta a stimoli ambientali (legati ad esempio all’alimentazione e allo stile di vita).

Uno dei meccanismi principali del controllo epigenetico è la metilazione: piccoli gruppi di atomi (i cosiddetti gruppi metile) si agganciano fisicamente al DNA in punti precisi, come bandierine. Quando una bandierina è presente, quel tratto di DNA tende a essere spento. Quando manca, il gene corrispondente può essere letto e tradotto in proteine.

Questo sistema è fondamentale: è ciò che permette ad esempio a una cellula del fegato e a una del cervello, pur avendo lo stesso identico DNA, di svolgere funzioni completamente diverse. Le bandierine sono diverse, e dunque leggono lo stesso testo in modo diverso.

Con l’invecchiamento il pattern di metilazione cambia. Alcune regioni del DNA perdono gradualmente le loro bandierine, con la conseguenza che geni che dovevano restare silenziosi cominciano a venire espressi in modo inappropriato. Altre regioni, al contrario, si riempiono di marcatori in eccesso, spegnendo geni importanti che invece dovrebbero essere attivi. Questa deriva della metilazione è associata alla comparsa di malattie metaboliche, cardiovascolari e tumorali, che non a caso sono tipiche dell’invecchiamento. Inoltre non è casuale: segue schemi simili da individuo a individuo, abbastanza prevedibili da poter essere usati come un orologio che indica l’età biologica.

Gli orologi epigenetici

Riassumendo: gli orologi epigenetici analizzano i livelli di metilazione del DNA nei campioni di sangue per restituire una stima dell’età biologica della persona. L’età biologica misura quanto velocemente le cellule stanno effettivamente accumulando le alterazioni tipiche dell’invecchiamento, e può essere inferiore o superiore all’età anagrafica.

Per valutare l’impatto dei multivitaminici sull’invecchiamento, nello studio COSMOS sono stati utilizzati cinque orologi epigenetici di diversa generazione e sensibilità. I più recenti tra questi non si limitano a stimare l’età biologica in un dato momento ma predicono il ritmo a cui una persona sta invecchiando, e sono stati associati statisticamente al rischio di mortalità e alle principali patologie croniche legate all’età.

Nelle parole del padre di uno di questi orologi, l’epidemiologo della Columbia University Daniel Belsky, gli orologi epigenetici sono ideali per misurare l’effetto di interventi come i multivitaminici, che non hanno l’obiettivo di prevenire patologie specifiche bensì di supportare l’organismo a un livello molto generale.

multivitaminici e invecchiamento

Multivitaminici e invecchiamento: i risultati dello studio

Rispetto al gruppo placebo, le persone che hanno assunto il multivitaminico hanno mostrato un rallentamento in tutti e cinque gli orologi epigenetici, incluso un rallentamento statisticamente significativo (cioè più affidabile) nei due orologi predittivi della mortalità. Le variazioni corrispondevano a circa quattro mesi in meno di invecchiamento biologico nell’arco di due anni. Parallelamente, i partecipanti il cui orologio epigenetico aveva risposto bene al trattamento avevano anche minori livelli di infiammazione e funzioni cognitive migliori.

Questo risultato va letto, tuttavia, nel modo corretto. Come spiega Howard Sesso, direttore dello studio, questo non significa che il multivitaminico aggiunga letteralmente quattro mesi alla durata della vita. Significa piuttosto che qualcosa, a livello cellulare, sta andando nella direzione giusta, e la traiettoria della salute futura dovrebbe beneficiarne. Cosa accadrà davvero non possiamo saperlo.

Un risultato particolarmente rilevante riguarda chi all’inizio dello studio aveva già un invecchiamento accelerato. In queste persone il multivitaminico ha avuto un effetto più pronunciato: in altre parole, chi ne aveva più bisogno ha beneficiato di più.

Un quadro più ampio: cosa sappiamo già sui multivitaminici

Questo non è il primo studio a suggerire benefici dall’assunzione regolare di multivitaminici. Sempre il programma COSMOS ha dimostrato un miglioramento nelle funzioni cognitive, con le persone che hanno assunto l’integratore quotidianamente per 2-3 anni che mostravano un’età mentale di due anni in meno rispetto a chi aveva assunto il placebo.

I risultati del Physicians Health Study, un altro grande studio randomizzato condotto qualche anno prima di COSMOS, hanno indicato che i multivitaminici possono ridurre (anche se di poco) il rischio di sviluppare cataratta e cancro. Proprio questi dati hanno convinto lo stesso Howard Sesso, che faceva parte del team di ricerca, ad iniziare ad assumere un multivitaminico. “La prevenzione inizia da una dieta e uno stile di vita sani”, ha dichiarato Sesso. “Forse un multivitaminico potrebbe essere un’aggiunta importante”.

Dall’altro lato va detto che lo stesso COSMOS non ha trovato effetti del multivitaminico sull’incidenza di malattie cardiovascolari e tumori, mentre un altro grande studio del 2024 su oltre 390.000 adulti americani generalmente sani ha rilevato che l’uso quotidiano di multivitaminici non era associato a un rischio di morte più basso. Il quadro è dunque sfumato: i multivitaminici sembrano agire più sulla qualità dell’invecchiamento che sulla mortalità in senso stretto.

In che modo i multivitaminici potrebbero rallentare l’invecchiamento

I meccanismi attraverso cui i multivitaminici possono influenzare la metilazione del DNA e quindi l’invecchiamento biologico rimangono da chiarire. Una spiegazione plausibile riguarda la correzione di carenze nutrizionali: con l’avanzare dell’età, infatti, l’assorbimento di molti micronutrienti (es. vitamina B12, folato, vitamina D, zinco) tende a ridursi, anche in chi segue una dieta equilibrata.

Howard Sesso ha ipotizzato che la “interconnessione” delle varie vitamine e minerali presenti in un multivitaminico potrebbe contribuire agli effetti osservati in modi non ancora del tutto compresi. Vitamine e minerali, infatti, non agiscono in modo indipendente nell’organismo: fanno parte di reti biochimiche in cui ciascuno dipende dagli altri per funzionare correttamente.

Per esempio la vitamina B12 e il folato (vitamina B9) lavorano insieme nel cosiddetto ciclo della metionina, il processo biochimico che produce e distribuisce i gruppi metile usati per la metilazione del DNA: se manca uno dei due l’intero ciclo rallenta, indipendentemente dalla quantità dell’altro. La vitamina C è necessaria per il corretto funzionamento di alcuni enzimi che regolano la rimozione dei gruppi metile in eccesso. Lo zinco è necessario per attivare decine di enzimi coinvolti nella riparazione e nella trascrizione del DNA. La vitamina D influenza a sua volta l’espressione genica.

Un multivitaminico, fornendo simultaneamente tutte queste componenti, permette a queste reti di funzionare meglio di quanto farebbe qualsiasi singolo nutriente assunto da solo. È probabilmente per questo che gli studi su singole vitamine spesso non producono risultati significativi: testare solo la B12 o solo il folato assomiglia al tentativo di far girare un motore sostituendo una sola candela quando ce ne sono quattro usurate.

Una ricerca pubblicata su Lancet Global Health nel 2024 ha stimato che oltre il 50% della popolazione adulta mondiale presenta inadeguatezze nell’apporto di almeno un micronutriente. Gli anziani sono tra le categorie più esposte, non solo per la riduzione dell’assorbimento intestinale, ma per un insieme di fattori che include appetito ridotto, abitudini alimentari meno varie, e spesso uso di farmaci che interferiscono con l’assimilazione dei nutrienti.

Concludendo

Pur con tutte le dovute cautele, i risultati dello studio COSMOS sono considerati dagli esperti un importante passo avanti per il settore degli integratori. È evidente che i multivitaminici non sostituiscono una dieta sana, il movimento, il sonno, il non fumare, ma potrebbero essere un aiuto in più per invecchiare in salute.

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Fonti scientifiche

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